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"Campi

Continuiamo la nostra disamina della questione scatenata dal rapporto di Amnesty International, che denuncia in Italia la forte crescita del razzismo. Dunque,  l’Italia è razzista?
Dalla dichiarazione di Amnesty si evince una profonda preoccupazione per il "clima di razzismo e xenofobia" che si sta diffondendo in Italia, clima "alimentato anche dalle dichiarazioni di esponenti politici e istituzionali e da una certa stampa all’indomani dell’omicidio di Giovanna Reggiani", uccisa nell’ottobre scorso da un romeno di etnia rom alla periferia di Roma. "Siamo allarmati per il contenuto di queste misure sull’immigrazione e per i toni discriminatori nei confronti di rom e migranti irregolari che le hanno accompagnate", ha aggiunto Daniela Carboni che invita il Governo a "riflettere sulle conseguenze dei singoli testi". Conseguenze come quelle dell’assalto al campo nomadi di Ponticelli a Napoli o il raid contro negozi gestiti da stranieri nel quartiere romano del Pigneto e sui quali Amnesty chiede alla giustizia italiana di indagare e di individuare e punire i responsabili. "Chiediamo che sia fatta giustizia per le vittime di questi atti razzisti e xenofobi, che ci siano delle riparazioni adeguate ai danni subiti e che sia garantita la sicurezza delle altre persone in pericolo", ha dichiarato la responsabile di Amnesty Italia.
E’ di oggi la notizia di un nuovo incendio doloso appiccatto  al campo nomadi di Ponticelli a Napoli: lo conferma la polizia che intervenuta insieme ai vigili del fuoco. L’episodio dimostra che nel quartiere della periferia est di Napoli, luogo di una rivolta popolare antirom – dopo il caso del tentato rapimento di una bimba di pochi mesi da parte di una nomade minorenne – è ancora viva la tensione; e richiama le affermazioni di bambini del quartiere, alunni di una scuola elementare, che avevano scritto nei loro temi: "E’ stato giusto bruciare i campi rom".
I fatti sembrano dare dunque ragione ad Amnesty e rispondere affermativamente al nostro questito. E non si tratta di un escaltion riguardante solo gli ultimi giorni e solo specifiche aree o casi. E’ invece un fenomeno di portata più larga, come dimostrato dal rapporto alternativo 2004-Italia (a cura di Camilla Bencini e Sara Carretelli – interamente consultabile cliccando il link relativo), finanziato dalla Commissione Europea, DG Occupazione e Affari Sociali, e dalla Compagnia di San Paolo, nell’ambito del progetto di Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Europei. Tale rapporto, evidenzia come la discriminazione riguardi diversi settori quali tra gli altri l’acesso al credito per gli imprenditori immigrati, l’istruzione, e l’alloggio.

"Islamofobia"

