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“Lo stesso mare” di Fabio Vacchi in prima mondiale al Teatro Petruzzelli

7 Apr 2011 | Nessun Commento | 3.948 Visite
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Lo stesso mare
Un romanziere, Amos Oz, che si fa librettista e un compositore, Fabio Vacchi, si incontrano e lavorano insieme, fianco a fianco, al progetto di un’opera lirica, come famose coppie della tradizione melodrammatica occidentale. L’incontro risale all’estate 2009, in un borgo ligure sul mare: Amos Oz e Fabio Vacchi amano il mare, il mare è il protagonista del romanzo da cui parte il progetto: “Lo stesso mare”, pubblicata in Italia nel 2000 da Feltrinelli.
Il percorso insieme porta a Bari, al Teatro Petruzzelli, per una prima mondiale che, con qualche ritardo, arriva in scena in questo aprile 2011, giovedì 28: lo spettacolo gode del patrocinio dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Israele.
A curare la regia, al suo grande ritorno al teatro Petruzzelli, Federico Tiezzi, le scene Gae Aulenti, i costumi Giovanna Buzzi, le luci Gianni Pollini. Dirige l’Orchestra della Fondazione Petruzzelli il maestro Alberto Veronesi. Il “main sponsor” dell’evento è Natuzzi Group.

Fabio Vacchi, l’ allievo di Nono che è uno dei più eseguiti compositori contemporanei, non è nuovo ad operazioni di ispirazione letteraria: un nuovo brano sinfonico ispirato alla shakespeariana Tempesta, per recitante e orchestra, è stato affidato alla Filarmonica della Scala; Prospero, Teneke e Dai calanchi di Sabbiuno, nella versione orchestrata per Claudio Abbado (commissionato da Abbado nel 1997, conta più di 200 esecuzioni nel mondo). Come ha avuto occasione di ricordare, per lui «L’ unica possibilità della musica contemporanea, almeno della musica che mi interessi, è il compromesso tra tradizione e modernità».
Il romanzo di Amos Oz lo ha catturato rapidamente: è un’opera narrativa “lirica”, dove prosa e poesia si alternano armoniosamente, come arie e recitativi di un’opera per musica. La narrazione non è lineare, ma trascorre dal presente al passato, con slanci verso il futuro. Anche in alcuni capitoli ha andamento musicale («Adagio», «Scherzo», «Stabat Mater») e la storia è un intreccio di voci, che si affiancano, si incontrano, si rincorrono, raccolte da una figura di narratore sempre più presente “nella” storia.

alberto veronesi
<In tre stagioni si dipana l’intreccio di questa storia. Troviamo un commercialista rimasto vedovo da poco, un figlio partito per il Tibet non tanto in cerca di sé quanto spinto dal desiderio di andare più lontano possibile, una giovane fidanzata lasciata in Israele, forte e fragile al tempo stesso, una donna malata di ironica solitudine, una morta la cui vita affiora a poco a poco. E soprattutto lui, lo scrittore che, a un certo punto, entra nella storia e vi prende parte sia come “artefice” che come “spettatore”> (ed. Feltrinelli, 2000).
“Incerta è la luce. La stanza angusta. Nadia siede. Albert le sta di fronte. Nessuno dei due che disponga di un <da dove si comincia>?” A iniziare e a dar vita all’opera lirica , in tre atti, sono tre voci narranti: Sandro Lombardi, Giovanna Bozzolo, Graziano Piazza; e il cast dei cantanti: Julian Tovey (baritono) sarà Albert, Yulia Aleksyuk (soprano) canterà Dita, Chiara Taigi (soprano) interpreterà Bettin, Sabina Macculi (soprano) sarà Nadia, Giovanna Lanza (contralto)
sarà Miriam, Stefano Pisani (tenore) canterà Ghighi, Danilo Formaggia (tenore) sarà Dobi.

Il punto centrale, del romanzo e dell’opera, è la famiglia, una famiglia disgregata dove tutti sono lontano dall’oggetto amato. Filo conduttore delle loro esistenze e solitudini il mare e la sua nostalgia, “Lo stesso mare” del titolo. Con anche qualche implicazione meta-narrativa che travalica l’importanza della voce e figura del narratore:
“a duecento metri di qui il mare confabula con il mare, non che racconti arguzie, misura piuttosto sprazzi d’argento, li leva e li indossa, lustra, cambia smeraldi con scorie di stagno. /…/ Tutto questo fa parte di un’Opera diversa, chiusa da un bel pezzo. Ghighi Ben Gal dice la sua adesso /…/ quanto al narratore, per parte sua consiglia di ridurre un po’ i lunghi silenzi che sono a suo dire un po’ di maniera. Dita tace. /…/ salutiamo e ce ne andiamo. È stato molto piacevole e quanto al progetto, adesso è in buone mani. C’è davvero da sperare che sarà un grande successo. Si parte proprio con il piede giusto” (Lo stesso mare, ed. Feltrinelli, pp.169-170).

Nelle foto di Carlo Cofano in alto Fabio Vacchi ed al centro il maestro Alberto Veronesi

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