Tempo di lettura: 5 minuti

"Euro"L’Euro compie dieci anni e lo ha fatto con un doveroso omaggio a Bruxelles dinanzi alle autorità ed ai tantissimi intervenuti. Il governatore della BCE ha poi ricordato che è stato il Parlamento europeo a proporre per la prima volta, nel 1962, l’adozione di una moneta unica, e in proposito ha sottolineato l’importanza del costante dialogo tre le due istituzioni. Ma il successo dell’Unione Economica e Monetaria, ha ammonito, dipende da come saranno affrontate le future sfide: la crisi finanziaria, l’attuazione del patto di stabilità e l’allargamento dell’Eurozona.

Jean-Claude Junkler, Presidente dell’Eurogruppo, ha rilevato che negli ultimi 50 anni l’Europa ha dimostrato la capacità di creare lo spirito necessario per attuare le sue ambizioni: mercato interno, ampliamento e, appunto, l’Unione economica e monetaria. Quest’ultima, ha ricordato, ha percorso un lungo cammino non privo di difficoltà e di molti detrattori nel mondo politico e accademico e anche tra i banchieri centrali. Dopo aver richiamato le principali tappe che hanno portato all’adozione dell’euro, ha voluto rendere omaggio alla visione, alla lungimiranza e all’impegno delle persone che lo hanno promosso. L’euro, ha quindi sottolineato, «è diventato il segno più tangibile dell’integrazione europea», riconosciuto nel mondo e garanzia di stabilità, e protegge i cittadini dalle conseguenze più gravi della crisi economica.

Ma i veri esami per la coesione e la coerenza della zona euro devono ancora arrivare. Si tratta, ha spiegato, di sfide interne ed esterne. Riguardo alle prime ha sostenuto che i governi dell’Eurozono dovranno agire insieme per contenere gli effetti della crisi economica, adottare misure eccezionali e politiche macroeconomiche prudenti, orientate alla crescita. Sul piano esterno, poi, il ripristino della stabilità dell’economia finanziaria e reale «implica una profonda riforma del sistema finanziario, e l’eliminazione di importanti squilibri nel mix tra consumo e risparmio globale». A tal fine occorrerà collaborare con l’America e l’Asia. In proposito, tuttavia, ha rilevato come spesso, in Europa, gli interessi nazionali prevalgano su quelli comuni. Ha quindi concluso sostenendo che l’UEM è prima di tutto un progetto politico e, di conseguenza, si dovrà mettere a profitto il prossimo decennio per rafforzare le istanze politiche dell’UEM.

Per Joaquín Almunia, commissario incaricato della politica monetaria, 10 anni dopo l’introduzione della moneta unica bisogna essere orgogliosi dei suoi risultati. «L’euro e l’UEM sono un successo straordinario», ha spiegato: a valuta europea ha aiutato a far fronte alla crisi economica, è confrontato al dollaro come divisa internazionale e fa ora parte della vita quotidiana per circa 330 milioni di cittadini. A quest’ultimo proposito, ha sottolineato che l’euro è un simbolo dell’identità europea e ricorda i benefici dell’integrazione: bassa inflazione, stabilità dei prezzi, impulso al commercio, creazione di posti di lavoro (3 milioni in più rispetto al decennio precedente), stimolo del mercato interno e protezione dalle oscillazioni esterne.

Senza l’euro, ha ribadito, la crisi sarebbe stata di gran lunga peggiore. A questo proposito ha rilevato l’importanza del patto di stabilità e delle misure adottate dalla BCE, che hanno evitato il collasso finanziario, mentre la zona euro è sempre più attraente. Le istituzioni UE, gli Stati membri, l’Eurogruppo e la BCE, ha aggiunto, devono ora lavorare congiuntamente per rimettere le economia sul sentiero della crescita sostenibile e, in proposito, ha riaffermato la validità delle proposte della Commissione. L’approfondimento della vigilanza sui bilanci e la sua estensione a altri aspetti macroeconomici, la connessione tra le politiche macroeconomiche, le riforme strutturali, la protezione esterna dell’euro e la migliore governance dell’UEM, ha concluso, devono essere le basi su cui dovrà poggiare il prossimo decennio, affinché abbia altrettanto successo del primo.

