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Immagini luminose scorrevano veloci,
quando la luce della stanza s’accese d’improvviso.
Il sogno fu interrotto bruscamente da una figura che severa irruppe nella camera.
Il profumo d’una notte d’estate ancora acerba svanì improvvisamente,
come l’ultima stella rinunciò alla sua luce scintillante.
Una mina si spezzò sul foglio bianco,
tante forme da disegnare, rette e curve da tracciare,
e il tempo che dichiarò finito l’inseguimento…
Le parole risuonano assordanti, cupe e crude nella stanza,
come un’eco assente e secco.
Tutt’ad un tratto i tuoi pensieri si fecero distorti, veloci e irrazionali…
Volevi spegnere la luce, tornare al buio,
urlare alle immagini incuranti l’infamia di un destino cieco ed implacabile.
La voce va usata alta per buttar fuori i cattivi pensieri,
ma è nel silenzio che riusciamo a trovare il senso delle cose,
ammesso che nelle cose un senso vi sia.
Così, cade come l’ultima delle maschere di cera l’infinito tabù della fine di tutto,
e ti senti più vicina all’assoluto mistero del quale hai scoperto il frutto.
Desideroso è il mondo.
Muta la voce.
Afono l’urlo.

Andrea Tarquilio