Tempo di lettura: 3 minuti

"rubini"Racconta la voglia della gente comune di emergere attraverso il dilettantismo, la voglia dell’uomo della strada di trovare un cono di luce, il film di Sergio Rubini "L’uomo nero" che si gira in Puglia ed è stato presentato un paio di giorni fa a Bari in un incontro con i giornalisti.

C’erano, nella saletta della presidenza della Regione Puglia, lo stesso regista pugliese, gli attori Valeria Golino e Riccardo Scamarcio (che per la prima volta in un film parla anche in dialetto, quello pugliese), il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, l’assessore regionale alla Cultura, Silvia Godelli, e Oscar Iarussi, presidente dell’Apulia Film Commission che, con Bianca Film (era presente Donatella Botti) e Rai Cinema (è intervenuta Cecilia Malvarano), produce il film.

La storia, raccontata da Rubino, è quella di un uomo che torna in un paesino della Puglia per l’estremo saluto al padre morente, Ernesto, un capostazione con la passione per la pittura, il quale, in punto di morte, farfuglia qualcosa al figlio, facendo tornare Gabriele Rossetto (interpretato da Fabrizio Gifuni) un bambino di otto anni (interpretato dal turbolento Guido Giaquinto, un bambino di un piccolo Comune della provincia di Bari, Bitritto).

Siamo negli anni Sessanta. Ernesto ha sicuramente talento ma nella vita non è riuscito a raggiungere i risultati che aveva sognato a causa soprattutto dell’ambiente paesano che gli si accanisce contro, dicendogli che farebbe meglio a dedicarsi alla famiglia e a lasciare nel cassetto colori e pennelli. Le tensioni di Ernesto si rovesciano sulla famiglia: sulla moglie Franca (interpretata da Valeria Golino) e sul figlio Gabriele, che è – ha sottolineato Rubino – "l’occhio che guarda, l’artefice e la vittima di tutto", un bimbo che vive il rapporto con il padre in modo conflittuale e fa riferimento allo zio scapolo, zio Pinuccio (Riccardo Scamarcio). Scanzonato e un pò vitellone, zio Pinuccio ha una drogheria nel corso e vive con loro, "dietro una tenda, in cucina", racconta l’attore. Zio Pinuccio è un uomo solare, allegro e sempre disponibile. Sua sorella, Franca Rosetto (Golino), è una professoressa di italiano "emancipata per quegli anni in Puglia, ma con una parte di sè – racconta l’attrice – calata nella tradizione". Una donna, Franca, a volte distratta nel rapporto con il figlio dalla gelosia che ha nei confronti del marito, attratto dalle belle donne, come Donna Valeria Giordano (Anna Falchi). Gabriele cresce con la voglia di essere del tutto diverso dal proprio padre ma in punto di morte del genitore, attraverso un segreto che verrà svelato, scopre che si era sbagliato, scopre la riconciliazione "con l’Uomo nero, suo padre. La sceneggiatura è di Carla Cavalluzzi e di Domenico Starnone, la scenografia di Luca Gobbi. Nel cast artistico, tra gli altri, anche Margherita Buy e i pugliesi Vito Signorile e Mariolina De Fano.

Durante la presentazione, da parte di tutti, la preoccupazione per il taglio severo di finanziamenti pubblici alla cultura deciso dal governo Berlusconi "che mette a rischio – ha detto Scamarcio, leggendo un documento degli autori di cinema e di teatro, attori e attrici, lavoratori del settore – tutte le realtà produttive e soprattutto le più piccole che spesso rappresentano l’eccellenza artistica italiana". Una operazione, quella dei tagli, che – secondo Vendola – "ha un alibi fetente: quello della crisi. Ma in Puglia – ha aggiunto – noi facciamo esattamente il contrario: abbiamo deciso di investire in cultura, che è importante come costruire la fabbrica dell’acciaio o dell’automobile".