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"MadeleinePioniera del taglio in sbieco e dell’arte del drappeggio, icona dell’alta moda francese tra le due guerre, Madeleine Vionnet, ‘le couturier des couturiers’, continua oggi ad influenzare stilisti come Yohji Yamamoto, Azzedine Alaia e John Galliano, ma rimane poco nota al grande pubblico contemporaneo. Per la prima volta la Francia dedica una retrospettiva, (al Museo delle arti decorative di Parigi fino al 31 gennaio) attraverso 130 modelli dal 1912 al 1939 da lei donati nel 1952 al Museo e appositamente restaurati, alla stilista che ha permesso una vera trasformazione della silhouette e dell’estetica, e l’emancipazione del corpo femminile.
Al primo piano della retrospettiva, gli anni 1910-1920 mettono l’accento sulle caratteristiche proprie alle sue creazioni: la struttura e l’ornamento in cui raggiunge una purezza assoluta delle linee, tanto che il sottotitolo della mostra è «purista della moda». Affascinata dall’antica Grecia, Madeleine Vionnet reinventa il drappeggio e accompagna il corpo con lo sbieco avvolgendolo senza costrizioni. A quest’epoca sperimenta il quadrato, il cerchio e il rettangolo su una bambola di 80 centimetri, prima di far confezionare i capi a grandezza naturale. Al secondo piano della retrospettiva, ci sono invece le creazioni degli anni ’30 con l’introduzione del cerchio, le frange, pochi colori (rosso, giallo e in ogni collezione bianco e nero).

Madeleine Vionnet nasce nel 1876 da una famiglia modesta e malgrado sia una brillante allieva lascia la scuola a 12 anni per imparare a cucire da una sartina di paese, a 18 anni va in Inghilterra per studiare l’inglese e viene assunta dalla Maison londinese Kate Reily. Cinque anni dopo a Parigi entra dalle sorelle Callot, una delle Maison più prestigiose dell’epoca, finchè nel 1906 Jacques Doucet la chiama «per ringiovanire» la sua griffe. Ma far sfilare le modelle a piedi nudi con abiti scivolati sul corpo senza i tradizionali sostegni non piace a Doucet, così Madeleine apre nel 1912 la sua Maison che nel dopo guerra gestisce con reale spirito d’avanguardia, introducendo servizi sanitari e sociali per il personale (come mensa e asilo). E quando nel 1939 chiude la Maison, rifiuta di venderla per conservare intatta la proprietà intellettuale della sua griffe.