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STORIA POLITICA. Alberto Beneduce il socialista che governò l’economia durante il ventennio

24 Feb 2019 | Nessun Commento | 462 Visite
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beneduceNato a Caserta il 26 ottobre del 1877 figlio di tipografo riuscì a studiare e laurearsi a Napoli in matematica. Iniziò ad insegnare nelle scuole e ben presto a dedicarsi all’attività politica nel Partito Socialista sulle orme paterne noto anti-clericale. Si sposò giovane ed ebbe cinque figli nessuno dei quali fu battezzato.

Il fratello Ernesto, affiliato alla Massoneria, lo convinse a entrare a far parte di una Loggia del Grande Oriente d’Italia. Contemporaneamente cercò di impegnarsi nella carriera universitaria in Statistica e si trasferì a Roma. La politica gli consentì raggiungere incarichi sempre più importanti. Dopo aver vinto un concorso, ottenne un impiego al Ministero dell’Agricoltura, nella Direzione statistica. Collaborò con Ernesto Nathan esponente del Partito Radicale Italiano, primo Sindaco anticlericale (e massone) della capitale.  Nel 1912 a seguito del Congresso del Partito Socialista di Reggio Emilia in cui fu deliberata l’incompatibilità tra iscrizione al PSI e l’appartenenza massonica, insieme con Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi, Claudio Treves, Salvatore Barzilai ed altri fondò il Partito Socialista Riformista d’Italia

L’idea dirigista del ruolo dello Stato ebbe una grande influenza nel sistema economico italiano: l’assetto che egli diede al sistema industriale e creditizio era coerente con la concezione social-riformistica che egli aveva delle forme dell’intervento statale nell’economia del paese, che doveva essere contenuto nei limiti del controllo finanziario e non estendersi ai compiti di programmazione e di gestione, apparendo necessaria la limitazione delle reazioni e delle influenze normalmente occorrenti da parte dei gruppi privati.

Entra a far parte della direzione del «Giornale degli Economisti». Nel 1911 il Ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio Francesco Saverio Nitti, del Partito Radicale Italiano, lo chiamò a collaborare con il governo per la costituzione dell’Istituto Nazionale Assicurazioni, l’istituto pubblico che avrebbe gestito, in regime di monopolio, le assicurazioni sulla vita. Beneduce eseguì la missione e Nitti, come premio, gli offrì una candidatura alla Camera, che Beneduce non accettò.

L’anno precedente (1912) Beneduce non aveva rinnovato la tessera del Partito Socialista dopo che i Socialisti Riformisti Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi, suoi punti di riferimento, erano stati di fatto espulsi dal partito.

Nel 1914 fu professore ordinario di Statistica economica presso gli Istituti superiori di scienze economiche e commerciali dell’Università di Genova fino al 1924. Fu professore ordinario di Statistica economica presso gli Istituti superiori di scienze economiche e commerciali dell’Università di Roma (1925-1927).

Come gli altri Socialisti Riformisti, allo scoppio della prima guerra mondiale, Beneduce sostenne le ragioni degli interventisti e si arruolò come volontario. Fu mobilitato (a 38 anni) col grado di sottotenente del genio territoriale del Regio Esercito, ma nel 1916 lasciò il fronte per essere nominato Amministratore Delegato dell’INA, del quale era già Consigliere e nel 1917 promosse l’Opera nazionale combattenti (ONC), di cui fu primo Presidente, battendosi per realizzare un sistema pensionistico in favore dei reduci rimasti inabili al lavoro.

Massone, membro del Grande Oriente d’Italia, di cui fu primo Gran Sorvegliante, il 28 giugno 1917 accompagnò il Gran Maestro Ernesto Nathan a Parigi, al Congresso delle massonerie dei paesi alleati e neutrali.

Finita la guerra, nel 1919 si dimise dalla carica e da docente per candidarsi alle elezioni politiche nelle liste del Partito Socialista Riformista Italiano nel collegio di Caserta, divenendo Deputato e, successivamente, presidente della commissione Finanze della Camera. Mantenne la carica di Presidente del Consorzio di credito per le opere pubbliche (Crediop), che aveva contribuito a fondare. E rimase Massone fino al 1925.

Nel 1921, dopo essere stato rieletto Deputato, assunse la carica di Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel Governo presieduto da Ivanoe Bonomi. Mussolini sul Popolo d’Italia il 5 luglio 1921 ne lodò le capacità. Fu Ministro fino al febbraio 1922 e non si ricandidò in Parlamento nel 1924, ma fu vicino ai gruppi democratici aventiniani.

Del 1924 è la creazione dell’Istituto di Credito per le Imprese di Pubblica Utilità da lui proposta, avente obiettivo il finanziamento delle imprese private concessionarie di servizi di pubblica utilità, in primis nel settore elettrico, di importanza strategica per il Paese. Ma già nel maggio 1925 propose ai Deputati aventiniani di tornare in Aula. A fine anno si distaccò dall’opposizione per chiudersi in un silenzio verso il nuovo corso politico.

