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Storie di film e dintorni. Parte XXII: la battaglia di Orson Welles per produrre il suo “Otello”

16 ott 2016 | Nessun Commento | 431 Visite
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nm1Torn, come ogni domenica, la rubrica “Storie di film e dintorni” a cura di Nicola Mascellaro. La scorsa settimana a che punto ci eravamo lasciati?

Dalla magnifica voce di Mario Lanza ai ‘mostri sacri’ del cinema americano.

Il 16 novembre al Petruzzelli fa il suo esordio Marlon Brando, nuovo idolo delle ragazze americane, del tutto sconosciuto in Italia, alla sua prima esperienza cinematografica e già protagonista principale del film Uomini modificato poi ne Il mio corpo ti appartiene, Brando si è appena laureato nella famosa scuola d’arte drammatica di New York, l’Actor Studio, diretta dal 1948 dall’attore e regista Lee Strasberg che in pochi anni forma e sforna uno stuolo di attori di fama mondiale in possesso di una stupefacente capacità d’interiorizzare i personaggi che portano in teatro o sullo schermo.

Uomini narra di un reduce paraplegico e dei drammi che deve affrontare nella sua nuovanm2 condizione con il mondo esterno e con le persone che ama. Il film è di eccellente fattura. Molto efficace e intensa la prestazione di Marlon Brando affiancato da Teresa Wright.

Due settimane dopo, per la soddisfazione e il diletto di tutti i cultori del cinema d’Arte, il piccolo cinema Santalucia proietta Otello il film diretto ed interpretato da Orson Welles.

Il cine-teatro Kursaal Santalucia era stato inaugurato il 5 novembre 1927. Era un piccolo, confortevole ambiente, riccamente arredato con stucchi, disegni e affreschi. Un gioiello, una bomboniera con palchi eleganti e una magnifica platea capace di 500 posti. Era sorto per ospitare prosa, operette e recital per un pubblico, pochi, più esigente e colto della borghesia cittadina. Ma le ristrettezze imposte dal fascismo prima, la guerra e il duro dopoguerra poi, lo espongono ad ogni genere di spettacoli, compreso cinema e avanspettacolo e, trascurato dalla proprietà, subisce diversi passaggi di gestione cambiando più volte denominazione. Nell’ottobre del 1950, dopo quattro mesi di accurati lavori di restauro, il cinematografo torna ad esporre la sua originale insegna: Kursaal Santalucia. Non farà più spettacoli teatrali, ma in compenso offre spesso quel cinema culturale generalmente ‘evitato’ dagli altri gerenti.

nm3Così, dopo aver presentato le opere scespiriane di Laurence Olivier, gli ottimi lavori di André Cayatte e Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, ecco i film di Orson Welles, grande conoscitore, interprete e regista delle opere di Shakespeare in teatro e, come Olivier, con il proposito di portare le opere del grande drammaturgo britannico al vasto pubblico del cinema. Dopo Macbeth dunque, ecco Otello, al rinnovato Santalucia il 29 novembre.

Di Orson Welles, questo incredibile ‘signore’ del cinema, si può parafrasare la stessa espressione che Frank Capra ebbe nei confronti di Katharine Hepburn: ci sono registi e registi, poi c’è Orson Welles.

Geniale, sregolato, dissipatore, anche delle proprie fortune, refrattario ad ogni regola e condizionamento, dopo essersi fatto notare per le sue intuizioni innovative nell’uso della macchina da presa e del linguaggio, Hollywood lo accoglie come un messia offrendogli contratti cospicui e realizzare i suoi lavori in assoluta libertà creativa. Ma si sa, nessuno è disposto a produrre in perdita, sia pure per un’opera d’arte. Quando si giunge al ‘soldo’ le cose cambiano. All’inizio Welles infila una serie di film ad alto contenuto artistico, ma si rivelano di scarso, scarsissimo successo di pubblico. Propone un progetto dopo l’altro regolarmente rifiutati: i produttori lamentano l’impossibilità d’ipotizzare un budget per i suoi film senza voler considerare, in aggiunta, la concreta prospettiva di incassare spiccioli. Lui insiste e finisce per alienarsi le Major hollywoodiane: nessuno è disposto ad investire più un solo dollaro sul grande cineasta.nm4

Così, nel 1949, Welles lascia gli Stati Uniti per l’Europa dove spera di trovare maggior comprensione per realizzare i suoi progetti fra cui Otello. Speranze deluse: se nessuno negli Stati Uniti voleva sprecare dollari, e ne avevano tanti, per finanziare i suoi progetti, figurarsi se poteva trovarne in Italia, che di lire ce n’erano poche. Insomma, qualcuno gli dice ‘ni’ e lui, che non intende rinunciare a produrre l’Otello, è costretto a fare l’attore in Cagliostro, La rosa nera e Il terzo uomo per finanziarsi.

Ma ugualmente non basta. Otello infatti ha una gestazione di tre anni ed è co-prodotto dallo stesso Welles e dai paesi in cui gira il film: Italia, Francia e Marocco. Il giorno dopo la ‘prima’ del film Piero Virgintino scrive: “attore o regista Welles ha sempre qualcosa di forte, di violento, di tormentato da esprimere. Naturalmente Shakespeare gli ha offerto buona materia. Si potrebbe sostenere che sia per Macbeth che per Otello ci sia un comune denominatore nelle interpretazioni cinematografiche delle opere scespiriane: s’avverte una medesima atmosfera cupa, tragica, soggiogata al capriccio del destino”.

 

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