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"generazione  Quanto segue è uno dei possibili ritratti della generazione vissuta a cavallo tra la fine del millennio scorso e l’inizio del nuovo. Generazione composta da mille e più aspetti ed impossibile da delineare in un solo modo da cui la definizione di "generazione incognita", ovvero X. Dunque l’invito di LSD ai lettori è quello di proporre altri ritratti di questa generazione appena passata che sottolineino aspetti simili o totalmente diversi da quelli evidenziati di seguito.

La mia generazione, è quella che qualcuno ha definito generazione X, quella che a cavallo tra gli anni novanta e il nuovo millennio tutto da definire, ha imparato a conoscere la paura prima di ogni altro sentimento. La mia generazione si portava dietro il vuoto del grange e le rabbia dei ghetti hip-pop, troppo spaventata da quello che c’era al di fuori è stata costretta a guardarsi dentro per trovarsi di fronte all’estrema difficoltà di essere e alla necessità di dimenticare, acconsentendo alle pressante avanzata del nulla. 

IL NULLA (Alessandra Carone)

Il nulla si è impossessato della mia anima
ed ha svuotato il mio cuore.
Cosa ne fu del ricordo del mio primo amore…
e del dolore che mi lascio?!
E cosa ne è stato dei fantasmi del passato ceh in
me
riprendevano vita?
Il mio cuore era una fortezza,
un castello di crudele e confortante dolore,
di sublimi tenebre
la cui unica luce che filtrava
era quella della Luna.
Demoni preparavano le loro vendette,
dame nere piangevano dei loro amanti perduti
sulle note di un triste violino…
e la dama più bella custodiva la mia anima
fogna di ricordi.
Ma il nulla, senza preavviso e con forza,
riuscì ad entrarvi ed a distruggere tutto.
Uccise i demoni.
Bruciò le dame nere.
Ma la dama più bella riuscì a fuggire,
e con lei i miei ricordi.
Ora,
il mio cuore svuotato non trova pace.
Sta lì, immobile…
aperto e violentato.
L’unica cosa che lo mantiene in vita
è la speranza che lei, con i suoi ricordi,
un giorno possa tornare…
pregando che il Sole ed il nulla
non li abbiano uccisi.

Ma l’indomani, al risveglio, non era lì immobile a compiangersi, troppi erano i chilometri da percorrere dentro sé stessi, troppe le cose da scoprire per poi dimenticare o riportare altrove.

"generazione

EREDITA’ (Alessandra Carone)

E’giunta sera…
ed un altra mia coscienza si appresta a morire.
Domani nascerà sua sorella
ereditando solo un bagaglio
fatto di ricordi -il passato-.
Toccherà a lei ricomporli,
come vorrà,
facendosi artefice della sua vita…
…di quell’alito sottile di vento
che forse costituirà
un oggetto
del bagaglio di un’altra coscienza;
confuso fra i tanti
e posizionato in mal modo.

…ALTROVE (Alessandra Carone)

La vita è altrove!
Dove non palpita il mio cuore…
dove non sgorgano le mie lacrime…
dove non mi è concesso amare.
E’ la mia vita che è altrove!
E’ nei miei sogni e nel mio dolore
dove ti tengo per mano
ed insieme ardiamo d’amore!

Una generaziome mutualemente incapace di comprendesi, se non all’interno di piccole cellule, gruppi, o soltanto coppie di esseri affini. La sua missione era trovare l’altro che potesse capire quest’assurda insensata ricerca che partiva dalle reminiscienze di un passato di gioia e rimbalzava scacciata da Dio e dalla natura in una vita "logora" ove l’unico riscatto era proprio sfidare Dio e la natura, con unica compagna la Luna simbolo stesso della solitudine dell’anima.

