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"Aragones"

 E’ stato un magnifico Europeo, delizia per i palati più fini. Non vi è mancato nulla, diverse tradizioni di calcio, divesi modi di pensare il "giuoco", diversi modi di condurre la partita si sono scontrati sul parterre di Austria e Svizzera (e a diverse condizioni ambientali), dando vita ad un torneo bello e avvincente come mai mi è capitato di assistere (e non ne ho visti pochi). Ma stavolta i protagonisti non sono i calciatori, questi moderni eroi greci pompati a manetta dalla stampa e dalla tv. Non uno dei cavalieri armati di tecnica, fantasia, fisicità o istinto ha prevalso sull’altro, nessuno può dire d’aver fatto sua la squadra. Molti erano i candidati a questo onore supplementare, tra tutti il prode Cristiano Ronaldo (non quello della chanson), il lusitano ha mostrato un gran calcio ma non gli è riuscio il disegno di dominio dai più prospettato, al pari degli altri, attesi o meno, protagonisti dagli scarpini chiodati. E’ stato piuttosto l’Europeo dei generali, degli strateghi, stavolta i paladini sono loro. La loro umanità, la loro abilità, le loro paure e debolezze, la loro carica, tutto ciò ha designato una competizione più umana e ricca di emozioni. E a loro che dedichiamo il nostro inno.


Partiamo dall’uomo (prima che ct) che la sua battaglia ha dovuto condurla sia dentro che fuori dal campo. Kobi Kuhn, ct svizzero, ha svolto il suo dovere nella più assoluta professionalità mentre sua moglie era in condizioni gravissime in ospedale; il suo pensiero non è potuto rimanere tra i recinti dello stadio e in ciò tutto il popolo dell’Europeo gli è stato accanto.
Passiamo agli inesperti e qui citiamo Donadoni, il ct della Croazia Bilic e quello della Germania Loew. Il primo la sua inesperienza l’ha pagata tutta, travolto dalle pressioni dei media e mancante di alternative al momento decisivo; il secondo ha visto la sua squadra crollargli psicologicamente alle soglie delle semifinali contro un destino avverso e contro i turchi maestri degli ultimi secondi di gioco; il terzo, inesperto non è punto sembrato, anzi ha condotto con sagacia (e con una splendida camicia modello D&G) la Germania (povera di talenti) fino alla finale dove si è arresa al grande vecchio di questo torneo. Ci riferiamo naturalmente ad Aragones, settantenne duro e puro. Si sa che i giocatori sono spesso dei ragazzi con tutta la voglia di rivalsa generazionale che ogni ragazzo ha verso la generazione che l’ha preceduto, perciò chi meglio di un nonno per guidare una delle nazionali più giovani della competizione verso la meritatissima vittoria? Nessuno sconto, nessun favoritismo, Aragones ha gestito i suoi campioni con lo stesso metro per ciascuno, non curandosi minimamente di cosa avrebbe dovuto pensare la stampa delle sostituzioni di Torres (realizzatore del goal vincente in finale) o delle esclusioni dalla formazione iniziale di Fabregas. Ed il risultato è stato eccellente.
Nessuno dimenticherà poi la classe e l’onestà di Marco Van Basten, che  ha condotto contro i suoi interessi la sua nazionale alla vittoria inutile contro la Romania, favorendo una delle più temibili sue avversarie, l’Italia. Ma lo scettro di miglior allenatore (non ce ne voglia Aragones) se lo contendono i due maestri Fatih Terim e Gus Hiddink. Il primo grintoso e incisivo come non mai, ha saputo trasmettere la sua forza ad un squadra (portandola in semifinale) tecnicamente limitata ma che era sempre lì, ad ogni momento della partita, pronta ad approfittare di ogni distrazione dell’avversario. Non dimenticheremo facilmente la vittoria contro la Repubblica Ceca, quando nelgi ultimi minuti, la squadra dell’imperatore è riuscita a capovolgere un risultato che la vedeva in svantaggio di due reti, profittando dell’unico errore fatto dai cechi (dal loro uomo milgiore) in tutta la partita. Questione di carattere dunque e Terim è stato grande proprio per questo, non per nulla lo chiamano "imperatore".
Per Gus Hiddink i meriti vanno oltre l’aspetto caratteriale. Lui, in qualsiasi parte del mondo, prende uan qualsiasi rappresentativa nazionale e la porta al massimo traguardo strorico. E’ successo anche stavolta (semifinali). L’abilità di Hiddink sta nel trovare la formula giusta in modo che ciascun giocatore si esprima al meglio, dando alla squadra il miglior gioco possibile. La sua Russia è stata a tratti irresistibile ed ha probabilmente mostrato il miglior gioco del torneo, in prospettiva mondiale, poi, con i talenti che si ritrova e incassata la conferma di "Re Mida" Hiddink potrebbe inserirsi facilemente nel novero delle favorite per Sudafrica 2010.

"Domeneque"

E per concludere il mio pensiero vuole rivolgersi ad un altro eroe della panchina: monsieur Domeneque! A costui va tutta la nostra simpatia per esser riuscito a portare un pò di sana idiozia nel calcio che conta, troppo pieno di geni, guru, imperatori e filosofi. Grazie Domeneque, continua a farci sognare!