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STORIA POLITICA. Francesco Cossiga il presidente eletto il giorno del Solstizio d’estate

4 nov 2018 | Nessun Commento | 136 Visite
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cossigaIl 24 Giugno del 1985 fu programmata la sessione per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica uscente era Sandro Pertini, molto amato dai Cittadini che ne chiedevano la rielezione, ma i Partiti non avevano gradito né la grande popolarità né la trasgressiva interpretazione del ruolo con frequenti interviste considerate fuori dagli schemi di una carica che si voleva fosse svolta entro parametri molto Istituzionali. Per queste ragioni tutti i Partiti cercarono un candidato che fosse il più possibile caratterialmente riservato ed istituzionale, e questa figura fu riconosciuta da quasi tutti in Francesco Cossiga.

Inoltre, dopo un Presidente dichiaratamente di sinistra, appartenente al Partito Socialista Italiano, amato dal PCI, per il principio determinatosi dopo l’elezione di Saragat di alternanza tra DC e Partiti di Governo (PSI,PSDI, PRI e PLI), il candidato governativo doveva essere un democristiano gradito dagli altri Partiti della coalizione. il Governo era presieduto da Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista, quindi per tutte queste ragioni la scelta democristiana era considerata obbligata.

Il Segretario politico della DC, Ciriaco De Mita, avvia le consultazioni con i Partiti della maggioranza al fine di evitare lunghe operazioni di voto, la candidatura della DC era per Arnaldo Forlani, in realtà gradito da Bettino Craxi, ma non da molte frange della stessa DC. In breve, si giunse all’accordo con tutti per il Presidente Cossiga, anche il segretario del Partito Comunista Italiano ritenne valida l’opzione Cossiga, considerato un uomo di sinistra, moderato nei toni e nello stile, istituzionalmente valido. Inoltre, rispetto al predecessore era giovane, appena 58 anni, poiché si ritenne che tra le cause che portarono Pertini ad essere tanto amato e schietto, vi era anche l’età che induceva ad una maggiore libertà e sincerità nelle esternazioni pubbliche. Tale candidatura è accettata anche dal PSI e dagli altri partiti del “fronte costituzionale”.

Inoltre, Cossiga era un lontano cugino del compianto Segretario generale del PCI, Enrico Berlinguer, che stava traghettando il Partito, non senza tante difficoltà, verso l’area di Governo, il quale considerava la sinistra DC rappresentata da Benigno Zaccagnini, Ciriaco De Mita, Francesco Cossiga, ecc. orfana di Aldo Moro, l’interlocutore prediletto per le grandi manovre che avrebbero portato all’ingresso del PCI in via definitiva nell’area di Governo. Berlinguer morì prematuramente durante un comizio per le elezioni del secondo Parlamento Europeo l’11 giugno 1984 a Padova, ed il successore Alessandro Natta, meno carismatico, cercò di mantenerne vivo il percorso politico, pur essendo tendenzialmente meno propenso al compromesso con la DC.

Il 24 giugno Francesco Cossiga risulta eletto al primo scrutinio con 752 voti su 977 (75,4%). Pertini, il cui mandato sarebbe scaduto il 9 luglio, si dimette il 29 giugno e Cossiga presta giuramento il successivo 3 luglio. Tutta l’Italia gradì che l’Assemblea non si divise in tale scelta. Il candidato al secondo posto con 141 schede fu la scheda bianca, poi con 16 Forlani, 12 Pertini, 8 la giornalista Camilla Cederna, probabilmente candidata di Democrazia Proletaria, 7 Benigno Zaccagnini, 5 Fanfani, 3 Andreotti, Tina Anselmi e Norberto Bobbio, 2 Ingrao e Melis probabilmente votati da Sinistra Indipendente e 2 per Marco Pannella, inoltre, ci furono 11 schede per altrettanti candidati, e 7 schede nulle.

Quindi anche il Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale gradì la scelta di Cossiga, preferendo la scheda bianca anziché il voto in favore di un candidato di bandiera.

Dopo quattro anni e mezzo di Presidenza riservata e poco mediatica, nel 1990 scoppia su L’Espresso la questione della struttura militare e para-militare segreta definita “Gladio” o più correttamente “Stay-Behind”, con i relativi elenchi, e documenti secretati dal Governo, ma di cui il nuovo Segretario del PCI, Achille Occhetto chiedeva la pubblicazione, attaccando direttamente la persona del Presidente della Repubblica, in quanto ex Ministro e sotto-Segretario all’Interno ed ex Presidente del Consiglio dei Ministri e chiedendone apertamente la messa in stato di accusa per Alto Tradimento ed Attentato alla Costituzione come previsto dall’art. 90 della Costituzione Italiana. Cossiga non sentendosi difeso dal Governo e dal relativo Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, intervenne direttamente nel dibattito politico e mediatico con interviste, comunicati stampa, telefonate in diretta alle trasmissioni televisive e radiofoniche di dibattito politico, ecc. per difendere se stesso, la politica dei Governi passati, l’Alleanza Atlantica e la NATO, e la struttura stessa di “Stay-Behind”. Dopo lo scioglimento anticipato delle Camere nel febbraio 1992, e l’indizione delle Elezioni Politiche, Cossiga annunciò a reti televisive unificate le proprie dimissioni che avrebbe formalizzato dopo le elezioni del 5-6 aprile, e così avvenne, appena il nuovo Governo presieduto da Giuliano Amato e sostenuto con una maggioranza risicata da DC-PSI-PSDI e PLI ottenne la fiducia delle Camere, il 28 aprile Cossiga firmò le sue dimissioni. Tra i primi atti, quindi, del nuovo Parlamento, fu l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

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