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Tuo, Simon: finta commedia giovanilistica apprezzata dalla critica

7 Giu 2018 | Nessun Commento | 338 Visite
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Tuo-SimonTuo, Simon è una commedia statunitense dal taglio apparentemente giovanilistico, ma che affronta temi sociali importanti.

L’uscita è stata anticipata nelle sale italiane dalla data prevista, ultima  settimana di agosto , al 31 maggio.
A dirigere il 46enne Greg Berlanti, attivo in televisione (Dawson’s Creek) ma che ha già realizzato pellicole sull’accettazione di sé, preferibilmente riguardo l’omosessualità.
Berlanti infatti è gay e assieme al compagno, il calciatore Robbie Roberts,32 anni, ha avuto un figlio in surrogato.
Tuo, Simon ha ottenuto ottime critiche anche in Italia per la sobrietà della confezione, che tratta appunto il tema di scoprirsi omosessuale nell’adolescenza, senza  le forzature e la deriva decadente di Chiamami col tuo nome.
Inoltre la pellicola propone uno spaccato di vita giovanile in ambito adolescenziale e scolastico nel quale osserviamo che le coppie interrazziali vengono   invece accettate.
Infatti Martin, compagno di classe  di Simon (il protagonista) cerca di fidanzarsi con Abby, ragazza di colore che è molto amica dell’altro.
L’aiuto di Simon è fondamentale: Martin non rivelerà all’intera scuola l’omosessualità di quest’ultimo, se egli accetterà di favorire l’unione con Abby.
In verità poi Simon, interpretato splendidamente da Nick Robinson, avrebbe tutto per essere felice: dei genitori belli, giovani e ricchi, una sorellina adorabile,  amici splendidi e affidabili.
Ma sa che le aspettative sono “altre”: il padre Jack (Josh Duhamel) induce innocentemente il figlio a comportamenti da playboy, ignorandone la personalità.
Tra gli attori noti del cast troviamo soltanto Jennifer Garner, nel ruolo di Emily: sposata fino all’anno  scorso con Ben Affleck, l’attrice ha all’attivo pellicole come Pearl Harbor.
L’intreccio unisce modernità a qualche particolare vintage: Simon usa come tutti i ragazzi smartphone e chat in modo smodato ed è  appunto tramite una chat che conosce Blue, un omosessuale come lui “non dichiarato” che milita nella stessa scuola; e a proposito appunto di vintage  il protagonista  ascolta dischi a 33 giri, nuova moda che ha fatto proseliti anche in Italia, isolando il compact disc.
Il film usa toni da commedia nella prima parte, mentre nel secondo tempo ha un crescendo di drammaticità che si tinge di  un piccolo    giallo: ovvero l’identità di Blue, l’amico virtuale di Simon.
Egli non è infatti quello che gli spettatori  e lo stesso Simon pensano.
Va detto che il tutto ha una base letteraria, ovvero  il romanzo Non so chi sei ma io sono qui di Becky Albertalli, pubblicato da Mondadori, che è catalogato nel genere “letteratura per ragazzi”. L’Albertalli è anche una psicologa clinica per ragazzi e il romanzo dal quale il film è tratto è anche il suo libro  di esordio.
Ecco dunque che un tema ancora tabù ( l’omosessualità)  ancora oggi nella evoluta    America, trattato opportunamente e non con le forzature dell’ultima opera di Luca Guadagnino, come già detto, diventa insieme educativo e terapeutico, perché l’essere gay è trattato senza morbosità e con doverosa cura nell’affrontare le psicologie di tutti i personaggi, in un cast, va detto, variegato e perfetto.
Oltre a Josh Duhamell, ex “modello dell’anno”, il film schiera il cantante rock Logan Miller e il caratterista Tony Hale, nei panni del vicepreside Mr Worth; Hale è   apparso di recente in Ore 15.17 attacco al treno di Clint Eastwood.
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