La discriminazione appare inoltre rifondata ed esacerbata dall’ondata di islamofobia, che individua in ogni appartenente alla religione araba un fondamentalista potenziale terrorista (ricordiamo che in tutto il mondo solo il 30% degli islamici si reca regolarmente in moschea al venerdi e segue pedissequamente i precetti del Corano) in un paese, il nostro, che incoraggia l’idolatria per il cadavere di un religioso esposto al pubblico. Il rapporto si sofferma anche su un ancora diffuso antisemitismo e sulla situazione della comunità rom. In particolare per quanto attiene a quest’ultimo caso, si denota un’evidente situazione di segregazione, violazione dei diritti umani, dei diritti al lavoro e all’ alloggio. Le analisi riportate nel rapporto, sono corroborate da numerosi casi di violenza razzista e del loro trattamento da parte dei media quasi tutti polarizzati in difesa della cultura egemonica occidentale.
Leggendo con attenzione il documento su citato, si può concludere che non si tratta di un’invenzione di Amnesty, bensì il dato è palese: il razzismo serpeggia tra noi! E le cause possono essere diverse, soprattuto in un momento come questo di crisi sociale ed economica. Spesso e volentieri gli immigrati sono i nostri capri espiatori: ci sentiamo minacciati da un presunto assalto alle nostre tradizioni, alla nostra civiltà presunta laica e/o superiore.
Anche le retoriche dei media sono volte in tal senso. E’ spesso unanime la condanna al comunitarismo di certi gruppi di religione musulmana e al relativismo culturale (vedi Ratzinger), retoriche che non vogliono discutere i due termini dal punto di vista filosofico o scientifico (che sono i rispettivi campi naturali), ma che perseguono spesso il fine di difendere un universalismo particolare costituito dalla morale maggioritaria (cattolica o laica) e dominante, dalla posizione egemonica del nostro pensiero unico; tali retoriche, perseguono, soprattutto, il fine di intimidire coloro che trovano sospette le guerre per l’esportazione della libertà e della democrazia. Chi vorrebbe proibire l’esposizione del velo islamico da parte delle donne (o di altri segni religiosi) perché offensivo della dignità femminile e minaccia per le istituzioni laiche, accusa difatti di relativismo culturale (che esalta e difende le differenze in seno alle varie culture propugnando la loro eguale dignità) e di razzismo gli anti-proibizionisti, non osservando che l’esposizione di tali segni è più spesso una scelta personale, dovuta ad un desiderio di visibilità delle donne, appartenenti a comunità minoritarie, in una società che le costringe all’invisibilità (diversi studi in tal senso sono ampliamente e dettagliatamente illustrati nel libro "la guerra dei simboli" di Annamaria Rivera edizioni Dedalo). Appaiono ancora più insensate, tra le altre, le posizioni delle neo-femministe occidentali, le quali difendono la proibizione del velo (spesso associato ad altre pratiche come l’infibulazione e la lapidazione praticate solo in ridotti contesti musulmani) perché sostengono che questo sia un’imposizione dei maschi musulmani. Esse si sentono portatrici di una missione di incivilimento delle donne non-occidentali, benché il loro primitivo intento, quello di"riapprorpiarsi del proprio corpo" (ben noto slogan del femminismo anni ’70), sia stato ampiamente compromesso da una situazione (quella odierna occidentale) nella quale il corpo femminile è di fatto proprietà del mercato e della televisione (è più emancipatorio coprirsi o spogliarsi alla televisione o sui calendari?) Inoltre la laicità non ha forse il suo primo dovere nel difendere la libertà di pensiero e di espressione? Infine, coloro che accusano le comunità islamiche di chiudersi in un comunitarismo troppo ostentato, dimenticano che la chiusura in comunità è il risultato della discriminazione e non la sua causa.
Cosa dovremmo poi concludere se ricordiamo i noti fatti della Lega, tra i quali risalta (tra i tantissimi) l’episodio in cui, alcuni suoi esponenti, hanno profanato il terreno su cui sarebbe sorta una moschea spargendovi sopra pipì di maiale? Cosa dovremmo concludere se ricordiamo che la Lega è satata eletta in parlamento con un cospicuo numero di rappresentanti?
Probabilmente Amnesty non ha tutti i torti nel definirci razzisti.

"xenofobia"

Per concludere sottolineiamo  in sintesi alcuni punti di del rapporto di Amnesty:
GUERRA AL TERRORE: le autorità italiane non hanno collaborato pienamente alle indagini nel contesto della "guerra al terrore" e sono state criticate dal Parlamento europeo per il loro coinvolgimento nel programma delle ‘rendition’ (sequestri, detenzioni e trasferimenti illegali di prigionieri verso Paesi dove possono essere sottoposti a tortura). Il Rapporto ricorda anche il caso Abu Omar con un riepilogo dell’iter giudiziario nel 2007.
DECRETO PISANU: l’Italia ha mantenuto il cosiddetto "decreto Pisanu", riguardante misure urgenti per la lotta al terrorismo, che prevede l’espulsione di migranti, regolari o irregolari, anche in assenza di una condanna o di un’accusa per reati di terrorismo, senza garantire una tutela efficace contro il rimpatrio forzato in Paesi in cui potrebbero essere sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani.
FORZE DI POLIZIA E DI SICUREZZA E MALTRATTAMENTI IN CARCERE: l’Italia non si è dotata di un meccanismo efficace per il riconoscimento delle responsabilità delle forze dell’ordine. Il Rapporto cita l’uccisione di Gabriele Sandri da parte di un agente di polizia e la morte in carcere di Aldo Bianzino e ricorda le prime sentenze di risarcimento e i processi penali in corso nel 2007 per gli scontri avvenuti durante il G8 di Genova.
COMITATO DELLE NAZIONI UNITE CONTRO LA TORTURA (Cat): il Cat ha raccomandato all’Italia di inserire nel diritto interno il reato di tortura.
DIRITTI DI MIGRANTI E RIFUGIATI: l’Italia non si è dotata di una legge sull’asilo, specifica e organica, in linea con quanto prevede la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati. Il Cat ha invitato l’Italia ad adottare misure per garantire che la detenzione di richiedenti asilo e altri cittadini stranieri sia applicata soltanto in circostanze eccezionali e come ultima risorsa e comunque per il breve periodo possibile.
DISCRIMINAZIONE E ROM: il 2 novembre 2007 è entrato in vigore un decreto legge urgente che consente l’espulsione di cittadini dell’Unione europea sulla base di un pericolo di sicurezza pubblica. Durante tutto l’anno, le autorità italiane hanno intrapreso sgomberi su larga scala di comunità rom, in violazione degli standard internazionali sui diritti umani. Diversi esponenti politici hanno di primo piano hanno usato un linguaggio discriminatorio.