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 Ed infine la Spagna, ultima nazione nella rassegna sulle società di Euro2008, prima delle rappresentative calcistiche, vincitrice e con merito di una competizione staordinaria che ha visto esprimere il miglior calcio internezionale degli ultimi vent’anni! Olé Espagna!

Estensione: 504.645 ; abitanti: 40.448.191; densità: 81 unità per km²; tasso di crescita: 0,12 %. La lingua ufficiale del paese è lo spagnolo, più precisamente il castigliano, che è anche lingua ufficiale di 21 paesi dell’America latina. Lingue riconosciute ufficialmente solo dalle rispettive comunità autonome sono il basco (euskara), parlato nelle Province Basche; il catalano, parlato nel nord-est, e il galiziano (o gallego, simile al portoghese), diffuso nel nord-ovest. Il cattolicesimo, fino al 1978 religione di stato, è professato dal 97% degli spagnoli. Esistono nel paese piccole comunità di protestanti, ebrei e islamici. Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite: 30.120 $ USA (negli ultimi dieci anni la crescita del Pil pro-capite in Spagna è stata costantemente superiore a quella dell’Italia e di conseguenza, pur essendo il livello di partenza della Spagna più basso, il sorpasso era inevitabile. La popolazione spagnola presenta una forte mescolanza etnica dovuta a invasioni, migrazioni e dominazioni. Popolazioni di celti, iberi, fenici, greci, cartaginesi, romani, visigoti si sono succedute nei secoli e hanno lasciato nelle diverse regioni le tracce della loro presenza. Di grande rilievo è stata, in tutta la parte meridionale del paese, l’occupazione degli arabi, che, respinta nel XII secolo con la Reconquista, ha lasciato un’impronta indelebile nell’arte, nella cultura e nella stessa organizzazione territoriale. Fin dall’antichità (con importanti manifestazioni di arte presistorica, come le pitture rupestri di Altamira) la cultura ha giocato in Spagna un ruolo di massima rilevanza, con esempi di particolare splendore. Le differenze tra le distinte regioni sono evidenti, come ci dimostra l’infinità varietà di forme che la caratterizzano da Nord a Sud, come le gaitas gallegas o i castellers catalani e il flamenco andaluso e naturalmente moltissimo altro ancora! La varietà delle tradizioni e la storia fanno in modo che ogni zona mantenga le sue caratteristiche tipiche . Dalla dichiarazione della democrazia, lo Stato superò la separazione territoriale del Paese con la creazione di 17 Comunità autonome: 15 sono continentali e occupano la maggior parte della penisola iberica mentre 2 sono insulari: le Baleari, nel Mar Mediterraneo, e le Canarie, nell’ Oceano Atlantico., di fronte all’ Africa. In più ci sono piccole enclavi spagnole nel nord dell’ Africa, come le città di Ceuta e Melilla. Ogni regione ha caratteristiche che la rendono unica.
 Al di là delle diversità una caratteristica accomuna l’intera Spagna: il cattolicesimo. Il cattolicesimo è un elemento determinante della cultura spagnola. Le arti, la letteratura, la storia del paese e la vita stessa dei suoi abitanti sono state segnate, nei secoli, da una profonda religiosità. Fra le più antiche tradizioni folcloriche si annoverano le fiestas e le ferias, che uniscono elementi sacri e profani, solenni processioni, danze, musiche e canti in cui viene coinvolta tutta la cittadinanza. Le ferias di Valencia e Siviglia, il Corpus Christi di Toledo, la Settimana Santa di Valladolid sono alcune delle più celebri ricorrenze spagnole. Uno dei simboli del paese è la corrida, rito di origine antica regolato da un complesso rituale.

