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"uovo

 I paradossi fanno parte della nostra esistenza nella misura in cui riescono a dimastrarne tanto l’impoderatezza quanto  dimostrare la particolare propensione dell’uomo a complicarsela. Ciò che distingue infatti l’uomo dalle altre specie viventi è la capacità di astrazione, tanto preziosa quanto pericolosa.
PARADOSSO DELL’UOVO E DELLA GALLINA
Il paradosso dell’uovo e della gallina è un paradosso retorico che può essere riassunto nella celebre domanda: "è nato prima l’uovo o la gallina?", e che esemplifica la difficoltà di formulare spiegazioni semplici in merito alle questioni inerenti all’origine della vita o alla cosmogonia.
Spiegazione scientifica
Da un punto di vista strettamente scientifico, la risposta alla domanda da cui scaturisce il paradosso è piuttosto semplice, e non può essere altro che: "nessuno dei due". Per comprendere questa risposta, occorre considerare che, da un punto di vista evoluzionistico, gli uccelli (e dunque anche le galline) derivano da determinati ceppi di rettili, animali a sangue freddo dotati della capacità di deporre uova.  Il diretto predecessore degli uccelli (che secondo i paleontologi può essere identificato nell’Archaeropteryx), perciò, deponeva già le uova, eppure non era ancora, in senso stretto, un uccello -e tantomento una gallina. Il processo tramite il quale da questo primitivo predecessore dei moderni uccelli si è giunti all’essere chiamato gallina è un meccanismo – chiamato speciazione- che coinvolge numerosissimi eventi genetici e che per necessità non può avvenire che in un tempo molto lungo -migliaia se non milioni di anni- e che non può essere riassunto in un semplice passaggio da uovo a gallina (o viceversa).
Spiegazione teologica
Secondo le tesi creazioniste, che sposano gli eventi descritti nella Bibbia come verità assolute, gli uccelli (galline incluse) sono stati creati "il quinto giorno". Poiché nella bibbia non si fa menzione di uova, è presumibile che questi siano stati creati già adulti; per questo motivo, si può ipotizzare che, per i creazionisti, sia nata prima la gallina che l’uovo.

PARADOSSO DELL’UGUAGLIANZA FRA 1 E 2
Siano a e b numeri reali o complessi per cui valga l’uguaglianza
a=b
e perciò anche
b=a
Moltiplicando entrambi i membri dell’uguaglianza per a si ottiene
b*a=a*a
cioè
ab=a²
Sottraendo b² da entrambe le parti risulta essere
ab-b²= a²- b²
Dalla fattorizzazione dei due termini dell’uguaglianza, ricordando le regole di scomposizione della differenza di quadrati, si ricava
b*(a-b)=(a+b)*(a-b)
La successiva semplificazione, con eliminazione del fattore comune  porta a
b=a+b
che in virtù dell’uguaglianza presupposta fra a e b rende
a=a+a
ovvero
a=2a
Dividendo infine per a si giunge a
a/a=2a/a
e dunque
1=2
come volevasi dimostrare!
Spiegazione
È possibile constatare che l’eliminazione del fattore a-b risulta inapplicabile in questo caso, essendo a-b=0 in virtù della premessa. L’errore di calcolo e la successiva conclusione paradossale possono risultare ancora più insidiosi quando il fattore zero si cela dietro espressioni matematiche più complesse.

PARADOSSO DELL’ONNIPOTENZA DI DIO
Enunciato: essendo dio onnipotente, può fare ogni cosa.
Paradosso: può dio creare qualcosa che non può spostare?
Sia che si risponda sì alla domanda, sia che si risponda no, si dimostrerebbe che dio non è onnipotente, o perché non è in grado di creare un simile oggetto, o perché non è in grado di spostarlo.
Possibili confutazioni
-Seguendo l’indicazione di Cartesio, dio può creare qualcosa che non può spostare e, nonostante tutto, spostarla. In realtà si comprende bene, come anche è stato osservato in letteratura, che questa non è veramente una risposta, dal momento che se si rinuncia alla logica non ha neanche senso parlare di paradossi, consistenza o verità.
-Una semplice confutazione consiste nell’osservare che se l’agire di dio dovesse obbedire alle leggi della logica, dio non sarebbe "onnipotente".
-Dio potrebbe limitarsi a non creare ciò che poi non può spostare, così il paradosso anziché essere risolto verrebbe semplicemente aggirato. In effetti il fatto di essere onnipotenti significa poter fare ciò che si vuole e non necessariamente doverlo fare.
-Se si pensa all’onnipotenza come alla possibilità di fare tutto ciò che è voluto, visto che dio può non voler compiere certi atti (es: dio non può mentire, dio non può compiere azioni contro la sua natura), un dio che sceglie di non andare contro la logica è comunque onnipotente.
-Un’altra possibile confutazione è che il dilemma si fonda su un concetto traviato di onnipotenza: se a dio manca il potere di autodistruggersi allora non è onnipotente. Però il potere di autodistruggersi non è veramente un potere ma quasi una debolezza quindi si ricade di nuovo nella definizione di dio per cui essendo che dio non ha debolezze non ha nemmeno il potere di autodistruggersi come nemmeno quello di rinnegare se stesso. Questo non è un di meno quindi ma anzi è prova maggiore di onnipotenza.

