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"Bush" Dopo aver tenuto gli occhi chiusi agli abusi delle grandi banche, dopo aver sostenuto un neo-liberismo senza regole precipitato in fine nella crisi dei sub-prime -profonda e ben lungi dall’essere al suo culmine-, il presidente della guerra preventiva, dello scontro di civiltà, il presidente "mandato da Dio" si rivolge al congresso con un accorato appello, perché il piano di risanamento delle banche minacciate da imminenti fallimenti venga approvato dai democratici. Se il piano non verrà approvato, ha detto Bush, "si andrà incontro a una lunga e dolorosa recessione, con milioni di americani che perderanno il proprio posto di lavoro". Per noi è sempre la stessa storia, "o così o tutti a casa!", perciò secondo l’ex uomo più potente del mondo risulta davvero necessario salvare i più potenti uomini d’affari della terra perché la crisi non costringa alla fame la nazione. Bisogna ammettere che in queste premonizioni nefaste qualcosa di vero c’è, e il sistema va risanato: un economia così dipendente dalla speculazione finaziaria e dall’accumulo dei pochi potrebbe soltanto collassare e trascinare con sé tutte le realtà sociali americane. Analisi, quest’ultima, fatta debitamente dallo stesso congresso a maggioranza democratica tanto che è ormai vicino un accordo visto che pare superato lo scoglio del tetto sugli stipendi dei super manager (è incredibile, nonostante abbiano portato l’America ad un passo dal baratro, sono ancora lì a pretendere stipendi da nababbi).
 Intanto sono attesi oggi i due contendenti per la corsa alla casa bianca, Obama e McCain; discuteranno con Bush della crisi (sperando di non metterlo in "crisi" con concetti difficili) alla vigilia del loro primo scontro televisivo previsto appunto per domani. I due hanno pubblicato una dichiarazione congiunta con l’impegno a risolvere la crisi in maniera bipartisan. L’affaire dei mutui sembra portare acqua al mulino di Obama, in quanto McCain, pur avendo aspramente criticato il piano salva-finanza di Bush, sembra non stia riuscendo a confutare la tesi del suo rivale, ovvero che "un maiale con il rossetto è pur sempre un maiale". Il vantaggio del candidato democratico è infatti schizzato nell’ultime settimane a ben 9 punti percentuale, sarà anche questo sintomo di una profonda voglia di cambiamento? Certo è che non ha giovato al vecchio combattende del Vietnam il fatto che uno dei suoi uomini forti sia stato fino a luglio sul libro paga della Lemhan. Ridicola è sembrata ai più la proprosta di sospendere la campagna elettorale per la crisi a poche ore dallo scontro televisivo con Obama, sospendere cioè l’esercizio democratico per ragioni economiche dimostrando ancora una volta come la democrazia americana (e non solo) sia totalmente dipendente dalle necessità dell’economia in generale, e dei poteri finanziari in particolare.