ISTITUZIONI E PRINCIPALI PARTITI POLITICI – La Spagna è tornata alla democrazia nella seconda metà degli anni Settanta del XX secolo, dopo quattro decenni della dittatura di Francisco Franco. In base alla Costituzione del 1978, la Spagna è una monarchia costituzionale di tipo ereditario. Il sovrano è capo dello stato e delle forze armate. Il potere esecutivo è affidato al capo del governo, eletto dall’Assemblea nazionale su designazione del sovrano; il presidente è coadiuvato da un consiglio dei ministri da lui nominato e da un consiglio di stato.Il potere legislativo è affidato all’Assemblea nazionale (o Corti generali, Cortes generales), che ha due camere. Il Senato (Senado) attuale è composto da 259 membri che restano in carica per quattro anni, di cui 208 eletti con voto diretto e i rimanenti 51 con sistema proporzionale dalle legislature regionali. Il Congresso dei deputati (Congreso de los diputados) comprende da un minimo di 300 a un massimo di 400 membri che rimangono in carica per quattro anni; il numero è fissato volta per volta dalla legge elettorale: nell’attuale legislatura i deputati sono 350. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età. l sistema giudiziario prevede una Corte costituzionale (Tribunal constitucional), una Corte suprema (Tribunal supremo) e 17 Alte Corti, quante sono le regioni. La pena di morte è stata abolita nel 1978 per i reati ordinari; dal 1995 non è prevista neanche nei codici militari.

 "Congreso

I maggiori schieramenti politici del paese sono il Partito popolare (Partido popular, PP; conservatori), il Partito socialista operaio spagnolo (Partido socialista obrero español, PSOE), la Sinistra Unita (Izquierda Unida), una coalizione di diversi partiti di sinistra, tra cui il Partito comunista (Partido comunista). Tra i forti partiti regionali presenti nel Parlamento nazionale vi sono il Partito nazionalista basco (Euzko alberdi jeltzalea/Partido nacionalista vasco, EAJ/PNV) e il catalano Convergenza e Unione (Convergència i Unió).

ECONOMIA – La Spagna, paese tradizionalmente agricolo, ha intrapreso la strada dello sviluppo industriale negli anni Cinquanta del XX secolo; a partire dalla seconda metà degli anni Settanta il paese ha vissuto uno straordinario sviluppo, che ne ha trasformato radicalmente il panorama economico e sociale. Oggi il paese, pur conservando le sue forti basi agricole, è una nazione industriale di livello europeo. L’industria poggia su un settore di base rilevante, che comprende impianti siderurgici, metallurgici e petrolchimici di notevole capacità produttiva, oltre che su un’industria manifatturiera che ha aggiunto al ramo tessile (di antica origine in Catalogna) anche una serie di altre specializzazioni (come quella meccanica e dell’automobile), sia pure come emanazione di grandi gruppi europei. A ciò si aggiunge oggi il turismo, una delle risorse maggiori dell’economia nazionale.
Nel 2005 il prodotto interno lordo del paese ammontava a 1.124.640 milioni di dollari USA, pari a 25.914,50 dollari pro capite. Secondo i dati Eurostat, nel febbraio del 2001 il tasso di disoccupazione del paese era pari al 13,7%, il più alto dell’Unione Europea.