REMINESCENZA (Alessandra Carone)

Mio adorato compagno…
Entrambi narriamo di un mondo
ormai logorato dal tempo.
Entrambi siamo interpreti di un mondo senza parole…
Di un tempo assente percepito solo dall’impeto dei nostri sussurri.
Danze?!
Si, danzavamo sulle note di un triste canto
che ci inebriava, e che cullava le nostre anime.
Sorridi!
Si, sorridevi amore mio nelle profonde viscere della terra
In quello che altri chiamavano Inferno,
ma dove risiede il nostro amore profano,
estasi di dannazione eterna.
Madre Natura era in festa,
e la Luna – i suoi occhi –
che s’era levata per illuminarci girava nel cielo
come una ruota staccata da un carro.
La vedevamo saltare di albero in albero
come affannata per venir dietro alle nostre anime,
che, fecondate dal vento, correvano più veloci del turbine.
Ma la Luna
fu anche testimone delle nostre morti.
Di che peccato ci macchiammo,
se non dell’eterno amore?!
Per troppo tempo siamo stati puniti
per aver osato amare qualcos’altro più di Dio.
La punizione fu catapultarci,
ancora una volta,
nella più infida delle vita
per farci logorare dal nostalgico canto
degli echi dei ricordi
che da sempre ci chiamano,
ci invitano
ma che il vento della vita
disperde e confonde […]
Oh Padre…
che sposasti madre Natura
e congiungendoti ad essa
ci generasti!
Come potevi abbandonarci?
Egli ci ha fatto rincontrare
sfidando Dio ed il destino…
Ma i nostri cuori sono feriti,
logorati dal dolore e dalla solitudine,
e ancora gridano all’ingiustizia.
Sono tremanti, increduli, ansimanti.
Ma amore mio
ora guarirò il tuo cuore ferito
sanguinando con te.
Vivrò nella tua calda vita
e tu morirai…
morirai dolcemente nella mia.
Ti amerò sfidando Dio
che per portarti via da me,
ti farà accostare ad altri
facendoti assaporare l’estasi della vita
che è pur sempre amore,
ma non è l’amore che ci spetta.

"Luna"

Abbi fiducia nella Luna.
Non ti affidar alle parole:
sono ladre di sentimenti.
Non affidiamoci alla terra,
essa non può custodire nulla di durevole.
La vita terrena non è che un giorno che fugge.
Non lasciari mai abbagliare:
un istante di distrazione è sufficiente per perdere
l’eternità. […]
A noi la Luna concederà
il suo primo freddo raggio di luce,
ogni notte in cui ci ameremo.
I nostri sogni rappresentano la nostra vera vita.
Ricordalo amore mio!
Ricorda le nostre immense cattedrali
di magnificenza e splendore;
corte in festa,
alcova d’amore;
marcia nuziale […]

E nel centro dei pensieri accorgersi come ogni battaglia di questa guerra con il mondo e con sé stessi sia stata ineluttabilmente inutile, perché il vero nemico era l’enorme desiderio d’amore che ci portavamo dentro, irresistibile difetto che rivelava la sua gioia solo nei nostri mondi immaginari, gioia che non sapeva tradursi in realtà.

SINFONIA (Alessandra Carone)

Con i frammenti dei miei ricordi
vorrei poter comporre
una dolce sinfonia d’amore,
per colui che tanto amai e che
ancora segretamente amo…
ma che un giorno si congedò dal mio cuore
attratto dalle promesse e dal fascino di un altra vita.
Vorrei poter fare di ques’umile foglio
uno spartito di armoniche note,
e di me un abile musicista;
per rappresentare questa triste melodia
che canti dell’immagine del suo volto
e dei suoi occhi pieni di lacrime e passione,
per sottrarli all’oblio del cuore e del tempo.
Vorrei poter fermare su questo foglio
i ricordi e le parole più pure
sussurrate contemplando la luna
nelle notti in cui ci amammo.
Vorrei…
Ma il vuoto ed il dolore.
Fanno di loro note dissonanti
che stridono sul mio cuore tremante che, straziato,
emette una melodia stonata…
e questo foglio sopporta il peso
della mia confusione e frustazione.

 Per quanto inutili, continuavamo a combatterle, queste battaglie… La mia generazione non ha costruito nulla di tangibile, travolta dal precario stato di cose che c’avevano lasciato le generazioni precedenti, tuttavia ha lasciato parole -per quanto oscure e tristi- nelle quali un giorno qualcuno riuscirà a trovare tutta quella vita e quella voglia di vivere che manca alle nuove generazioni.

 Le poesie di Alessandra Carone qui riportate sono tratte dall’antologia "Orizzonti" (Libroitaliano Ragusa 2001), raccolta interessante che ospita le poesie di dodici giovani poeti rappresentanti di una generazione a suo modo straordinaria.