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STORIA POLITICA. George H. Bush, il Presidente che firmò la fine della Guerra fredda

16 Dic 2018 | Nessun Commento | 375 Visite
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BUSHGeorge Herbert Walker Bush nato a Milton il 12 giugno 1924 è stato 41º Presidente della Repubblica americana dal 1989 al 1993, e il 43º Vice-Presidente degli USA eletto nelle file del Great Old Party (Partito Repubblicano).

Bush nacque nel Massachusetts da Dorothy Walker e dal Senatore Prescott Bush e Bush che fu senatore dal 1952 al 1963, proveniente da una delle più influenti famiglie dell’aristocrazia finanziaria dell’Est. Dopo l’attacco di Pearl Harbour nel 1941, appena diciottenne, Bush rimandò gli studi universitari e divenne il più giovane aviatore nella storia della United States Navy. Rimase arruolato fino alla fine della seconda guerra mondiale, poi si iscrisse all’Università di Yale. Si laureò in economia nel 1948 e si trasferì con la famiglia a Houston nel Texas per entrare nel business del petrolio con grande e rapido successo. Nel 1945 sposò Barbara Pierce.

Cominciò la carriera politica e, dopo una prima sconfitta contro il Senatore democratico Ralph Yarborough nel 1964, fu eletto alla Camera dei Rappresentanti nel 1966, primo Repubblicano mai eletto a Houston, e rieletto nel 1968, anno della vittoria di Richard Nixon alle elezioni presidenziali. Nel 1970 Nixon lo convinse a ritentare la sfida al Senato contro Ralph Yarborough, il quale, però, alle primarie democratiche quest’ultimo fu battuto da Lloyd Bentsen, che poi sconfisse Bush.

Nixon apprezzò il sacrificio e le qualità di Bush e lo nominò, con l’unanime approvazione del Senato, ambasciatore all’ONU, dove lavorò dal 1971 al 1973, quando, nel pieno dello scandaloWatergate, Nixon lo richiamò a Washington come presidente del Partito Repubblicano. Bush difese Nixon e soprattutto il partito: fu egli a chiedere, per il bene del paese e del Partito, le dimissioni del Presidente, che furono rassegnate il 9 agosto 1974.

Il successore di Nixon, il vice-Presidente Gerald Ford nominò Bush a capo dell’ufficio diplomatico nella Repubblica Popolare Cinese. Proseguendo sul percorso già avviato da Nixon di trattare ed avere attenzione alle politiche internazionali della Cina, allora Washington riconosceva Taiwan e a Pechino non c’era un’ambasciata statunitense: i quattordici mesi della missione in Cina furono molto positivi per le relazioni cino-americane. All’inizio del 1976 Ford richiamò Bush a Washington e lo nominò direttore della Central Intelligence Agency. Tenne la carica dal 30 gennaio 1976 al 20 gennaio 1977, giorno dell’insediamento del nuovo presidente, il democratico Jimmy Carter. Quindi, Bush tornò a Houston.

Bush partecipò alle primarie repubblicane del 1980, come rappresentante dell’ala centrista del partito ma, nonostante avesse incominciato la campagna già nel 1979 fu sconfitto da Ronald Reagan, rappresentante dell’ala destra ma non conservatrice del Partito, che lo scelse come candidato vice-Presidente e poi sconfisse Jimmy Carter alle elezioni. Reagan scelse Bush quale esperto di politica estera. Come vicepresidente Bush, riconoscendo i limiti costituzionali della carica, tenne un basso profilo: fu comunque sempre leale a Reagan, e fu utile come Presidente del Senato e come capo della task force sulla deregulation.

Dopo essere stato vice-Presidente di Reagan per due mandati, fu eletto presidente nel 1988. Vinte facilmente le primarie repubblicane, scelse come vicepresidente il senatore dell’Indiana Dan Quayle. 

