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Voltare pagina senza avere paura: #tunisiaiocivado per non dimenticare la Tunisia dopo l’attentato

20 apr 2015 | Nessun Comento | 804 Visite
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1Riparte da qui la Tunisia del dopo attentato terroristico, il paese baciato dal sole, dal mare e dalla storia che con la strage del 18 marzo al Museo del Bardo non vuole perdere anche una delle sue risorse primarie: il turismo, che qui vuol dire il 7 per cento del Pil nazionale. “Il turismo, il Bardo, il Parlamento: ci hanno colpito proprio nel nostro orgoglio – dice Dora Ellouze, direttrice dell’Ente del Turismo della Tunisia in Italia – . Ma la Tunisia è un paese sicuro e non c’entra niente con l’Isis. Abbiamo smantellato la cellula terroristica, all’aeroporto sono stati rafforzati tutti i controlli, così come per strada e nei siti di interesse. La Medina è piena di polizia, anche in borghese, e in ogni struttura ricettiva è stato installato un metal detector. Nel mese di marzo però – prosegue – abbiamo registrato un calo del 30 per cento di arrivi. Alcuni tour operator hanno cancellato i loro voli charter per mancanza di prenotazione, mantenendo solo quelli di linea”. Senza contare le crociere Costa e Msc che hanno cancellato la sosta a Tunisi dalle loro rotte. “E’ stato un altro colpo durissimo – commenta la Ellouze – che arriva dopo un 2014 che invece per noi era stato di ripresa del turismo. Nell’ultimo anno gli italiani arrivati sono stati più di 250 mila e si calcola che ognuno spenda qui 300-500 euro in una settimana. Ma sono convinta che quella delle crociere sia una decisione temporanea. Il nostro ministro se ne sta già occupando e da giugno sono certa torneranno, così come i charter e last minute”.

Parola d’ordine, intanto, voltare pagina e soprattutto rassicurare i turisti per invertire il pericoloso trend. “In Francia siamo già partiti con una campagna tattica, che anticipa i tempi della normale promozione in vista dell’estate – prosegue – . Si chiama #tunisiaiocivado e a fine aprile, inizio maggio, partirà anche in Italia. Abbiamo puntato sulla forza dei testimonial, vip o gente comune”.

Per sostenerla, proprio oggi, a un mese dall’attentato al Bardo, al Museo arriveranno il ministro della cultura francese Fleur Pellerin, Claudia Cardinale e altri testimonial. “In Italia – aggiunge il direttore – hanno già accettato di partecipare alla campagna Emma Bonino e Rim Saidi, modella tunisina che vive a Milano. L’investimento sulla campagna è importante. Inizieremo con affissioni, poi web, tv e stampa. Quando sarà partita inviteremo qui anche il vostro ministro Dario Franceschini. Vogliamo che la gente venga a vedere con i propri occhi che la Tunisia è bellissima e soprattutto sicura. Noi non abbiamo paura. E continuiamo a lavorare. Venite, venite a trovarci”.

I grandi Nettuno, i mostri marini, Venere, sono tutti lì ad osservare. Quasi coro di Moufida Kasbaoui, direttore del Museo del Bardo di Tunisi, fino a un mese fa “solo” scrigno di meraviglie d’arte romana e archeologia e uno dei più importanti siti turistici di tutto il Paese. Ora simbolo di un paese bellissimo, colpito, ma che alla violenza del terrorismo non si vuole piegare. E va avanti. Qui al Bardo, come in città e nella Medina, il 418 aprile è sembrato un giorno normale, con le bandierine rosse della Tunisia a sventolare al sole. Invece un mese fa, il 18 marzo, è accaduto l’inferno: 24 morti e 45 feriti, di cui 11 vittime italiane, in un attentato rivendicato dall’Isis che tutti vorrebbero dimenticare. A tempo di record, appena 12 giorni dopo, il Museo ha riaperto al pubblico, con nuove misure di sicurezza e una stele per ricordare, uno per uno, chi vi ha perso la vita. Ad un mese di distanza dall’accaduto, però, nessuna cerimonia, se non nel pomeriggio con la visita del Ministro della cultura francese Fleur Pellerin insieme ad alcune personalità come Claudia Cardinale, venuti proprio per sostenere la campagna tattica dell’Ente del turismo per rilanciare i viaggi nel paese. Eppure il 18 aprile non è stato un giorno normale. E forse non è un caso se una ragazza in visita sia arrivata con una grande bandiera tunisina sulle spalle. Qualche macchina intanto era in fila davanti al cancello. Il nuovo presidio di polizia ha controllato chi entrasse e con lo specchio ha fatto le ispezioni sotto le auto. I venditori di collanine ti si avvicinavano nel parcheggio dove tutto è cominciato. In silenzio, ci si è fermati davanti alla stele, circondata da fiori freschi. 2Si leggono i nomi, poi il metal detector e lo scanner, cui ora tutti devono sottoporsi. Dentro i gioielli del Bardo sono più sorprendenti che mai, a partire dall’immenso mosaico con il Trionfo di Nettuno, recuperato da una villa romana del terzo secolo. Il percorso del visitatore è lo stesso compiuto quella mattina dagli attentatori. “Cercavano i turisti, sapevano che quel giorno c’erano le crociere e seguivano le loro voci”, dice una guida. Si va su per le scale, dove hanno risparmiato un ragazzo perchè tunisino, ed ecco i primi segni sul muro, che hanno sfiorato ma non scalfito l’Apollo di Cartagine del II secolo. Poi le stanze più belle del museo nell’ala ottocentesca, con il Cortile del Palazzo, la Sala della Musica e la ex Sala dell’harem o di Virgilio, in un rincorrersi di arte romana e arte araba Medioevale. Incredibile pensare che proprio queste mura, per secoli votate all’amore del Pacha, siano state le sale della mattanza, della paura. Chi ha potuto è fuggito attraverso i mosaici con i mostri marini. Altri sono rimasti bloccati lì dove i segni delle pallottole feriscono ancora muri e la teca con Bacco. “Miracolosamente nessuna opera è stata danneggiata – racconta ancora Madame Kasbaoui – . Tutte le sale sono aperte e forse non cambieremo quei vetri, per mantenere la memoria di ciò che è stato. Lavoreremo ancora di più, 3organizzeremo eventi, se necessario”. Lei quel giorno era a lavoro, in un ufficio a far firmare un fax. “Qui lavorano circa 200 persone, la maggioranza donne – racconta – Quando abbiamo sentito i colpi ci siamo riuniti, 9 colleghi e una bambina di 4 anni. Abbiamo provato a chiudere le porte, che però qui non si bloccano, e ci siamo gettati a terra, dalle 12.10 alle due. Ho visto uno degli attentatori passare con il kalasnikov in spalla e dalla finestra il ragazzo ucciso. Pensavamo di essere ostaggi. Come l’abbiamo superata? Con l’aiuto degli psicologi e tornando a lavoro. No, non abbiamo paura: la sicurezza è stata rafforzata così come le telecamere. Oltre ai turisti, prima di tutto dobbiamo difendere le persone che sono qui ogni giorno, per la valorizzazione e tutela di questo posto”. I visitatori sono un pò diminuiti, ma “abbiamo molto sostegno dai piccoli gruppi e da inglesi e francesi. Qualcuno, amaramente, viene a vedere “il luogo dell’attentato”". Ma il Bardo, come la Tunisia, dice, “è tornata il paese di sempre, in piena sicurezza. Ditelo ai nostri fratelli italiani, diteglielo di venire a trovarci”.

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