La sua competenza sul funzionamento dello Stato, l’amicizia con il direttore della Banca d’Italia Bonaldo Stringher e del ministro Giuseppe Volpi e la stima dello stesso Mussolini ne fecero di lì a poco uno dei più ascoltati consiglieri economici e stretto collaboratore del governo fascista. Dal 1926 infatti fu presidente della Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, allora la più importante finanziaria privata italiana, e nel 1927 collaborò alla riforma monetaria per la stabilizzazione della lira.

Il ruolo di Beneduce fu essenziale nella ristrutturazione dell’economia nazionale successiva alla crisi economica del 1929. Il rischio di fallimento delle maggiori banche italiane, che detenevano anche numerose partecipazioni azionarie nelle imprese industriali, fu evitato grazie all’intervento dello Stato. Il «sistema Beneduce» prevedeva la netta separazione fra banche e imprese industriali, con la partecipazione diretta dello Stato al capitale di controllo delle imprese. Le aziende pubbliche rimanevano comunque Società per Azioni, continuando quindi ad associare, in posizione di minoranza, il capitale privato.

Lo Stato si riservava, inoltre, un ruolo di indirizzo dello sviluppo industriale, senza entrare nella gestione diretta: in luogo della nazionalizzazione venne decisa dal governo Mussolini una serie di interventi finalizzati al salvataggio e al sostegno finanziario di singole imprese. A tale scopo fu prima fondato nel 1931 l’Istituto Mobiliare Italiano, istituto pubblico specializzato nel credito industriale. Nel gennaio 1933 il Ministro delle Finanze Guido Jung, Beneduce e il futuro Governatore della Banca d’Italia, Donato Menichella, furono i principali fautori della nascita dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI). Beneduce ne fu il primo Presidente, dalla sua costituzione fino al 1939. Beneduce rispondeva del suo operato direttamente e solo al duce. Anche il Governatore della Banca d’Italia non aveva analogo potere ed ascendente.

Fu fautore di una gestione delle aziende ispirata a criteri privatistici e libera da influenze politiche; improntò il rapporto con gli industriali privati a uno spirito di collaborazione, con la cessione agli stessi di alcune aziende già rilevate dall’IRI: tra queste, la Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali attiva nel settore elettrico, di cui Beneduce fu Presidente, carica che mantenne anche dopo il passaggio ai privati. Beneduce fu anche Consigliere d’Amministrazione di Fiat, Pirelli, Montecatini, Edison e Generali.

Nel 1936 era contemporaneamente presidente dell’IRI, degli istituti di credito pubblico Crediop e ICIPU, dell’Istituto per il credito navale, e membro del Consiglio d’amministrazione dell’IMI e dell’Istituto nazionale dei cambi mentre nel settore privato era presidente della Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, la cosiddetta Bastogi.

Con Menichella, fu uno degli ispiratori della legge bancaria del 1936 (Regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375, convertito dalla legge 7 marzo 1938, n. 141), rimasta in vigore fino al 1993, che vietò alle banche l’esercizio congiunto del credito a breve e a lungo termine. Con il quale da un lato si prese atto del quasi totale controllo pubblico sul sistema bancario, mediante le Banche di Interesse Nazionale e le Banche di Diritto Pubblico determinatosi a seguito della grave crisi economica del 1929. Anche il sistema delle Casse di Risparmio fu totalmente pubblico.

Si ritirò progressivamente dalla vita politico-economica a causa delle precarie condizioni fisiche, dovute a un ictus che lo colpì al ritorno da una riunione della Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea il 13 luglio 1936.

L’8 aprile 1939 venne nominato Senatore del Regno  lasciando così la presidenza dell’IRI e in quella occasione gli venne conferita la tessera di iscrizione al PNF, alla cui ideologia, tuttavia, non volle mai formalmente aderire, limitandosi a manifestare sentimenti di personale devozione e solidarietà al Duce.

Morì a Roma, a sessantasei anni, il 26 luglio 1944.

Un ulteriore aspetto saliente nella vita di Beneduce fu il suo legame con il finanziere Enrico Cuccia: il futuro capo di Mediobanca era un giovane funzionario neoassunto all’IRI che, frequentando la casa di Beneduce, conobbe la figlia Idea Nuova Socialista e la sposò nel 1939; il potente suocero favorì gli inizi della carriera del genero, caldeggiandone l’assunzione presso la Banca Commerciale Italiana guidata da Raffaele Mattioli. Oltre al vincolo di parentela, si tende a vedere tra i due una sorta di continuità nella comune capacità di rimanere ai vertici del potere economico, a cavallo tra settore pubblico e settore privato.

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