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STORIA POLITICA. Il Patto Gentiloni e la fine del Non Expedit

28 dic 2018 | Nessun Commento | 231 Visite
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gentiloniNel 1861 il papa Pio IX scomunicò re Vittorio Emanuele II e tutto il Parlamento del neo-nato Regno d’Italia, dichiarando l’obbligo per tutti i cattolici di non partecipare in alcun modo alla vita politica del nuovo Stato.

Il non expedit rimase in vigore di fatto fino alle elezioni politiche del 1913, allor quando il Governo presieduto da Giovanni Giolitti realizzò la nuova Legge Elettorale estendendo il diritto di voto fino a raggiungere il “suffragio universale maschile”. A questo punto, ma in realtà già buona parte del mondo cattolico aveva preso parte alla politica, il nuovo papa Pio X dovette fronteggiare due fazioni cattoliche: una capeggiata da Romolo Murri che sosteneva l’accordo con i Socialisti e l’altra che riteneva necessario scendere a patto con i Liberali “clericali” contro l’avanzata del socialismo e dei radicali anti-clericali.

La scelta fu in favore di questi capeggiati dal Conte Vincenzo Ottorino Gentiloni. I candidati “clericali” imposero ai Liberali, innanzi tutto l’abbandono della storica alleanza con i Radicali, e poi un programma politico fortemente cattolico: a favore delle scuole cattoliche, contro le proposte di Legge per istituire il divorzio, contro la legge che attribuiva la preminenza del matrimonio civile su quello religioso, contro le Leggi che sottoponevano all’Autorità civile quelle religiose, ecc..

La scelta di campo Giovanni Giolitti l’aveva già compiuta nel 1908 sostenendo la proposta di Legge che avrebbe portato nelle scuole statali l’ora di religione, il crocifisso nelle aule ed il finanziamento pubblico in favore delle scuole private cattoliche. Giolitti, comunque, in quegli anni fu ondivago, cercava l’alleanza talora dei clericali e talvolta dei Radicali e dei Riformisti, a seconda delle necessità politiche e di Governo, più raramente dei Nazionalisti.

Per molti Liberali, questa rappresentò un aperto cedimento alle istanze politiche e sociali di chi aveva a lungo, ed ufficialmente ancora, avversato lo Stato Unitario. Comunque, le elezioni furono un successo per Giovanni Giolitti e molti deputati clericali furono eletti.

L’altro risultato ottenuto con la proposta di Legge sull’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche del 1908 e la clamorosa scissione della Massoneria del Grande Oriente d’Italia tra la posizione ufficiale del Gran Maestro Ettore Ferrari, lo scultore che realizzò qualche anno prima il grande monumento in memoria di Giordano Bruno posto in Campo de’ Fiori, che suscitò vibrate proteste da parte del Vaticano, il quale chiese a tutti i Deputati e Senatori iscritti alla Massoneria di votare contro la proposta di Legge, ed il settore del GOI rappresentato essenzialmente dal Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato, il pastore protestante Saverio Fera che riteneva più consono ai princìpi massonici la libertà di voto.

Tra i sostenitori della proposta di Legge ci fu Benedetto Croce, molto vicino a Giovanni Giolitti. Anche il Re Vittorio Emanuele III era favorevole al provvedimento di Legge, in quanto basilare per un progressivo riavvicinamento dello Stato e della Monarchia al Vaticano. Del resto con l’ampliamento della “base elettorale”, cioè con l’estensione del diritto di voto a molti elettori fino ad allora esclusi, i Liberali e l’area governativa persero progressivamente il controllo della Camera dei Deputati in favore del Partito Socialista e di quello Repubblicano.

Giolitti e Benedetto Croce auspicavano, pertanto, un ampliamento dell’area di Governo verso i movimenti cattolici più conservatori e, quindi, più vicini ai Liberali, alla Monarchia e contrari alle spinte rivoluzionarie socialiste e repubblicane.

L’alleanza tra cattolici e Liberali durò, di fatto, fino al 1919, dopo le relative elezioni, i cattolici furono ondivaghi tra l’alleanza di governo con i Socialisti e quella con i Liberali, fino all’ottobre del 1922 quando la Marcia su Roma “risolse” il problema del Governo con una coalizione tra PNF-DemoSociali-PPI e Liberali.

Anche durante il periodo fortemente discusso tra il 1914 ed il 1918 con la problematica decisione se l’Italia dovesse o meno intervenire nel Primo Conflitto Mondiale, periodo in cui, ad eccezione dei Nazionalisti, quasi tutti i Partiti e Movimenti furono lacerati da divisioni profonde tra interventisti e neutralisti e, nell’ambito dei primi, se allearsi con i così detti “Imperi Centrali” ovvero con Francia e Regno Unito.

Il “Patto Gentiloni” caratterizzò, pertanto, i Governi del periodo 1908-1922, la legge elettorale proporzionale voluta nell’immediato dopo-guerra e l’estensione sempre maggiore del suffragio tra gli elettori maschi, rese difficile garantire la governabilità con coalizioni fortemente instabili.

Nel 1919 fu fondato, infatti, il Partito Popolare Italiano e la storia dei Governi nel periodo dal 1919 all’ottobre 1922, assunse caratteristiche ben diverse anche perché a capo del nuovo Partito era don Luigi Sturzo che aveva, all’epoca, un atteggiamento più vicino al Socialismo moderato che al Liberalismo. Atteggiamento che mutò profondamente durante il ventennio fascista.

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