 LA QUESTIONE DELLE AUTONOMIE – Privo di una sufficiente maggioranza, Aznar ottenne il sostegno del partito autonomista catalano Convergencia i Unió (Convergenza e unione), impegnandosi tuttavia a concedere una maggiore autonomia alla Catalogna. Nella Spagna democratica la questione delle autonomie era andata infatti acquisendo una grande importanza, finendo per costituire, per il governo di Madrid, un problema sempre più pressante. Nel giugno del 1998, i partiti nazionalisti basco, catalano e galiziano avevano infatti promosso un’azione comune per ottenere la revisione della Costituzione del 1978 e l’adozione di un modello confederale.
 La questione assumeva una particolare rilevanza nelle Province Basche, dove l’ETA perseguiva l’obiettivo dell’indipendenza dalla Spagna e dagli anni Settanta conduceva una violenta offensiva contro le autorità centrali che aveva causato la morte di oltre 800 persone. Alla linea intransigente adottata da Aznar, nel luglio del 1997 l’ETA aveva risposto con il sequestro e l’uccisione di un giovane consigliere comunale basco, militante del Partito popolare, intensificando in seguito la sua strategia terroristica.
 L’aggravarsi della crisi spinse i partiti nazionalisti baschi a cercare una soluzione all’annosa questione. Nel settembre 1998, tutte le forze politiche, moderate e radicali, del nazionalismo basco chiesero con il “patto di Lizarra” l’apertura di trattative di pace sul modello irlandese. Per favorire il dialogo l’ETA proclamò un tregua unilaterale, ma il governo centrale respinse la proposta.
 Nel 2000 la Spagna fu investita da un’eccezionale ondata di violenza. Accanto ai membri dei partiti popolare e socialista, finirono per entrare nel mirino dell’ETA anche esponenti della società civile basca contrari ai metodi di lotta dell’organizzazione. Particolare scalpore suscitò l’attentato che in maggio causò la morte di José Luis López de la Calle, corrispondente del quotidiano “El Mundo”, più volte perseguitato dal regime franchista per la sua militanza nelle file del Partito comunista spagnolo. Nonostante l’arresto di numerosi membri, l’ETA estese l’offensiva anche al di fuori della regione basca; nel corso dell’estate vennero infatti colpite da attentati dinamitardi Barcellona, Malaga e Madrid. A novembre cadde a Barcellona, sotto i colpi dell’ETA, un altro oppositore del franchismo: Ernest Lluch, professore di economia e ministro della Sanità nel primo governo di Felipe González.
 Nell’aprile 2004, subito dopo il suo insediamento alla guida del governo, il leader socialista Zapatero annunciò il ritiro immediato delle truppe spagnole dall’Iraq. La clamorosa decisione fu seguita dal riavvicinamento della Spagna alla Francia e alla Germania, tra i paesi che avevano maggiormente criticato l’offensiva lanciata contro l’Iraq dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Un nuovo segnale del cambiamento in politica estera fu, nel maggio 2005, l’annuncio della ripresa delle relazioni con Cuba.

"Zapatero"

 Zapatero conservò l’impianto economico liberista ereditato dal precedente governo conservatore, compiendo una decisiva svolta anche riguardo ai temi di importanza civile e sociale. Nel suo primo anno di vita, il nuovo Parlamento spagnolo avviò i procedimenti per regolarizzare diverse centinaia di migliaia di immigrati e approvò la riforma del Codice civile legalizzando il matrimonio tra persone dello stesso sesso, cui concesse anche il diritto all’adozione dei minori. I provvedimenti furono fortemente contestati dalle autorità cattoliche e dal Partito popolare, che promosse una grande manifestazione a Madrid.
 Zapatero cercò inoltre di perseguire una nuova strategia nei confronti della controversa questione basca, abbandonando la linea intransigente condivisa in precedenza con il Partito popolare. Nel gennaio 2005 il parlamento di Madrid respinse, anche con i voti socialisti, il piano proposto dal presidente del governo basco Juan José Ibarretxe, rivolto ad assegnare alla regione una sostanziale autonomia e a farne una sorta di stato associato alla Spagna. Ma all’indomani delle successive elezioni di aprile per il rinnovo del Parlamento di Vitoria, Zapatero propose la ripresa del dialogo con le forze politiche nazionaliste basche e ottenne dall’ETA la proclamazione di una tregua. Le trattative, osteggiate dai popolari, ebbero tuttavia scarsi esiti e furono interrotte, dopo un attentato dell’ETA, nel dicembre 2006.
 Nell’ottobre 2007 furono tratti in arresto 22 dirigenti dell’organizzazione politica basca Batasuna, braccio politico dell’ETA, e si concluse con pesantissime condanne a 21 dei 28 imputati il processo per gli attentati dell’11 marzo 2004; accanto agli integralisti islamici, ritenuti responsabili materiali degli attentati, furono condannati anche alcuni spagnoli per aver fornito loro l’esplosivo. Nello stesso mese, dopo un lungo e tormentato iter e con l’opposizione del Partito popolare, venne approvata la “legge sulla memoria storica”, con cui lo stato spagnolo dichiarava retroattivamente fuorilegge il regime dittatoriale di Francisco Franco (la legge impone tra l’altro la rimozione di monumenti e simboli del regime franchista e riabilita le vittime di condanne e persecuzioni politiche).