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"Pippo«L’Italia è una Paese che fa schifo, un Paese razzista e fascista, un Paese di merda». Con queste caustiche parole, pronunciate più volte personalmente nel suo film La Paura, Pippo Delbono, denuncia un’Italia diversa, che non vive «nei sogni e nei modelli di Berlusconi, nei deliri della tv», che «tratta gli immigrati come animali». E così la polemica irrompe forte nel Festival di Locarno con una pellicola inserita, sia pur fuori concorso, nella sezione internazionale.

L’opera, 69 minuti, è una discesa negli inferi fra extracomunitari, homeless e rom, una sorta di atto unico incalzante a ricordare il teatro che ha reso famoso il regista e autore. Cifra stilistica è la scelta di girare con un telefono cellulare materiale per sole quattro ore da cui poi selezionare il lavoro finale ("rientra in un progetto per il Pocket Film di Parigi e non mi hanno fatto pagare le telefonate, è nata così, si sa che i genovesi sono tirati», scherza Delbono). Si parte da un’inchiestina sull’obesità infantile in cui un grasso medico spiega come i bambini possono evitare di prendere peso, per poi passare invece ai barboni in un confronto fra benessere eccessivo e malnutrizione. Quindi viene proposto il funerale di Abdoul Guiebre, detto Abba, un giovane italiano di colore ucciso con un colpo di spranga in testa da due baristi, padre e figlio, per aver preso un paio di pacchetti di biscotti in un bar alla periferia di Milano. E mentre proprio qui il cineasta non si trattiene e dice le sue frasi infastidendo un carabiniere in servizio, peraltro molto gentile nei modi, e denunciando la mancanza delle autorità, delle istituzione e della gente comune, viene scambiato per ‘un guardonè che ama scattar foto di cronaca e si scontra verbalmente con una ragazza che gli urla di vergognarsi. Ma tutto finisce quando lui spiega che vuole testimoniare e ricordare quanto è successo ("non mi hanno più chiamato da Annozero perché avevo le prove visive dei quattro gatti presenti e dell’assenza anche della sinistra»). Quindi la pellicola finisce fra riprese di trasmissioni come La Corrida con Jerry Scotti e altri programmi, di cui è stata implicitamente denunciata l’assurdità, e il mondo dei bambini rom e dell’innocenza di Bobò, un sordomuto trattato come un malato psichiatrico.

Delbono è molto esplicito anche con la stampa: «Non c’è reazione, la De Filippi ha influenzato anche il mondo operaio, ronde e militarizzazione non provocano sdegno, talvolta sono gli esponenti di destra a chiedere di non esagerare. Il modello di Berlusconi è diventato il modello, del resto controlla tutta la tv e gran parte dei giornali. Ma io non sono pessimista, la mia non è una rabbia isterica, ma è uno spirito critico, non dobbiamo accettare tutto».