Tempo di lettura: 2 minuti

"ValzerSi gioca alla guerra come io gioco agli scacchi. Non c’è da parte dei governanti la sensibilità verso le sofferenze umane, verso il dolore». Parola di Ari Folman, regista israeliano a Roma qualche giorno fa, per presentare Valzer con Bashir, film di animazione candidato da Israele come miglior film estero agli Oscar, dopo essere stato in concorso a Cannes 2008. Il lungometraggio, da oggi nelle sale italiane, racconta con delicatezza e rigore la strage di Sabra e Chatila avvenuto quando il regista prestava servizio nell’esercito israeliano. «Io sono critico verso il mio governo – dice il regista a proposito dell’attuale guerra nella striscia di Gaza – ma allo stesso tempo anche verso chi è dall’altra parte e per il fatto che non si è fatto nulla per arrivare alla pace per trovare delle soluzioni». Sul neo presidente degli Usa Barack Obama e sulla sua possibile azione nel conflitto mediorientale dice: «speriamo che succeda qualcosa con lui. È la nostra prossima speranza. D’altronde tutta la sua vita è all’insegna dell’eccezionalità. Solo venti anni fa nessuno avrebbe neppure potuto immaginare che un presidente di colore poteva salire alla Casa Bianca».

Ari Folman in questo film racconta una storia molto personale che lo ha visto impegnato nel 1982 nel primo conflitto in Libano dove è appunto avvenuta la strage di Sabra e Chatila: «mi sono reso conto che ero stato colpito come molti altri miei commilitoni da uno stress post-traumatico. Che insomma avevo enormi buchi di memoria di quel mio periodo di guerra. Prima sono andato in psicoterapia, ma poi ho preferito fare un film che potesse essere terapeutico».

Sul suo rapporto con Israele dice ancora Folman: «il film è stato bene accolto nel mio paese e anche dall’establishment israeliano anche solo per il fatto che io ero uno di quelli che ha combattuto, uno che era stato dalla loro parte. E poi è piaciuto loro il fatto che nel mio cartoon si vede chiaramente che i soldati israeliani non hanno tirato il grilletto in quella strage. E a chi invece mi ha accusato di essere stato di parte proprio per questo rispondo che io potevo solo raccontare la storia dalla mia parte. Agli altri raccontare la loro storia».

L’attuale conflitto a Gaza per il regista «va comunque fermato» anche se il pessimismo in lui è forte: «oggi in tutto il mondo la maggioranza giustifica i conflitti e trova tutti i pretesti per poterli fare. Dalla mia parte comunque ci tengo a dire questa guerra come tutte le guerre va fermata». Sul finale choc del film con foto di repertorio delle vittime di Sabra e Chatila, spiega: «Ho usato queste immagini perché non volevo che il pubblico in sala pensasse che in fondo era il solito film. Volevo contestualizzare un fatto che ha visto tremila vittime, tra le quali molti bambini, e volevo che si vedesse e si capisse che quel massacro ha avuto davvero luogo. E se qualche ragazzo, dopo aver visto quelle immagini, si mette oggi su Google per saperne qualcosa di più, per me sarebbe un motivo di vero successo».