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STORIA. Quarant’anni da Aldo Moro. Condannato a Morte?

27 mar 2018 | Nessun Commento | 429 Visite
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Funerali fr. Zizzi a Fasano (1)Con l’efferato delitto di via Fani, la gravità della situazione ha raggiunto oltre ogni dubbio il suo acne impressionante… questa realtà comporta che alle insidiose difficoltà del momento si risponda respingendo nel modo più fermo ogni accettazione di ricatto. Nessun patteggiamento può mai essere tollerato verso gente le cui mani ancora grondano del sangue delle cinque vittime di via Fani… sono le 18 del 4 aprile 1978, Giulio Andreotti ha appena finito di esprimere in Parlamento questa ferma posizione del Governo che arriva il quarto comunicato delle BR e la seconda lettera di Moro indirizzata, questa volta, a Benigno Zaccagnini.

Il messaggio dei brigatisti si può sintetizzare in due parole: la solita propaganda antimperialista, la conferma che il ‘processo’ ad Aldo Moro continua ed un cenno… al punto fondamentale del nostro programma: la liberazione di tutti i prigionieri dai campi di concentramento e dai lager di regime. Ancora una volta, precise richieste di ‘scambi’, niente.

La lettera di Moro a Zaccagnini, invece, è drammatica… scrivo a te ma parlo innanzitutto della DC alla quale si rivolgono accuse che riguardano tutti, ma che io sono chiamato a pagare… certo, sono in gioco altri partiti, ma un così tremendo problema di coscienza riguarda innanzitutto la DC…ne il PCI non può dimenticare che il mio drammatico prelevamento è avvenuto mentre si andava alla Camera per la consacrazione del Governo che m’ero tanto adoperato a costruire. Neanche tu puoi dimenticarericorda Moro a Zaccagnini – la mia estrema riluttanza ad assumere la carica di presidente che tu mi offrivi e che ora mi strappa alla famiglia. Moralmente sei tu ad essere al mio posto, dove materialmente sono io.

Sono soprattutto queste le parole che faranno dire alla DC… la lettera non è lui ascrivibile, egli è sottoposto a condizioni di assoluta coercizione.

Vera o non vera, credibile o meno, questa seconda lettera di Moro comincia a scuotere le coscienze, inizia a scavare il tarlo del dubbio, molti si chiedono se non sia poi troppo drastica la linea della fermezza. E mentre sul fronte delle indagini, gli inquirenti letteralmente brancolano nel buio, DC e PCI trovano perfino lo spazio per polemizzare… il terrorismo delle BR trova il suo fondamento o i consensi nella stessa area ideologica del PCI. Al contrario – affermano al PCI - è nato dagli inquinamenti e dalle degradazioni che sono state operate in primo luogo dalla DC nella gestione di trent’anni di potere.

Le cose di sempre insomma mentre Moro da ventitré giorni è introvabile, sottoposto a processo e prigioniero nella prigione del popolo… niente da fare,nessuno ha la minima idea di dove possa essere tenuto prigioniero Aldo Moro. Ogni pista che dovrebbe portare al covo delle BR si sbriciola nel giro di pochi giorni, a volte nel giro di poche ore, scrive la Gazzetta.

I brigatisti infatti appaiono sempre più spavaldi e meglio organizzati della grande macchina poliziesca dello Stato. Distribuiscono in varie città migliaia di copie dei comunicati e fanno arrivare due lettere alla famiglia di Moro e una in Vaticano.

Intanto, le BR continuano a colpire: il 7 aprile un ‘commando’ gambizza Felice Schiavetti, industriale genovese accusato di essere un… fedele sostenitore della linea di efficientismo e produttività degli Agnelli e dei Carli contrabbandata dai sindacati e dai berlingueriani come aperta e progressista.

Lo stesso giorno Eleonora Moro scrive un breve messaggio a suo marito attraverso il quotidiano Il Giorno di Milano… vorremmo sapesse che gli siamo vicini, che viviamo con lui attimo per attimo, che preghiamo con lui e che avendo, nonostante tutto, fiducia negli uomini, crediamo sia ancora possibile riabbracciarlo… e subito si accendono altre polemiche. Quel ‘nonostante tutto’, non è stato apprezzato dalla DC, ma la famiglia Moro lamenta di essere stata quasi emarginata dal succedersi degli avvenimenti.

Obiettivamente, i famigliari del Presidente della DC e il Partito sono divisi da sentimenti opposti e inconciliabili: la Democrazia Cristiana ha fatto una scelta che non può umanamente essere condivisa dalla famiglia di Aldo Moro basata su affetti profondi.

L’8 aprile, la signora Moro riceve dal marito la risposta al suo messaggio. Sarà resa pubblica, solo parzialmente, diverso tempo dopo. È la più straziante fra quelle scritte: è praticamente un addio alla famiglia e alla vita.

La DC è allarmatissima; si susseguono, di ora in ora, incontri e riunioni ristrette segrete e segretissime. Benigno Zaccagnini, segretario della DC, è distrutto. Il ‘fronte della fermezza’ comincia ad incrinarsi e quando arriva, il 10 aprile, il quinto comunicato delle BR insieme ad una nuova lettera di Moro che torna a perorare… l’opportunità di uno scambio di prigionieri anche l’opinione pubblica resta incredula dalla facilità con cui i brigatisti riescono a diffondere i loro proclami e dall’insuccesso più totale delle forze dell’ordine.

Nel frattempo, altre ‘squadre’ altri ‘commando’ continuano a colpire, a gambizzare, ad uccidere. Il 13 aprile la Gazzetta comincia a pubblicare, quotidianamente, lunghi elenchi di esponenti di tutte le classi sociali con un corale appello inteso a salvare la vita dell’ onorevole Moro… la dignità e il prestigio dello Stato – si legge nel testo dei promotori – non possono essere scissi dalla tutela della vita umana. Appelli vengono anche dalla estrema sinistra parlamentare; l’onorevole Luigi Pintor, del Manifesto, afferma che… in una società disgregata, degradata spesso disperata e perciò carica di violenza dove la sola questione di principio riconosciuta in questi anni è che ‘i principi’ non esistono di fronte ai dettami dell’opportunità, bisogna avere la capacità di comprendere che restituire oggi alla libertà l’onorevole Aldo Moro… è compito più serio e capace di consenso popolare che non ammantarsi di retorica; Bettino Craxi si dice… contro i falchi di mestiere… è in gioco una vita umana… lo Stato deve difendere la propria dignità… ma se dovesse affiorare anche un margine ragionevole per salvare Moro non bisogna trascurarlo. Di fronte a posizioni e dichiarazioni sempre meno rigide, tranne il continuo e fermo ‘NO’ alla trattativa del PRI e del PCI, anche la DC avverte l’angoscia del dilemma… è necessario non lasciare inesplorata alcuna strada, né disattesa alcuna possibilità di restituire Moro alla famiglia, al Paese, al Partito e, contestualmente ribadiscono… nel rispetto dei principi costituzionali.

È, insomma, un passo avanti e uno indietro!

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