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"Delfini"

 Stretti in pochi metri di acqua dalle barche e dal cemento della banchina, si diabattono decine di delfini catturati dall’inumana caccia dell’uomo, quella piccola conca innaturale è l’ultimo lembo di Pacifico che questi instancabili viaggiatori dei mari vedranno. Un arpione li solleva come fossero souvenir pescati dal braccio meccanico nelle sale giochi, uno o anche due alla volta, tolti per sempre alle loro acque.  E’ una caccia autorizzata che conta migliaia di cetacei uccisi all’anno, portati a passi molto lunghi verso l’estinzione. Ancora vivi, una volta a terra, vengono sgozzati e mentre il loro sangue si sparge per terra, si dibattono contorcendosi in spasmi violenti e drammatici, mentre di sottofondo si odono le risa dei pescatori che commentano le evoluzioni mortali migliori dei poveri mammiferi. Il mare lungo la costa si colora presto di strane sfumature turchesi, è il loro sangue riversato alla fine dell’opera.

 E’il primo ottobre in Giappone, la mattanza dei delfini si compie come ogni anno e più di 20 mila esemplari verranno sterminati fino alla chiusura della stagione.
La cattura inizia in mare aperto: i pescatori giapponesi, avvistati i branchi, iniziano a battere violentemente su barre di acciaio parzialmente immerse in mare creando una barriera sonora che spinge i delfini nella baia di Taiji. L’insenatura viene chiusa da motoscafi con delle reti. I delfini rimasti in trappola si dibattono con violenza nel tentativo di liberarsi. Alcuni subacquei si immergono e isolano dal branco gli esemplari giudicati più adatti per essere rivenduti ai delfinari. Gli altri vengono invece arpionati e portati a riva per essere sezionati e inviati ai mercati.
 La convenzione di Washington inserisce i delfini di Taiji in una lista che prevede non il divieto assoluto di caccia, stabilito per gli animali in via di estinzione, ma l’istituzione di quote di prelievo. «Il Giappone – sottolinea la Lav (la lega anti vivisezione) – può così catturarli con l’ipocrita alibii di difendere le risorse ittiche dai possibili predatori, a tutto vantaggio in realtà dell’industria alimentare e di quella del divertimento».
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