Valéry Giscard D’Estaing, ex Presidente della Repubblica francese, ha anzitutto reso omaggio a coloro che hanno tracciato il cammino verso l’adozione dell’euro, ripercorrendone le principali tappe. Nel sottolineare che il successo dell’euro ha superato le aspettative dei suoi detrattori e anche dei suoi sostenitori, ha rilevato che la moneta unica è diventata la seconda divisa mondiale e «una delle più rispettate». La sua buona gestione, ha aggiunto, «ne ha fatto uno scudo contro la crisi economica e una base per la crescita senza inflazione». Senza l’euro, ha spiegato, «l’Europa continentale sarebbe oggi scossa da una tormenta monetaria che aggraverebbe la crisi economica».

La politica monetaria, ha proseguito, «deve sforzarsi di contenere l’effetto depressivo della crisi e preparare il ritorno di una crescita senza inflazione quando dovranno essere saldati i deficit pubblici e l’indebitamento generati dalla crisi». Ha però ammonito «dal voler dare all’euro una dimensione mondiale che lusingherebbe la nostra vanità ma che moltiplicherebbe i nostri rischi». L’euro, ha insistito, «è la moneta del Continente europeo e deve esprimere la sua cultura particolare». Ha poi sostenuto la necessità di rimettere in ordine la regolazione bancaria dell’Eurozona, su impulso e sotto la supervisione della BCE. Infine, ha concluso sostenendo che il successo dell’euro, simbolo dell’integrazione, «deve darci il coraggio di andare più avanti nella costruzione dell’Europa»; «alla fatalità del fallimento, bisogna opporre la dinamica del successo che, oggi, ha un bel nome: si chiama euro».

Tra questi, Cristiana Muscardini (UEN, IT) ha rilevato che dopo 10 anni, lo spazio crescente dell’euro negli scambi internazionali e il suo utilizzo come valuta di riserva «dimostrano che è moneta di riferimento nel mondo, che ha garantito la stabilità monetaria e ha contribuito all’integrazione dell’economia degli Stati che l’hanno adottato». E ciò «a prescindere da alcuni errori di valutazione che hanno creato problemi ai cittadini sia per il reale valore di cambio tra la moneta nazionale e l’euro che per i pochi controlli effettuati, poi, sui costi di merci e servizi».

L’euro, ha ricordato, «è nato senza imposizioni esterne, senza guerre di conquista o egemonie politiche», è stato il risultato della libera convergenza di undici governi, che hanno creduto nella creazione di un’unione economica e monetaria «come passo essenziale per tentare di arrivare a quell’unione politica che, purtroppo, è ancora una meta da raggiungere». A suo parere, alcuni dei problemi che si sono verificati «sono dovuti all’inefficienza di un sistema che non aveva previsto i modi per guidare l’altro grande fenomeno concomitante e cioè l’accelerazione del processo di mondializzazione e i grandi cambiamenti delle ragioni di scambio a livello internazionale». Ma l’euro ha comunque consentito di affrontare una serie di difficoltà, la più grave quella dell’attuale crisi finanziaria, e «ci ha protetto dalle forti tensioni che si sono verificate sui mercati: se non avessimo avuto l’euro avremmo ripetuto in peggio l’esperienza del 1992».

Nel salutare l’ingresso della Slovacchia nell’UEM, ha poi sottolineato per fare fronte alla crisi attuale le misure della BCE e della Commissione «hanno svolto un ruolo di tamponamento e di contenimento ma – ha ribadito – ci sembra inconcepibile una politica monetaria sganciata dalla politica economica». Ha quindi rilevato la necessità di un dialogo tra le istituzioni nazionali responsabili delle politiche economiche, le banche centrali e la BCE. La deputata, ha quindi sostenuto la necessità di affrontare il cambiamento «riportando al centro l’economia reale e maggiore coesione e connessione tra banca centrale e le istituzioni europee preposte all’indirizzo politico e programmatico». Una politica economica comune sui grandi temi strategici, ha concluso, «è di interesse vitale per i cittadini e non può essere rimandata».