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Le dimensioni del mio caos

4 Mag 2008 | Nessun Commento | 5.435 Visite
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Le dimensioni del mio caos

Le dimensioni del mio caos? Abnormi, secondo Caparezza. E’ il caos del sociale, le contraddizioni della nuova generazione, il contrasto fra tenore di vita di precari e politici, l’Italia delle caste, dei mass media, delle logge e della Chiesa. Nell’immaginario percorso dell’occhio indagatore di Caparezza, se il disordine di appena due anni fa era imputabile alla classe dirigente, alle istituzioni, ora senza pietà rivolge la critica alle singole persone. E’ come se il quarantennale del ’68 avesse risvegliato la sua coscienza critica e si fosse chiesto come mai gli studenti di 40 anni fa credevano in qualche cosa, che sia sbagliato o no, e invece ora credono solo a ciò che è scritto sui blog.

In questo suo ultimo album,  tutto è presentato in modo omogeneo, c’è una storia che collega tutte le canzoni. Motivo per cui consiglio di comprare il cd originale e non scaricare le canzoni, che oltre ad essere penalizzante per l’artista (perché di artista si tratta) limita la potenzialità narrativa ed organica dell’album. La sintesi estrema è questa: Caparezza apre con una Stratocaster un varco spaziotemporale per il ‘68, dal quale esce una studentessa di nome Ilaria. Parte l’amore per lei e per la generazione. Però lei si fa condizionare dagli anni 2000. La storia va avanti, lei è sposata con il leader del partito “fronte dell’uomo qualcuno” (altro confronto: ai tempi della costituente c’era l’uomo qualunque, ora è necessario essere qualcuno) che sta costruendo lo spazioporto. Da uno spunto all’altro, tutte le canzoni si legano che è un piacere. Molte le voci di doppiatori famosi, io le ho riconosciute ma non le ho sapute associare. Ho riconosciuto solo quella di Elmer Fudd. Molti mi hanno detto che in questo album la componente strumentale prevarica sul testo, io sostengo che sono sullo stesso livello. Non credo che un buon arrangiamento possa danneggiare il testo, De Andrè comunica sia con la sola chitarra, che con l’intera PFM.

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CAOS CANZONE PER CANZONE

La Rivoluzione del Sessintutto: con giochi di parole al limite del senso della lingua italiana (tipica sua caratteristica), Caparezza musica un confronto spietato fra 2 generazioni di studenti: quella del ‘68 e quella del 2008 (cioè del sessintutto).

Ulisse (you listen): Sempre nel segno della critica alla società, Caparezza disegna il ritratto di Ilaria appena entrata nell’anno 2008: ha principi saldi, è atea, senza nulla a che fare con la coca ma con lsd sì.
(Caparezza e chi come lui ha l’esercizio della ragione e della critica, è molto più vicino al sessantotto che al 2008).


Non Mettere le Mani in Tasca
: nel quadro di indifferenza ai problemi del mondo e della vita privata cui la nostra generazione è affetta, il ruolo della Chiesa è per caso quello di risvegliare le coscienze attraverso il sentimento religioso? Per niente! L’atteggiamento della Chiesa è oscurantista alla stregua dei mass media.

Pimpami la Storia: Ok, abbiamo visto che la Chiesa aggrava le nostre condizioni. E la scuola? In barba al suo scopo educativo, si adatta sempre più al volere degli studenti ingolfati di mass media. Prodotto di ciò è una preparazione di base “eretica” per le fesserie che gli studenti vogliono imparare e la mancanza di una coscienza politica e storica che non ci consente di indagare su temi moderni. Citazioni a tutto spiano, dallo zecchino d’oro ai Gogol Bordello, come in tutte le canzoni dell’album (ma in particolare, a mio avviso, questa e la precedente).

Ilaria Condizionata: che fredd…ura i giochi di parola caparezzini. Chi l’ascolterà capirà. Ilaria ora vive nel 2008: diventa condizionata. La ragazza che fino a questo punto dell’album è l’esempio di come noi dobbiamo essere, prendendo riferimento dal ’68, scopriamo che diventa come un qualsiasi cretino della nostra generazione: Ilaria è condizionata dai media, è incoerente con i suoi ideali perché sono solo una parvenza, sono riflessi di una ribellione senza teoria e idee di base. E’ un po’ respiro un po’ colpo di grazia al grottesco ritratto della nostra generazione: respiro perché giustifica la pochezza della nostra mente, colpo di grazia perché neanche un modello perfetto di sessantottina può scampare alla distruzione delle nostre coscienze. Il freddo è appunto quello della coscienza politica e dell’anima.

