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Di: Antonio Sasso

Tatoo story. Dal circo all’arte del tatuaggio

21 Luglio 2008 42,882 Visite Nessun Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Gli indigeni di Tahiti

Quando il capitano Cook nel 1760 scoprì Thaiti, rimase folgorato dall’armonia assoluta tra gli abitanti dell’isola e la natura incontaminata. Tutto l’equipaggio dell’Enderavour fu profondamente affascinato, in particolare, dai tatuaggi degli indigeni. In quell’occasione, Cook coniò il termine “tattoo” che ricordava il suono “tac-tac” prodotto dal battere del martello sull’ago usato per incidere la pelle. Cook, fu talmente colpito dal principe Omai, il cui corpo era interamente rivestito di tatuaggi, che decise di portarlo in Inghilterra tra i suoi connazionali. La visione del principe ebbe un enorme successo, dando vita ad una nuova forma di tatuaggio, il tatuaggio Moderno Occidentale: verso la metà del XIX secolo il 15% della popolazione inglese era tatuata. Chi non si faceva tatuare andava però a vedere i baracconi del circo dove, tra donne barbute, mangia fuoco ecc…, si potevano ammirare uomini e donne che mostravano i loro corpi interamente disegnati. Così è al circo ed ai suoi fenomeni da “baraccone” che si deve la popolarità del tatuaggio moderno in Europa e negli Stati Uniti.
I primi ad esibirsi in questi “side shows”, furono ovviamente gli stessi conterranei di Omai, ma ben poco tempo dopo, comparvero i primi bianchi tatuati da loro stessi, primi creatori dei tattoo shop. L’aurea che si creava attorno ai tutuati, era quella del misterioso avventuriero che, “segnato” da esperienze esotiche e perigliose, raccontava la sua vita ad un pubblico catturato dai disegni sul suo corpo. Il primo bianco ad esibirsi ad inizio ‘800 fu un certo Jean Baptiste Cabrì: disertore francese rifugiatosi presso i nativi delle isole Marchesi. Scoperto dall’esploratore russo Georg H. Vonn Langdorff, era stato riportato in Europa per esibirsi tra le steppe russe, riscotendo un grosso successo. Nel 1828, l’esempio di Cabrì fu seguito dall’inglese Rutherford, reduce da favolose avventure vissute in Nuova Zelanda. La sua carriera nel circo inglese durò appena due anni, inseguito ed osannato dalla stampa popolare, calamitò l’attenzione dei suoi spettatori con i particolari dalla sua storia, sempre diversi e sempre più assurdi.

P.T. Barnum

 Il vero fautore della diffusione del tatuaggi in occidente fu il grande impresario Phineas T. Barnum, che nel 1841 organizzò al favolosa esibizione dei Freaks: misteriose deviazioni dal normale corso della natura”. In poco tempo, queste curiosità umane, esposte al “Barnum’s American Museum” spopolarono in tutta New York; per poi affascinare ed attrarre il pubblico degli interi USA, quando, dopo la costruzione della ferrovia coast to coast, Barnum stesso diede vita al più grande circo del mondo: “P.T. Barnum Great Traveling Exposition”. Principale attrazione del circo era il “Principe Costantino“, un greco il cui corpo era rivestito da raffinati tatuaggi. La sua storia non si discosta dai suoi predecessori, il suo corpo aveva 388 immagini simmetriche e fittamente intrecciate tra loro. La loro qualità superava qualsiasi tatuaggio mai visto dino ad allora.
Anche in Europa furono molte le star del tatuaggio: Roustan, Lady Pictura, Don Manuelo… Nel 1887, Charles Wagner, giovane artista, partecipando ad uno di questi shows, decise di apprendere l’arte del tatuaggio. Ebbe la fortuna di avere come maestro James O’Really, il più bravo tatuatore di New York. Quest’ultimo stava sperimentando una sua invenzione: la macchinetta eletrica per tatuare. Con la macchinetta la qualità dei disegni migliorò enormemente. Alla morte di O’Really, Wagner ereditò il suo studio divenendo a sua volta il migliore: oltre 50 tra le più attrazioni circensi si sottoposero  alla sua maestria. Tra questi “La Belle Irene”, che raccontava di essere stata dipinta in terra selvaggia per proteggersi dall’ostilità dei nativi.
Thr great Omi E’ stimato che nel 1920 erano centinaia le persone tatuate che lavoravano nei circhi, Il più famoso di tutti fu Horace Ridler, l’unico a provenire da una famiglia dell’alta borghesia. Soldato del Regno Unito, rimase disoccupato allo scoppio della pace. Decise di intraprendere la carriera di fenomeno e, vista l’ormai enorme concorrenza, escogitò un nuovo personaggio: l’uomo zebra. Si fece tatuare per tutto il corpo da strisce bianche e nere e limare i denti fino a farli a punta. Divenne così “The Great Omi”, la star del circo più pagata e richiesta la mondo. La sua parabola si concluse nel 1969, quando morì nel Sussex. La parabola dei Freak Shows, si concluse invece molto prima, ovvero appena finita la seconda guerra mondiale, quando la visione di uomini menomati non divertiva nessuno. Nel 1956 il “Rimgling Brother Greatest Show on Earth” diede il suo ultimo spettacolo a Pittsburg. Con la fine dei grandi circhi la sopravvivenza del tatuaggio fu affidata al solo Tattoo shop.

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