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“Fly” il maestro Maurizio Mastrini ci spiega il suo ultimo lavoro discografico

21 Mar 2013 | Nessun Commento | 1.998 Visite
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Maurizio MastriniNessun messaggio subliminale, nessuna presunta istigazione alla violenza, nessun guaio giudiziario come quelli che per anni hanno attanagliato le più famose rock band della storia: il backmasking, ossia la tecnica attraverso la quale numerosi brani musicali venivano dotati di un messaggio segreto percepibile soltanto ascoltando i pezzi a ritroso, partendo dalla fine) non interessa al maestro Mastrini che, consigliato in sogno direttamente dal sommo Bach, ha consolidato la sua fama di pianista e compositore di smisurato talento attraverso la riproposizione dei classici della musica eseguiti al contrario, dall’ultima nota alla prima. Dai preludi di Bach a “Per Elisa” di Beethoven, rispettando meticolosamente la metrica, il ritmo, Mastrini ha presentato nei maggiori teatri delle più grandi città del mondo, con rappresentazioni sold out, uno spettacolo assolutamente fuori dal comune, ma dall’incredibile impatto sullo spettatore di ogni parte del globo che, estasiato non può far altro che constatare quanto la meraviglia della musica viaggi indistintamente, in un senso o nell’altro, permettendoci sempre, in ogni modo, di continuare a sognare.
A poco più di un anno di distanza dall’album “Terra”, Maurizio Mastrini ritorna a calcare le scene italiane ed internazionali con il suo nuovo lavoro “Fly”, da qualche giorno in tutti i negozi di dischi d’Italia. Si tratta di un disco intenso, appassionato, per certi versi inquieto, ma allo stesso tempo delicato e profondo, in cui le emozioni ed il personale sentire dell’autore sono messi a nudo e proposti al pubblico senza censure.
Mirabile il riadattamento di “Children”, celeberrimo brano composto da Robert Miles, che gli valse uno straordinario successo nel 1996 e che Mastrini ribattezza “Children’s love”, in quanto frutto della contaminazione col brano “Love”, rivisto ed ampiamente arricchito nella parte pianistica.
Un superstizioso scongiurare la cattiva sorte che nell’immaginario collettivo accompagna il numero tredici (come i pezzi in totale dell’album, come l’anno di pubblicazione) è rappresentato dal brano “Tiè”, suonato solo con pollice, indice e mignolo delle mani (a formare le corna).
Un album di spessore, in cui traspaiono le formidabili doti compositive e virtuosistiche del Mastrini, ma che allo stesso tempo coglie l’occasione per sostenere una raccolta di fondi a favore dell’associazione “Vittime della strada”. L’album infatti consterà di una doppia versione: quella destinata al mercato internazionale, intitolata appunto “Fly”, e quella indirizzata al pubblico italiano, chiamata “Vai piano”, in cui i brani saranno intervallati da messaggi di sensibilizzazione per una guida sicura.
La fama internazionale arriva con l’uscita dell’album “Il mio mondo al contrario”, tappa fondamentale della continua ricerca e sperimentazione di Mastrini, in cui il maestro si cimenta nella già citata riproposizione di composizioni classiche e contemporanee eseguite al contrario.

Maurizio MastriniNoi di LSDmagazine lo abbiamo incontrato e ci ha spiegato face to face il suo mondo interiore ed i suoi progetti futuri.

Dopo il successo ed il fortunato tour legato all’album “Terra”, è appana stato pubblicato il suo nuovo disco “Fly”. Cosa rappresenta questo nuovo lavoro?

Fly è la continuazione di “Terra!”, è la parte mancante cioè quella eterea: è più sognante, riflessivo c’è di tutto dentro, dal volo fantastico ed elegante del falco di “Fly” alla strega sospettosa Baba Yaga che, come detto ad altri giornalisti, non è la stessa che suggerisce i brani al M° Allevi, la sua è una fatina… Per quanto riguarda “Senza respiro”, questo brano è quello che suonando in pubblico mi da più ansia e l’ ho scoperto perché quando lo studiavo arrivavo in fondo senza ossigeno scoprendo che lo stavo suonando in apnea, da qui il titolo. Da qui si passa a “Carezze” brano estremamente dolce, ma non manca nemmeno la sensualità di un tango in stile “Piazzolla”, appunto il brano “Tango Clandestino”, etc. etc.

Nel nuovo disco propone una rivisitazione di “Children”, il celebre pezzo di Robert Miles che riscosse un forte successo nel 1996. Come mai ha scelto proprio di riadattare questo brano in particolare?

Le sfide sono il mio pane quotidiano, l’unico anello di congiunzione che ha questo brano con il mio mondo è quello di essere stato eseguito con un pianoforte, da qui l’idea di portarlo nelle sale da concerto in una versione un po’ più virtuosistica e devo dire che il riscontro degli ascoltatori è veramente fantastico.

Uno straordinario talento che in questo caso si fa anche portavoce di un importantissimo messaggio di sensibilizzazione, almeno per quanto riguarda la versione del disco destinato al mercato italiano. Ci parli un po’ di questo progetto.

Il progetto nasce dal fatto che vivo a stretto contatto con i giovani ed essere padre ti porta ad avere un atteggiamento super protettivo. Leggendo i giornali il lunedì mattina mi vengono i brividi nel vedere giovani vite spezzate spesso da un pizzico di superficialità. Da qui l’idea di fare qualcosa per loro in una campagna, che partirà il prossimo mese, di informazione e raccolta fondi. Infatti per ogni cd devolverò un euro all’associazione vittime della strada.
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