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Ne faremo una grande e bella città….la mostra fotografica raccontata da Valentina Delle Foglie e Caterina Chimienti

3 Mar 2014 | Nessun Commento | 1.282 Visite
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1provincia99
Si è svolta un paio di giorni or sono presso la Sala Consiliare del Palazzo della Provincia di Bari la presentazione del libro “Interviste alla Città. Nove voci sul futuro di Bari” (Ed. Gelsorosso) del giornalista Luigi Bramato. Presenti, tra i relatori, Trifone Altieri (vice presidente della Provincia) Sergio Fanelli (assessore alle risorse umane della Provincia) Rocco De Franchi (assessore alle attività economiche del Comune di Bari) Nicolò Carnimeo (docente Uniba) e Rocky Malatesta (responsabile del Cesvir). Nel corso della serata inoltre è stata presentata al pubblico la collettiva fotografica “Ne faremo una grande e bella città” curata da Valentina Delle Foglie e Caterina Chimienti, con la supervisione di Dionisio Altamura, guida turistica.

Valentina, come è nato questo sodalizio con Luigi Bramato e la sua indagine sulla Città di Bari?

Io sono l’ultima arrivata! Luigi e Caterina si conoscono da tempo ma quello che ci unisce è l’amore sviscerato per questa Bari che ci ha tenuto inchiodati qui, con la speranza di poterle dare e di poter ricevere qualcosa di buono. Ma arriva il momento per tutti in cui dover tirare le somme e i risultati purtroppo non sono dei migliori: due di noi stanno andando via. E non diremo chi!

Ci sono molti modi per fotografare una città: voi quale avete scelto?

Abbiamo girato Bari con la nostra guida, nonché amico, Dionisio Altamura. L’abbiamo girata come fossimo due turiste, ascoltando Dionisio con i suoi racconti e i suoi aneddoti e facendogli mille domande. Ci siamo rese conto di non conoscere a fondo quello che qui a Bari abbiamo, e come noi, abbiamo pensato che tanti altri baresi non conoscano molte cose, molti particolari della nostra architettura e molte storie. Ecco perché nelle nostre fotografie abbiamo cercato di far vedere i dettagli, le parti meno note di quell’architettura e di quella storia che ha reso Bari una città meravigliosa.

Cosa rappresentano nell’insieme questi 17 scatti?

Diciassette cose nuove che abbiamo imparato. E tante altre che non abbiamo potuto inserire in questa esposizione.

Come è stato lavorare in coppia?

Non conoscevo Valentina dal punto di vista lavorativo ed ero certa che la diversità dovuta al differente percorso di vita, io architetto e lei psicologa, avrebbe portato a uno scontro sulla scelta di molti scatti. Ma è uno scontro che si è rivelato costruttivo e che ha portato a un continuo confronto sui temi della composizione e delle tecniche fotografiche.

Caterina, fino a qualche anno fa la Città Vecchia di Bari era zona inaccessibile ai turisti e agli stessi baresi: oggi invece come l’avete trovata?

Passeggiando per la città antica nelle diverse ore del giorno, bardate con l’attrezzatura necessaria per gli scatti fotografici, siamo state ‘circondate’ da gente curiosa e attenta che, con interrogativi a volte incalzanti, chiedeva spiegazioni riguardo il nostro fotografare. Già il solo e semplice confronto e dialogo è stato incisivo per catturare dei particolari e dei dettagli che probabilmente i nostri occhi non sarebbero mai riusciti a cogliere.

E i residenti come hanno reagito alle vostre incursioni?

La totale disponibilità e collaborazione dei residenti è quello che ci ha colpito maggiormente durante questi mesi: alcuni di loro hanno persino messo a disposizione le proprie abitazioni, altri, invece, si sono prodigati con ogni mezzo per rendere più agevole il nostro lavoro.

Che tipo di Cicerone è stato Dionisio Altamura?

Il ruolo di Dionisio durante tutto il percorso è stato fondamentale; in modo particolare nella fase preliminare, quella della “scoperta”, tra i vicoli del borgo antico e i palazzi del quartiere murattiano. Questo è ciò che abbiamo voluto riflettere nei nostri scatti: alcuni fugaci, altri puntualmente progettati, tanto che sembrano portare alla luce dei tesori nascosti, forse dimenticati dagli stessi cittadini baresi.

Valentina, qual è stato lo scatto che ti ha più emozionato?

Quello che ritrae la Divina Liturgia nella cripta. Io non avevo mai assistito a quel rito e l’atmosfera che si respira è incredibile. Le donne tutte con il capo coperto, quelle parole che risuonano all’interno della cripta e sembrano, all’orecchio, una melodia mistica. Emozionante! Soprattutto se poi si pensa che dieci scalini più su si celebra il nostro rito cattolico.

E il tuo, Caterina?

Non riesco a individuare uno scatto che non mi abbia emozionato. In modo diverso l’uno dall’altro ogni singolo fotogramma ha trasmesso un’emozione irripetibile. Tuttavia la suggestione nel fotografare l’interno del Teatro Petruzzelli, così austero nelle sue forme architettoniche, nonché lo stupore nel fotografare l’incisione di un nome dei 62 marinai sul paramento murario della facciata occidentale della Basilica di San Nicola, hanno provocato sensazioni uniche ed esclusive.

Avete già pensato ad una nuova esposizione della mostra?

Ci stiamo già pensando. Come ho detto non abbiamo potuto inserire tante altre fotografie all’interno del progetto “Ne faremo una grande e bella città” per una questione puramente logistica. Ma ci stiamo attrezzando per riproporre la nostra collettiva, magari questa volta in qualche spazio nel cuore della Città Vecchia. Insomma, sentirete presto parlare di nuovo di noi!

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