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“Siamo solo piatti spaiati” l’ultima fatica letteraria di Alessandro Curti sulle problematiche giovanili

24 set 2018 | Nessun Commento | 260 Visite
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Siamosolopiattispaiati_frFamiglia, un termine dato per scontato oggi, che può voler dire tutto e niente. In Siamo Solo Piatti Spaiati però Alessandro Curti è riuscito a dare a questo termine una nuova sfumatura, che troppo spesso viene dimenticata. Il suo ultimo romanzo ha come protagonista Davide, un ragazzo problematico che nasconde un disagio interiore che lo porta a scontrarsi continuamente con il mondo degli adulti. Proprio il suo comportamento lo porterà all’interno di una comunità dove scoprirà come ognuno ha la sua verità. Non importa l’aspetto, il sesso o la provenienza, ognuno è un individuo totalmente diverso dagli altri. Così Cristina, bionda e minuta, è un vero sergente di ferro con gli ospiti della casa, mentre Andrea, forse il più “vecchio” tra tutti gli educatori, è quello che meglio riesce ad interfacciarsi con i giovani ed a far capire loro come comportarsi. Il più giovane tra loro invece è l’unico a non cercare minimamente un dialogo con loro.

La Comunità è un altro universo, isolato dal resto del mondo, dove neanche è possibile telefonare alla propria famiglia, e così i ragazzi scoprono cosa significa essere veramente parte di una famiglia, ora irraggiungibile per colpa di piccoli cavilli legali e permessi non dati. Qui distacco forzato è una condizione necessaria per capire chi si è realmente e “crescere”.

Curti_3Se da una parte Davide sperimenta il nodo in gola al solo sentire la voce della madre, dall’altra c’è chi una famiglia l’ha trovata proprio in quella comunità di persone così diverse. E così Davide, la cui voce leggiamo parola dopo parola, scopre della superficialità delle ragioni per cui è lì. Se lui ha la fortuna di avere due genitori ed una casa, che ora gli mancano terribilmente, c’è anche chi una fortuna del genere non ce l’ha. “ Non sai cosa significa crescere da solo” dice Reza a Davide, e non è una cosa così difficile da credere. Perché Reza da quando è in Comunità non è più solo, la sua famiglia ormai è lì. Solo in quel luogo, nel quale Davide si sentiva deportato, lui si sente al sicuro. Due ragazzi quasi coetanei, così diversi e così simili allo stesso tempo, che dimostrano come il dialogo spesso sia l’unica cosa di cui i ragazzi hanno realmente bisogno. Parafrasando le parole di Andrea “Tutti i ragazzi vogliono essere ascoltati”.

Davide però qui non è da solo, ha Andrea. Sono un po’ due facce della stessa medaglia: tutti e due con rimpianti di geografia ed una madre che è il centro fondamentale della loro vita. Andrea è quello di cui Davide, e tutti i ragazzi nella sua condizione, ha ed hanno bisogno non solo nel romanzo, ma nella vita vera.

Alessandro Curti è riuscito a fare proprio questo, parlando con la voce di Davide: ha detto chiaramente di cosa hanno bisogno i ragazzi di oggi. Non esistono giovani problematici, ma solo giovani uomini con un disperato bisogno di trovare il loro posto nel mondo, e per aiutarli l’unico modo è usare il dialogo.

Testo a cura di Concetta Suriana

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