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"dei Natale, festivita massima, i nuovi dei dell’umanità globale -quindi gli unici e soli dei globali- attendono di essere onorati con i sacrifici dei fedeli. Fino ed oltre il 25 di questo mese, gli umani, in ordine sparso, tributeranno al consumo -dio irrequieto e vorace- i frutti del dio denaro -sacerdote tra gli dei- per rendere omaggio e devozione alla dea tra le dee, la pura economiamercato, le cui ancelle (le regole del mercato) porteranno ossigeno alle ormai scarne semi-divinità dette aziende.
 Non parliamo con vana retorica dei nostri marci tempi , parliamo soltanto della realtà dei fatti: quelli che erano soltanto strumenti dell’uomo, economia-mercato-denaro-aziende, hanno superato il loro status dominando l’uomo e assurgendo al ruolo divino. Basti pensare alle classiche formule pronunciate in vista dei tagli di personale nelle nostre aziende, "bisogna ridurre il personale per il bene dell’azienda" o le motivazioni date ai tagli verso l’istruzione pubblica, "in questo momento di crisi, è per il bene dell’economia che si rendono necessari drastici interventi". Un tempo questi ex-strumenti servivano al benessere dell’uomo, ora, qualcuno ha fatto sì che l’uomo serva al benessere di queste entità astratte e dominatrici. In quest’ottica la crescita o la crisi, non sono effetti dell’applicazioni delle regole economiche, ma doni o punizioni degli dei su citati, magnanimi e generosi in alcuni momenti, crudeli in altri. Ed in quest’ottica vanno letti gli inviti del premier all’ottimismo e al consumo, ed in quest’ottica va  giustificata la politica economica del signor Tremonti e dei suoi sottoposti Brunetta e Sacconi. L’emendamento alla finanziaria di quest’ultimo, detto anti-precari, è il frutto più amaro di questo stato di cose: passato sotto silenzio e votato dalla maggioranza, farà sì che le conquiste intorno alla stabilizzazione del lavoro precario (finanziaria 2007) vengano spazzate via rintroducendo i tanti vituperati contratti a progetto o addirittura i celeberrimi co.co.co. Un salto nel passato, reazionario come altri interventi economici quali ad esempio i finanziamenti della scuola privata.
 Ma la "deizzazione" dell’economia è ormai nel cuore delle cose e nel modo di pensare di ognuno e si manifesta in ogni dove. Si pensi agli ingenti finanziamenti ricevuti dalle banche americane prossime al tracollo, o il piano di salvataggio dell’Alitalia, nonché il tentativo di riportare in vita il gigante General Motors; tutti sacrifici dei fedeli alla dea economia al fine di propiziarne il dono della crescita. Senza parlare poi della Comunità europea, il cui cuore pulsante non è la Commissione o il Parlamento, ma la Banca centrale, capace di tutto e depositaria delle regole di bilancio secondo le quali un’economia nazionale può essere o meno degna di partecipare al banchetto europeo. La liberta, il lavoro, il benessere di tutti i cittadini, un tempo valori assoluti e scopi primari, sono retrocessi e subordinati alle necessità dell’economia di mercato; quegli strumenti che un tempo (dopo la seconda guerra mondiale) aiutarono l’occidente a risollevarsi e restituire dignità ai suoi cittadini ora strangolano non solo l’occidente ma ormai tutto il mondo globalizzato.
 Se il Natale era la celebrazione della venuta al mondo di un Dio fatto uomo, dimostrazione del fatto che anche nell’umanità vi poteva essere qualcosa di buono e perfetto, l’imposizione di queste nuove divintà contraddice quel messaggio: nell’umanità non vi può essere nulla di buono se non quello che deriva dai doni degli dei economici, unici in grado di salvare l’uomo nella sua esistenza terrena. Ma l’uomo presto si stanca di essere mero strumento e, come la storia della sua evoluzione ci insegna (storia di trasformazione e adattamento dell’ambiente circostante), una volta che avrà capito che le sue creazioni non sono più utili alla propria sussistenza, troverà il modo di liberarsene o riportarle al loro status di mezzi. Con la speranza dunque che l’umanità, con le sue relazioni, con la sua fantasia, con il suo istinto alla socialità e alla solidarietà, torni a trionfare, concludiamo il nostro commento agurandovi un felice, "vero", buon Natale!