English Spanish German Russian Chinese Italiano
LSDmagazine
Il vostro pezzo mancante. Cultura, Stile, Vita, Attualità, Relax e non solo.
         Direttore responsabile: Michele Traversa
“Foré” e “The Wilde Club”, i dischi e le contaminazioni di Pierpaolo Martino

10 Mar 2013 | Nessun Commento | 2.463 Visite
Di:
Print Friendly, PDF & Email

Pierpaolo Martino
Ascoltare un disco di sola musica è esperienza che, oltre a innescare il sottile gioco dei richiami e dei rimandi, comporta per chi ascolta la necessità di un approccio sensoriale, chiudere gli occhi e lasciarsi abbracciare dalla suggestione che promana dall’arpeggio. E poi darne conto.
Questo è lo spirito con cui ci siamo dedicati all’ascolto di “Foré”, album frutto del lavoro dell’ensemble composta da Pierpaolo Martino (contrabbasso e basso elettrico), Adolfo La Volpe (chitarre) e Massimiliano Morabito (fisarmoniche).
“Foré” sta per “forato”: un buco nello spazio, uno squarcio nella porta di confine, sia essa intesa in senso filosofico, che in senso più concretamente musicale. Difatti, concetto ispiratore del disco è quello di “soglia”, di linea di demarcazione, trapasso, passaggio, ed il viaggio musicale in dieci tracce si mantiene in bilico, entrando e uscendo dal pop, dal jazz, dal folk (fino alla pizzica che chiude il disco), percorrendo una propria personale linea di contaminazione, che comincia con la limpida delicatezza de “Il barone rampante”, spaziando in varie direzioni, passando dai toni vaghi di malinconia di “Perplesso nell’ombra verde (aspetto)” a quelli decisamente più gioiosi di “Bella”. È invece un dichiarato omaggio alla voce ed ai rumori delle strade “Pere, mele e percoche”, tributo ai suoni vocianti di un mercato, che man mano si diffonde in una melodia piana, per farsi quasi didascalia di un quadro rionale gremito di gente.
Procedendo, con “Toujours” si toccano corde di un sentimento profondo e melanconico, da cui si sprigionano il senso della perdita e dell’assenza, mentre “Cisternino” è un incedere che somiglia tanto al vagare per i vicoli del borgo eponimo, attraverso il bianco dei suoi muri che all’imbrunire s’arrossa e lumeggia di sole, melodia che si fa concitata come un caracollare a cui pare invitare, mentre “Tango” non può che essere struggente.
Pierpaolo MartinoGiocoleria che fa il verso a “Fra Martino campanaro” è “Mr. Bones”, che per altri versi sembra invece il contrappunto indicato ad un girovagar monellesco, che accompagna alla pizzica che chiude il disco, ultima variazione musicale.
Altre atmosfere, cambio d’orizzonte e di sonorità, verso una vena più intimista ed introspettiva ed un tessuto musicale esplicitamente rock (o post-rock) è invece l’album “The Wilde Club”, dell’omonima formazione, che omaggia nel nome (e non solo) la figura di Oscar Wilde.
The Wilde Club” si lega a “Foré” per la presenza degli stessi Martino e La Volpe a fare da trait d’union; al basso di Pierpaolo Martino e alle chitarre di Adolfo La Volpe, si uniscono Maurizio Ranieri (piano e tastiere), Stefania Ladisa al violino e Claudio Digennaro alla batteria.
Quest’altro disco si presenta più articolato nelle sue sei tracce, tendendo ad una ricerca musicale più raffinata, in cui risuonano echi “ambient”, musicalità più composita, le cui suggestioni conducono verso spazi sconfinati e al contempo virano verso le circoscritte profondità dell’essere. Si comincia con “Fanny”, un rock indulgente verso l’armonia melodica e suadente, che svolta poi in direzione di atmosfere più introspettive in “Digging in My Darkness”, arpeggio sensoriale che vuol toccare le corde del lato oscuro; l’ispirazione rock della formazione è stemperata da un certo qual minimalismo, che si effonde nella ricerca di atmosfere morbide ed avvolgenti che progressivamente decollano verso qualcosa di più movimentato e coinvolgente (“Summer”).
L’uso della voce è parsimonioso, ma quando entra, graffia di calda intensità (Pierpaolo Martino in “Fanny”) oppure accarezza con morbida delicatezza (Fabrizio Piepoli in “The True Lover”, ispirata al racconto “The Nightingale and the Rose” – “L’usignolo e la rosa” – di Oscar Wilde).
Il viaggio si conclude con “Wearing the Green Willow”, concedendo tappeto di note alla malinconia dell’amore che finisce.
Due lavori discografici da ascoltare lasciando la parola alle suggestioni.

.

Nessun commento ancora

Lascia un commento

CASHBACK WORLD
il mondo visto di traversa
per vie traverse
Sinestesie Mediterranee
LSD webradio
Coming Soon

LSD television
Coming Soon

per vie traverse
Per Informazioni
E-Mail: info@lessonnumper1.it

Categorie