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STORIA. Luigi Einaudi ed il suo mandato presidenziale

2 Mag 2018 | Nessun Commento | 570 Visite
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einaudiIl 12 maggio 1948 Luigi Einaudi si insiedò al Quirinale dopo che l’11 maggio fu eletto Presidente della Repubblica al quarto scrutinio con 518 voti contro i 320 del candidato di PSI e PCI Vittorio Emanuele Orlando, 29 schede bianche, 2 voti in favore di Ivanoe Bonomi ed 1 rispettivamente in favore di Carlo Sforza e di Cipriano Facchinetti. Inizialmente il candidato del Governo e di De Gasperi era Carlo Sforza, Ministro degli Esteri, ma sin dal primo scrutinio si comprese che la maggioranza governativa non era compatta nel votare il conte repubblicano. Le sinistre ed i socialdemocratici puntavano fortemente nella ri-elezione del Presidente uscente Enrico De Nicola, il quale nei due anni e mezzo di mandato aveva dimostrato autonomia decisionale rispetto alle volontà governative e rispetto delle regole procedurali. Anche Ivanoe Bonomi e Francesco Saverio Nitti furono proposti come candidati nei primi tre scrutini ma non trovarono gradimenti dagli elettori.

I voti in favore di Einaudi giunsero essenzialmente dai tre partiti di Governo: DC-PLI-PRI ed anche dai Socialdemocratici di Saragat che a sorpresa non votarono in favore del candidato Vittorio Emanuele Orlando che essi stessi avevano indicato.

Dopo l’esperienza della Presidenza De Nicola, De Gasperi puntava su un uomo ritenuto più malleabile, l’autorevolezza politica ed accademica di Luigi Einaudi non rappresentava l’ideale da questo punto di vista. Ma la scelta fu quasi obbligata.

La Presidenza Einaudi si caratterizzò per una sostanziale collaborazione costante con il Governo, la difficoltà sostanziale e formale era creare una prassi ed una interpretazione della Costituzione appena entrata in vigore che non aveva precedenti. Soprattutto per colmare i vuoti rappresentati dalla assenza di alcuni ma importantissimi Istituti come la Corte Costituzionale che avevano il compito fondamentale di dare un’interpretazione giuridica della Carta.

Così si pose il problema della nomina dei 5 Senatori a Vita a norma dell’art.59. Se fosse prerogativa del Presidente individuarli e nominarli, ovvero dovesse essere il Governo a proporli ed il Presidente a firmarne la nomina. Einaudi fece in modo che la scelta fosse presidenziale, così dopo aver nominato De Nicola quale Presidente uscente il 13 maggio 1948, nel dicembre 1949 per Guido Castelnuovo e Arturo Toscanini (il quale rinunciò), nel dicembre 1950 nominò Pietro Camonica, Gaetano De Sanctis, Pasquale Jannaccone e Alberto Salustri meglio noto come Trilussa e nel dicembre 1952 Luigi Sturzo e Umberto Zanotti Bianco.

Questo consentì al successore Giovanni Gronchi di procedere autonomamente nella scelta dei primi 5 membri di nomina presidenziale della Corte Costituzionale con la sola contro-firma del Governo per mera regolarità e controllo come previsto dall’art.89.

Altrettanto avvenne per l’applicazione dell’art.74 il quale prevede che il Presidente prima di promulgare le Leggi votate dal Parlamento richieda con messaggio motivato una nuova deliberazione. In assenza della Corte Costituzionale, Einaudi in quattro occasioni rinviò le leggi alle Camere sollevando dubbi in due casi di assenza di copertura finanziaria a norma dell’art.81 della Costituzione e queste ebbero la contro-firma del Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi, in un caso per dubbi di legittimità costituzionale per una legge che prevedeva l’inserimento negli organi giudiziari dei giudici non di ruolo senza il concorso previsto dall’at.106 e la contro-firma fu del Ministro di Grazia e Giustizia Grassi, e nel quarto caso fu contro-firmata dal nuovo Presidente del Consiglio Giuseppe Pella e riguardava la regolamentazione delle retribuzioni del personale dei Ministeri delle Finanza e del Tesoro e della Corte dei Conti.

Infine, Luigi Einaudi impose l’applicazione dell’art.87 il quale prevede che i disegni di Legge di iniziativa governativa dovessero essere autorizzati preventivamente dal Presidente della Repubblica. Giustificò tale prassi, non amata da De Gasperi che la considerava come un’invadenza presidenziale, anche per la mancata istituzione della Corte Costituzionale che sarebbe avvenuta solo nel 1955.

Tra gli aneddoti raccontati da Giulio Andreotti all’epoca sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Einaudi era claudicante e, per camminare, utilizzava il bastone. Quando gli venne a offerta la candidatura, a nome del Governo, l’uomo politico liberale, sorpreso e imbarazzato, pose il problema: “Ma come farò, zoppo come sono, a passare in rivista i picchetti d’onore?” Andreotti, tuttavia, riuscì a convincerlo ad accettare.

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