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Tonino Guerra, l’autore de “La valle del Kamasutra” si racconta a tutto tondo

20 ago 2010 | Nessun Comento | 1.693 Visite
Di:

Tonino Guerra
L’estate culturale ostunese è parecchio movimentata. Numerose sono le iniziative che vedono ospiti personaggi di sicuro appeal intellettuale. Dopo la de Sio ospite della rassegna “Un emozione chiamata libro” il 10 agosto, LSDmagazine ha avuto l’onore d’intervistare, il maestro Tonino Guerra invitato da “Spiagge d’Autore” a presentare il suo ultimo libro: “La valle del Kamasutra“.
Arrivato al luogo dell’appuntamento, un lido della marina ostunese, come era ovvio aspettarsi dal nome della Kermesse “Spiagge d’autore”, vengo condotto ad un lungo tavolo apparecchiato di tutto punto, illuminato da una luce più che soffusa direi insufficente. Appare il volto di Guerra in compagnia di sua moglie Lora e di altri convenuti. Il maestro appare di buon umore ma affaticato dal lungo viaggio in auto, che dalla “sua” Romagna, lo ha condotto quì nel tacco dello stivale. Da fonti segrete e certe veniamo a sapere che il vetusto “Omero contadino” non gradisce spostarsi su metallici uccelli ronzanti: gli aerei. S’interrompe la magia degli sguardi quando una voce, che di certo non proviene dalla gola rauca del maestro, dai più noto per la famosa pubblicità sull’ottimismo nella vita, ordina d’essere concisi.

Il poeta Juan Piquéras la paragona ad una matrioska, la nota bambola russa che al suo interno nasconde un’altra bambola identica ma più piccola della prima, fino ad avere un susseguirsi di copie in scala, tutte contenute l’una nell’altra. Si tratta di una metafora della vita umana, dove con il passare degli anni a cambiare è solo l’involucro, il corpo, mentre l’Io resta immutato nonostante l’incedere del tempo?

No, no. Lui vuol dire questo,- risponde, facendosi serio in volto, lui sa che io faccio ehm.. ho fatto cinema, che scrivo poesie, l’unica cosa che mi interessa, e poi che dipingo, faccio fontane ed altro ancora. Lui dice che un momento faccio il poeta, l’altro momento faccio il cinema e così via. Lui vuole intendere questo.

Quindi la sua arte è la risultante della sintesi tra i diversi modi di comunicazione alla base delle differenti forme d’arte?

E’ vero, siccome ho novantanni, per consolarmi faccio diverse cose: alcune mi vengono bene, altre meno. Però quando faccio quelle cose io dimentico che a novantanni non si possono avere altri novantanni da vivere.

Tonino GuerraIn una intervista tv, nella sua dimora di Pennabili nel Montefeltro ho notato la presenza di molti gatti, quali sono i nomi che lei poeta ha dato loro?

Il problema è questo: i gatti sono a volte cinquanta, a volte quaranta, adesso sono diminuiti…- aggiunge, -ma sono la passione di mia moglie. Sono arrivati nella casa perchè cominciando con un gatto, è poi arrivata una gatta, poi tutti quelli attorno che vengono sempre a casa nostra soprattutto per mangiare. Mia moglie con loro parla anche russo ed è un modo per consolarsi con loro, perché un russo fa sempre fatica a trovare un forte legame per esempio con questo luogo di montagna che è Pennabili. D’altra parte la ringrazio, perché mi ha regalato un continente che è tutta la Russia. Cioè se io vado in Russia sono molto amato, e questo dipende da lei e dalle traduzioni che ha fatto dei miei libri. Le sue traduzioni sono cose perfette al punto,- ripete, muovendo con forza le braccia dall’alto verso il basso-al punto che l’ultimo libro dice questo: “Tonino Guerra, Ulisse di campagna tradotto da Lora”.
Quindi oramai la traduzione è quasi la cosa più importante. Questo perché lei, mia moglie, sa riconoscere dentro il mio parlare, la diversa struttura che deriva dall’ utilizzo del dialetto…per voi…- dice, fermandosi un attimo come per riordinare i pensieri – siccome non conoscete che è una lingua, il dialetto è come una lingua, lo sono anche il Romanesco e il Napoletano, rispetto all’italiano hanno una struttura diversa. E’ un modo di parlare che è più pieno. Per esempio, vi dico un mio verso che piaceva molto a Tarcovsky e cha ha per oggetto l’aria, il finale del film- chiedo venia ma non so a quale film si riferisca, – di Tarcovsky è sull’aria, lo dico in italiano perchè non vuole dir nientre: “L’aria è quella cosa leggera che sta attorno alla tua testa, che diventa più chiara quando ridi.”. Questa è l’arte!- dopo quest’ultima affermazione qualche invitato seduto a tavola, prorompe in un nitido -Che bello….
Ma il maestro, noncurante del complimento un pò forzato, è un fiume in piena. Sempre fisso con i suoi occhi sul suo curioso ascoltatore, continua dicendo -Allora il problema è che in dialetto si dice così: “l’aria l’è qu’la roba lizira…” non “leggera”, “L’è qu’la roba…lizira…”, vuol dire che in “lizira” ci senti dentro già la zanzara!, “Passand’ al fond’ de tu testa…” voglio dire, ad esempio la parola “chiara” in italiano corrisponde alla parola “ceera” in dialetto, poichè “ceera” non è “chiara”. “Chiara” si pronuncia con due A quindi, “ceera” dalla “E” diventa una “A” in italiano -.

Dopo le “Lettere ad un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke…-, -Un grande poeta!- dice il noto
sceneggiatore interrompendo la formulazione della domanda perchè visibilmente rallegrato della citazione del poeta austriaco, -…e la lettera ad un giovane scrittore di Hemigway,- continuo, tenendo bene a mente l’ordine impostomi di essere veloce, -…alla luce della sua esperienza, che consigli darebbe ad un giovane scrittore?

Sai, deve sapere che deve avere pazienza, che non deve essere ambizioso, e che deve soprattutto e prima di tutto accontentare se stesso. Cioè deve fare una cosa che piace a lui, una cosa che gli tiene compagnia. Non deve già subito pensare: “faccio qualcosa che piace agli altri”, deve piacere a lui. Se lui si accontenta, saranno in tanti a volerne la collaborazione,- dice rivivendo nella memoria i giorni passati a studiare le bellissime sceneggiature, redatte in compagnia dei grandi del cinema, da Fellini (tra i tanti film in cui hanno collaborato i due, un titolo su tutti: “Amarcord”) a De Sica, da Antonioni ad Almodovàr.

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