"Teseo"

PARADOSSO DELLA NAVE DI TESEO
Il Paradosso della nave di Teseo esprime la questione metafisica dell’effettiva persistenza dell’identità originaria, per un’entità le cui parti cambiano nel tempo; in altre parole, se un tutto unico rimane davvero sé stesso (oppure no) dopo che, col passare del tempo, tutti i suoi pezzi componenti sono cambiati (con altri uguali o simili).
Si narra che la nave in legno sulla quale viaggiò il mitico eroe greco Teseo fosse conservata intatta nel corso degli anni, sostituendone le parti che via via si deterioravano. Giunse quindi un momento in cui tutte le parti usate in origine per costruirla erano state sostituite, benché la nave stessa conservasse esattamente la sua forma originaria.
Ragionando su tale situazione (la nave è stata completamente sostituita, ma allo stesso tempo la nave è rimasta la nave di Teseo), la questione che ci si può porre è: la nave di Teseo si è conservata oppure no? Ovvero: l’entità (la nave), modificata nella sostanza ma senza variazioni nella forma, è ancora proprio la stessa entità? O gli somiglia soltanto?
Tale questione si può facilmente applicare a innumerevoli altri casi; per esempio alla scrupolosa conservazione di alcuni antichi templi giapponesi (anch’essi principalmente in legno, come la nave di Teseo…), per i quali ci si può domandare se siano ancora templi originali.
Si può anche rivolgere il paradosso riguardo l’identità della nostra stessa persona, che nel corso degli anni cambia ampiamente, sia nella sostanza che la compone sia nella sua forma, ma nonostante ciò sembra rimanere quella stessa persona.
Gente con le idee chiare riguardo alla risposta da dare al paradosso di Teseo sono sicuramente gli shintoisti giapponesi.
Infatti il loro tempio più importante, il tempio di Ise, costruito in legno, ogni venti anni viene abbattuto e ricostruito completamente con lo stesso disegno architettonico su un terreno a fianco del precedente. Tale cerimonia detta shikinen sengu, al fine di ricordare che tutto muore e risorge, ed il tempio da essi è considerato originale ma rinato.

PARADOSSO DELL’AVVOCATO
 Il paradosso dell’avvocato (anche detto paradosso di Protagora) è un paradosso citato da Aulo Gellio e secondo la tradizione riferito ad elaborazioni della scuola stoica.
Secondo questa versione, Protagora avrebbe formato agli studi di legge, come istitutore, un giovane promettente, Evatlo (Euathlus), dal quale ebbe solo la metà di quanto richiesto per le lezioni e col quale stabilì che il resto sarebbe stato saldato dopo che questi avesse vinto la sua prima causa.
Ma Evatlo non cominciò la professione di avvocato, anzi si diede alla politica, e non avendo vinto la sua prima causa poiché non ne aveva mai fatte, Protagora non veniva pagato; quest’ultimo lo convenne dunque in giudizio per essere saldato del prezzo delle sue lezioni.
Il giovane decise di difendersi da solo, divenendo perciò avvocato di sé medesimo, e creando questa situazione di indeterminatezza:
secondo Protagora:
se Evatlo avesse vinto, avrebbe dovuto pagarlo in base all’accordo, perché avrebbe vinto la sua prima causa;
se Evatlo avesse perso, avrebbe dovuto pagarlo comunque per effetto della sentenza.
secondo Evatlo:
se Evatlo avesse vinto, non avrebbe dovuto pagare Protagora per effetto della sentenza;
se Evatlo avesse perso, non avrebbe dovuto pagare Protagora perché in base all’accordo non aveva vinto la sua prima causa.
Il paradosso è spesso citato a fini umoristici per segnalare la "gara di speciosità" sempre corrente fra le categorie forensi e quelle della politica.

Infine per voi l’analisi e la spiegazione del seguente paradosso.
PARADOSSO DELL’IMPICCAGIONE
Un tale fu condannato dal giudice. In considerazione dell’efferatezza dei delitti commessi il giudice proclamò una singolare sentenza:
"… il colpevole sarà impiccato un giorno della prossima settimana, ma egli non dovrà sapere quale sarà il giorno dell’esecuzione, che dovrà arrivargli completamente inaspettata!"
Il condannato non fu per nulla turbato dalla sentenza perché dopo un breve ragionamento concluse:
"Allora non mi impiccheranno mai! Dato che la mia sentenza deve essere eseguita entro la settimana, l’esecuzione non potrà essere sabato poiché venerdì lo capirei, e non potrà essere venerdì perché giovedì lo saprei, e così a ritroso per lo stesso motivo non potrà essere nessuno dei giorni precedenti. Per questo motivo non mi giustizieranno mai, in quanto l’impiccagione non sarebbe inaspettata."
Il giorno seguente il condannato venne impiccato. La sentenza del giudice si avverò, a dispetto della convinzione del condannato, in quanto questa gli arrivò appunto in un giorno inaspettato.