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Storie di film e dintorni. Parte XVI: dalle commedie partenopee alle commedie degli equivoci

5 Giu 2016 | Nessun Commento | 796 Visite
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c1Torna anche questa domenica la rubrica “Storie di film e dintorni”. A che punto eravamo arrivati la scorsa settimana?

Naturalmente i titoli dei film nazional-popolari appena citati sono film senza pretese, per persone semplici, girati, montati e distribuiti in sette, otto settimane, quando va male, grazie alla straordinaria professionalità, e naturalezza di tutti gli attori, dai protagonisti principali, ai caratteristi, alle comparse tutti provenienti dai palcoscenici più disparati del Paese.

Una delle commedia più divertenti realizzate e messe in circolazione entro l’anno è Anema e core diretto da Mario Mattoli, un maestro della commedia napoletana, dove c’è il meglio degli attori d’avanspettacolo: Riccardo Billi, Mario Riva, Franca Marzi, il bravissimo Carlo Campanini, Alberto Sorrentino, una macchietta senza pari, e i futuri interpreti della commedia italiana, Nino Manfredi e Franca Valeri. C’è anche il tenore Ferruccio Tagliavini che canta la famosa melodia di Salvo D’Esposito che non c’entra nulla con la trama del film.

Anema e core è una commedia d’amore senza lacrime, Core ‘ngrato, è un dramma d’amore e lacrime “tutto potrete dimenticare, questo film non lo dimenticherete mai” si legge sulla locandina. Diretto da Guido Brignone interpretato da Carla Del Poggio, la moglie di Alberto Lattuada, Gabriele Ferzetti e Frank Latimore. Le parole di questa struggente melodia sono di Alessandro Sisca, un calabrese emigrato a New York nel 1911; la musica è del napoletano Salvatore Cardillo.

Core, core ‘ngrato

T’aie pigliato ‘a vita mia

Tutt’è passato

E non’nce penze cchiu!

Anche in questo film il tema musicale è un’aggiunta senza motivo, ma era troppo belloc2 titolare il film Core ‘ngrato e l’opera, che pure non è malvagia, farà accorrere il pubblico femminile, rigorosamente accompagnate, al botteghino. La pubblicità dei due film è, come diremmo oggi, ingannevole, ma funziona, fa presa specie se sono programmati nei giorni festivi: Anema e core è sullo schermo del Galleria il 26 dicembre, Core ‘ngrato è all’Oriente dal 19.

A queste commedie e drammi napoletani, sono da aggiungere tre altri artisti partenopei più veraci di tutti: Peppino De Filippo, interprete del già citato Luci del varietà, Eduardo e Titina De Filippo che quest’anno portano sullo schermo Filumena Marturano, la famosa commedia presentata al Piccinni nel 1949 e che per il film si avvale della bella inglesina Tamara Lees e della bravissima caratterista Tina Pica. Nata nel borgo napoletano di S. Antonio Abate, figlia di un ‘capocomico’ e di un’attrice, la minuta, magra, scarnita Tina Pica ha cominciato a calcare le tavole del palcoscenico da bambina. Passata al cinema negli anni Quaranta diventa una caratterista ineguagliabile e inimitabile, ambita dai registi più c3famosi. Il film è presentato a Bari il 30 ottobre al cinema Santalucia, in prima assoluta per l’Italia, in omaggio alla città da parte dei De Filippo che si erano espressi in modo lusinghiero con la cittadinanza “questi baresi ci vogliono bene” avevano affermato due anni prima dal palcoscenico del Piccinni.

Infine, c’è Totò che quest’anno ha portato sullo schermo solo quattro pellicole una delle quali da antologia.

Alla schiera di film d’ambiente partenopeo, si aggiungono una nutrita pattuglia di pellicole leggere italiane che fanno perno sull’equivoco, sulle ambiguità in situazioni di vita quotidiana, interpretate da comici, ‘maschere’ e macchiette provenienti dal teatro di varietà e dall’avanspettacolo, personaggi all’apice della loro professionalità, ‘capocomici’, che con la mimica e con dialoghi ricchi di doppi sensi, sono capaci di ‘alleggerire’ qualunque opera drammatica, film passionali e stucchevoli. Sono attori e registi che rappresentano l’avanguardia della commedia italiana, ricca di satira politica e sociale che riporterà il nostro cinema ai livelli d’arte del neorealismo.

Ancora, però, lontani dalla ‘commedia all’italiana’, degli 85 film nazionali prodotti nell’anno, soltanto pochi titoli, secondo i critici cinematografici, superano la mediocrità. E qui, di nuovo, a conferma di chi sostiene che quello che vale per i critici non vale per il pubblico, ci sono i dati d’affluenza al botteghino. La differenza sta nel modo in cui i due fruitori vedono l’opera: il recensore ha presente tutte le componenti del film, il pubblico apprezza solo ciò che gli sollecita emozioni.c4

E nel film La leggenda dell’arciere di fuoco, il 28 aprile sul grande schermo del cinema Galleria, con Burt Lancaster, Nick Cravat e Virginia Mayo, le emozioni si sprecano: è un condensato di avventure, di scontri fra armigeri e d’amore. Il film, voluto dallo stesso Lancaster, ha lo scopo di sottrarsi da uno schema che lo vuole confinato in ruoli di duro in gangster-movie e accreditarsi anche come attore di pellicole avventurose, divertenti e dare all’amico Nick Cravat un’altra opportunità.

 

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