Nel 1988 ingaggiò una forte campagna per la successione di Reagan, sconfiggendo nettamente l’avversario, il democratico Michael Dukakis governatore del Massachusetts, che aveva scelto come suo vice il texano Lloyd Bentsen, vincendo in quasi tutti gli Stati. Bush fu il primo vice-Presidente uscente a divenire Presidente dal 1836, dopo Martin Van Buren. Bush condusse il suo mandato presidenziale soprattutto sulla politica estera: nel 1989 cadde il Muro di Berlino e due anni dopo l’Unione Sovietica si sciolse definitivamente. Attivò operazioni a Panama per far finire la dittatura di Noriega e nel Golfo Persico all’indomani dell’occupazione del Kuwait da parte delle truppe irakene di Saddam Hussein. Inoltre, lanciò un’offensiva decisa contro il narco-traffico mondiale. In politica interna, non fu altrettanto presente.

La Guerra del Golfo Persico, fortemente voluta dall’amministrazione Bush, ebbe inizio il 16 gennaio 1991, dopo l’invasione irakena del Kuwait del 2 agosto 1990 e l’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con conseguente creazione di una forza multinazionale di una vastità senza precedenti comprendendo, oltre ai Paesi NATO, alcuni Stati arabi e l’URSS. La forza multinazionale si attenne strettamente al mandato dell’ONU e liberò il Kuwait, lasciando comunque al potere il dittatore iracheno Saddam Hussein. La scelta di Bush gli attirò critiche dai conservatori del Partito.

A partire dalla primavera del 1991 Bush vide precipitare la sua popolarità a causa della crisi economica incominciata nel 1990, che non fu capace di fronteggiare: aumentò le tasse, rompendo la sua celebre e solenne promesse elettorali e gli fu rinfacciato di occuparsi troppo di politica estera a discapito di quella interna. Milton Friedman sostenne che Bush aveva tradito la Reagan-economics.

Alle elezioni del 1992 fu sconfitto da Bill Clinton, sia a causa della crisi economica, sia a causa della candidatura dell’indipendente miliardario Ross Perot che, raggiungendo il 19% dei voti, tolse consensi al Partito Repubblicano.

Durante una sua visita in Kuwait, tenutasi dal 14 al 16 aprile 1993, fu sventato un attentato, orchestrato dal regime di Saddam Hussein per ucciderlo.

Nel 2015 decide, insieme con il figlio maggiore (l’ex Presidente George W.Bush) di appoggiare il figlio minore Jeb Bush, ex governatore della Florida, nella sua corsa alle Primarie Repubblicane per le Presidenziali 2016. Nonostante sia dato come sicuro vincitore, Jeb viene sconfitto nettamente, a sorpresa, dal miliardario populista anti-establishment Donald Trump che si era scagliato violentemente contro i Bush e la loro eredità politica. Decide pertanto, insieme al figlio George Jr. e ai candidati repubblicani del 2008 e 2012, John McCain e Mitt Romney (sconfitti da Obama nelle precedenti elezioni presidenziali), di non prendere parte alla convention repubblicana e di non sostenere il candidato repubblicano Donald Trump.

Il 20 settembre 2016 dichiara espressamente ed a sorpresa che alle elezioni presidenziali di novembre avrebbe votato per la candidata democratica Hillary Clinton, ex First Lady di quel Bill Clinton, allora Governatore dell’Arkansas, che nel 1992 lo sconfisse clamorosamente, impedendogli un secondo mandato alla Casa Bianca e riconsegnando al Paese un Presidente democratico dopo 12 anni di reaganismo repubblicano. È la prima volta in tutta la storia delle elezioni americane che un ex Presidente decide di votare e appoggiare direttamente ed esplicitamente il candidato del Partito avverso. Il 20 gennaio 2017, George H. W. e Barbara Bush non parteciparono alla cerimonia di insediamento del Presidente eletto Donald Trump, poiché entrambi ricoverati a Houston.

Muore il 30 novembre 2018 all’età di 94 anni nella sua casa a Houston.

In foto l’inaugurazione del mandato presidenziale di George H.W. Bush il 20 gennaio 1989

 

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