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"AudiNata il 16 luglio 1909, la vegliarda in questione è la signora dei quattro cerchi, l’Audi e per i suoi primi 100 anni si mette in ghingeri con una serie di iniziative e soprattutto sfoggiando un di grande lusso.
E’ il Chronoswiss Tachoscope Audi Centennial Edition, orologio di pregio evoluzione del classico Chronoscope della Chronoswiss, reinterpretato in chiave Audi. La produzione è limitata a 100 unità (35 con cassa in platino che costano 24.900 euro ciascuno e 65 in oro bianco al prezzo di 14.900 euro). Sul quadrante è riprodotto il logo dei quattro anelli, mentre sul retro è riportata in rilievo la numerazione dell’esemplare. Da segnalare le date 1909-2009 incise sul rotore di carica del movimento automatico.
Un gioiellino degno di una vera signora, una signora dalla storia lunga ed interessante.

Il 16 luglio del 1909 nasceva dunque Audi, ma in realtà si potrebbe far risalire le sue origini addirittura alla fine del XIX secolo: il calendario segnava infatti il 14 novembre 1899 quando August Horch, dopo aver lavorato alla Benz di Mannheim, fondava la Horch & Cie, azienda a carattere familiare che lanciava il primo modello (una 4/5 cavalli) nel 1901. Presto il marchio decideva di passare alla produzione in serie e nel giugno del 1904 si trasferiva a Zwickau, nella bassa Sassonia, in una filanda in disuso.
Nel 1909 però Horch veniva allontanato per una controversia con il direttore commerciale ed è così che nacque la nuova società, e su suggerimento del figlio di un suo collaboratore, Horch decise di tradurre in latino il suo cognome: da Audire, che significa ‘ascolta’ come il tedesco ‘horch’, nasce quindi la Audi. La prima vettura con il nuovo marchio è la 10/28 HP del 1910.
Ancora giovanissima, la signorina di Sassonia, affrontava una durissima prova, la crisi economica della seconda metà degli anni ’20 metteva in ginocchio l’industria tedesca e nel 1928 la Audi veniva assorbita dalla DKW; quattro anni dopo l’adesione della Wanderer e della Horch trasformavano il sodalizio nella Auto Union AG che aveva come logo i noti quattro anelli interconnessi che rappresentano simbolicamente i marchi del gruppo. La Seconda Guerra Mondiale portava all’orientamento della produzione verso gli armamenti, paralizzando di fatto il traffico automobilistico civile.
Nel luglio del 1948 il governo della Sassonia espropriava il patrimonio di Auto Union e gli stabilimenti venivano smantellati. L’anno successivo l’azienda spariva del tutto, ma non prima che i soci avessero trasferito la sede legale della nuova Auto Union GmbH a Ingolstadt, città bavarese a nord di Monaco. La nostra ormai signora, per sopravvivere cambiava nome e residenza e dopo un decennio di risultati scarsi veniva acquistata dalla Daimler-Benz nel 1958 e poi ceduta al gruppo Volkswagen nel 1965 che ne manteneva denominazione e stilema. È una svolta decisiva: in poco tempo la società diventava la terza impresa europea forte di un fatturato di 15,8 miliardi di Marchi. È così che alla fine degli anni ’60, Audi ritrovava la propria competitività grazie a progetti di automobili economiche e spaziose, senza dimenticare però la propria anima sportiva. La signora aveva assunto uno stile unico e bella come poche si assicurava un ruolo da protagonista sul mercato europeo automobilistico.
Mancava solo un nobile cavaliere che la portasse alle stesse. E costui giunse, nella persona di Ferdinand Piëch, nipote di Ferdinand Porsche e geniale interprete dell’auto moderna che assumeva la guida della casa nel 1980. Sua l’intuizione delle quattro ruote motrici (Audi Quattro) come sua la decisione di eliminare nel 1985 la denominazione Auto Union a favore del brand Audi. E suo è sopratutto il merito della creazione dellla leggendaria Audi TT Mark 1 (1998-2006), vettura che segna l’ingresso definitivo dei quattro anelli tra i costruttori automobilistici di maggior rilievo e prestigio.