La Grande Opera: la prima vera canzone dell’album del Caparezza di habemus Capa, accusatore politico. Ora è rivolto alla massoneria (aveva fatto citazioni in canzoni passate, ma non si era dedicato con tanta cura): si parla della grande opera, cioè del nuovo ordine mondiale che si teme i massoni stiano progettando. Ma la portata di questa opera è più realistica e meno megalomane, e mira solo a fare gli interessi degli affiliati, sfottendo edilizi e politici. Divagazione ben inserita nella storia dell’album.

Vieni a Ballare in Puglia: chi ha visto il primo maggio sa la potenzialità di questa canzone. Un Caparezza inorridito, ambientalista e intollerante, invita a non venire in Puglia per le vacanze e subisce (funzionalmente alla storia) una condanna. In realtà una canzone del genere rimane indifferente sul lato del turismo, ha una collocazione politica, non è promozionale o disinformativa. Non voglio sentire nessuno accusare Caparezza di vilipendio! Continue citazioni tarantolate (tarantellate?) all’ambiente, al lavoro, alla mafia e all’immigrazione.

Abiura di Me: scatenante (l’altra canzone del primo Maggio, che ha fatto saltare 500.000 persone abbioccate da Santamaria.). L’accusa torna sul sociale e precisamente verso i drogati di videogiochi. L’uso della prima persona farebbe supporre qualcosa di autobiografico, ma la canzone non dà elementi decisivi. Si può trarre una conclusione sommaria… i videogiochi sono per tutti, il genio da scrittore è di pochi.

Cacca nello Spazio: Una continua allegoria pseudo-sociale abbandonata e libera di fluttuare nell’interpretazione. Una visione più assimilabile ad un test di Rorschach che una canzone di denuncia. In altre parole: io ci ho visto il consumismo che varca i confini mondiali e che dà l’opportunità di continuare la distruzione ambientale e sociale nello spazio ai ricchi magnacci e terrestri coatti. Voi potete vederci qualsiasi cosa, non essendo una canzone dai contorni ben definiti.

Circo delle Pantegane: non vorrei mai averlo letto né sentito questo testo, devo correre immediatamente a farmi una doccia. Un’espressività, dei termini e delle visioni tremendamente e spaventosamente sudice vi porteranno in un mondo di malattie, di sporcizia e chi più ne ha più ne metta. Non si evince da nessuna frase, ma così a pelle mi verrebbe da pensare che è una metafora del mondo dello spettacolo.

Un Vero Uomo Dovrebbe Lavare i Piatti: Caparezza detesta il cliché dell’uomo che non deve chiedere mai (dato che se non chiedi non sai). Lo descrive qui, usando come modelli di vero masculo i figaccioni della pubblicità e della malavita.

Io Diventerò Qualcuno: bimbetti condizionati, con il solo sogno di un futuro in tv. Finchè è sogno ok, ma si trasforma in progetto di vita no. Utenti di myspace ok, ma se si mette un muro di incomunicabilità no. Bullismo, maniaci della tv forgiati dai media all’ignoranza, politici che prendono in giro (facilmente) tali persone, auto-compiacimenti e auto-celebrazioni derivati da interventi su forum (eseguiti nella pure ignoranza) sono l’obbiettivo di questa canzone. Ci lascia un inquietante interrogativo: E la prossima classe politica? Per me è un inno a prendere le armi contro l’ignoranza e combattere per salvaguardare il futuro. (per la cronaca, li distinguo…)


Eroe
(Storia di Luigi delle Bicocche): commovente primo estratto dell’album. Il muratore della spazioporto Luigi delle Bicocche è l’esempio di chi conduce una vita da operaio fra rischi, sacrifici, salute, prese in giro di ricconi e politici. I sacrifici di una vita vissuta fra rinunce e stenti per salvare la famiglia sono indicati come ben maggiori di quelli per salvare il mondo. Ed è vero. Ho ancora i brividi, a un mese dall’uscita dell’album.

Bonobo Power: conclude il ritratto della generazione con una previsione. Se la nuova generazione è così, non ci vorrà molto per ritornare ad essere scimmie. Descrizione quasi da libro di testo della razza dei Bonobo.

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