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Sting e Shaggy tra sacro e profano per il concerto sold out in piazza Cattedrale a Trani

5 ago 2018 | Nessun Commento | 937 Visite
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20180804_213920Quando è stato annunciato «44/876», l’album di Sting con Shaggy, il mondo dei media è rimasto spiazzato: trent’anni fa, faceva concerti con la Big Band di Gil Evans, ora collabora con il Reggaeman non propriamente sofisticato di «Boombastic».
Di solito queste cose si fanno quando ci sono carriere da rilanciare.
20180804_213327Uscito l’album, un inno all’idea di «Music for Fun», musica per divertimento, si è scoperto che funziona e che le radio suonano «Don’t Make Me Wait» e «Gotta Get Back My Baby». Lo stesso concetto vale per il tour, approdato ieri sera in Piazza Cattedrale a Trani. La prossima data è domani a Cattolica.
E’ già Music for fun: ma nell’album è più facile nascondere le differenze e soprattutto il divario di peso artistico. Ma dal vivo le cose cambiano. Shaggy considera il concerto un’occasione per fare festa, con la maggioranza del pubblico che guarda il concerto attraverso lo smartphone, fa i cori, balla. Sting sta un pò sulle sue, ha l’aria di quello chiamato a suonare alla festa di matrimonio del cognato casinista. Siamo sicuri che era questo che intendeva quando ha definito questa operazione come l’occasione per restituire al Reggae ciò che gli aveva dato (ed è moltissimo) ai tempi dei Police? YUno esperto come lui, un raffinato cultore della musica di qualità, ha dimostrato in lungo e in largo di essere a suo agio in ogni contesto: e se si tratta di divertirsi «perché no”?
A giudicare dal suo modo di stare sul palco qualche dubbio deve essergli venuto, basta guardare la rassegnazione con cui fa la gag del processo con lui nei panni dell’accusato con maglione a strisce bianche e nere e Shaggy del giudice con parrucca bianca e toga nera in «Croocked Tree»
Il concerto più o meno funziona con la band e Sting che suonano sia i brani prodotti insieme che quelli dei rispettivi repertori.

received_1052709421564608Shaggy fa quello che sa fare, lo scalda pubblico, Sting si adegua con qualche fatica: tanto quando si tratta di suonare i pezzi dei Police ci pensa il pubblico a cantare. Così si ascoltano «Englishman in New York», «Message in a Bottle», «Every Little Thing She Does It’s Magic», le hit di Shaggy, i pezzi di «44/876», i medley «Oh Carolina-Wèll Be Together», «So Lonely-Strenght», «Roxanne-Boombastic». E poi “Englishman in New York», «7th Wave», «Walking On The Moon», “Every Breath You Take».
Tutti opportunamente dilatati a colpi di «oooh» da far ripetere al pubblico.
20180804_223536Anche in un contesto così la differenza di peso artistico fa sembrare Shaggy un giocatore delle serie minori capitato in Champions League ed è altrettanto naturale che chi è abituato a vedere Sting alle prese con situazioni musicalmente sofisticate resta deluso.
L’obbiettivo di divertire il pubblico, visto l’entusiasmo di ieri sera e il fatto che sono state aggiunte tre date al tour italiano, è raggiunto. Per qualcosa di più bisogna contare sul futuro.

Il duo era accompagnato dalla band di Sting formata da Dominic Miller (chitarra), Josh Freese (batteria) e Rufus Miller (chitarra) e dai musicisti di Shaggy, Monique Musique (corista), Gene Noble (corista) e Kevon Webster (tastiera).

Foto di Michele Traversa (riproduzione riservata)

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