Tempo di lettura: 2 minuti

"casinò"Ultime giocate domani in Russia, dal primo luglio «rien va plus». chiudono tutti i casinò e le case da gioco, ammessi solo in quattro aree remote e di confine, quattro Las Vegas di cui però al momento non c’è neppure l’ombra. È il frutto di una crociata contro il gioco d’azzardo lanciata nel 2006 dall’allora presidente Vladimir Putin con un progetto di legge prontamente approvato dalla Duma.

A dolersene saranno non solo mezzo milione di addetti a rischio disoccupazione nei difficili tempi della crisi ma anche milioni di incalliti frequentatori, molti dei quali ostaggio del demone del gioco così mirabilmente descritto da Dostoievski.

Sino alla fine gli influenti operatori del settore avevano confidato in un rinvio, complice la crisi, ma le autorità hanno già annunciato la linea dura e sono pronte a far scattare severi controlli.

Nel frattempo nessuno ha osato investire al buio nei luoghi riservati per legge al gioco d’azzardo: la regione di Kaliningrad, l’enclave russa sul Baltico incuneata fra Polonia e Lituania, quella dell’Altai, nella Siberia meridionale, la regione dell’Estremo oriente russo (Primorski Krai) e quella al confine tra le regioni di Rostov sul Don e Krasnodar, nel sud della Russia. Un giornalista del periodico Itoghi è andato a vedere una delle future Las Vegas russe, quella caucasica, che dovrebbe chiamarsi Azov City, ma la strada finiva nel nulla. Idem per le altre tre zone, che erano state scelte per attirare anche turisti stranieri. Andrei Alpatov, capo dell’agenzia federale per le zone economiche speciali, confessa che non saranno pronte prima di tre-quattro anni.

La spada di Damocle della disoccupazione intanto si abbatterà, secondo i media, su quasi mezzo milione di addetti tra manager, croupier, guardie, inservienti. Nella sola Mosca, dove sono rimasti 29 casinò e 500 sale gioco dopo il più restrittivo regime transitorio introdotto due anni fa (nel 2005 erano complessivamente complessivamente 3000), perderanno il posto oltre diecimila persone. Altre 3500 a San Pietroburgo, dove ci sono 107 casinò e 14 mila sale dotate di slot machine.

Nella capitale aprirà uno speciale ufficio di collocamento per gli ex dipendenti delle case da gioco. «Mi hanno proposto un incarico di amministratore di un fast-food a 20 mila rubli al mese (circa 500 euro) ma dubito che accetterò, ha riferito una croupier che finora guadagnava alcune migliaia di dollari al mese.

Secondo i media, alcuni emigreranno in altri paesi dell’est, altri apriranno casinò on line, altri ancora si ricicleranno con le più banali lotterie o gestiranno case da gioco per il poker senza posta d’azzardo, ingenuamente ammesso dalla legge.

Difficile dire come si ridistribuirà un giro d’affari annuo, nella sola Mosca, di vari miliardi di dollari, grazie ai circa due milioni di giocatori, di cui 300.000 si calcola ormai schiavi del vizio. Di certo, come sempre in tempi di proibizionismo, torneranno a fiorire le bische clandestine.