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She got love, al Castello di Rivoli la prima retrospettiva su Ana Mendieta

13 apr 2013 | Nessun Comento | 1.338 Visite
Di:

ana
Ana Mendieta
nasce a L’Havana (Cuba), a soli tredici anni viene separata dalla sua famiglia e portata negli Stati Uniti dove passerà i primi anni tra campi profughi, orfanotrofi e famiglie adottive.
Comincerà ad affermarsi come artista durante gli studi all’Iowa State University, in questi anni passerà dal lavoro pittorico alle performances che l’hanno resa celebre, sintesi di land e body art, fotografia e pratiche rituali primitive e indigene dove lavorerà con la terra, l’acqua, li fuoco e il sangue mettendo il proprio corpo centrale tra questi elementi.
Muore a soli trentasette anni cadendo dal 33° piano della sua abitazione di New York.
Troviamo le sue opere nelle più importanti collezioni pubbliche come il Guggenheim Museum, il Metropolitan Museum e il Museum di Modern Art a New York, l’Art Institute di Chicago, il Centre Pompidou a Parigi, il Musée d’Art Contemporain a Ginevra e il Tate Collection a Londra. Nel 2004 il Whitney Museum oof American Art le dedicò una grande retrospettiva ‘Ana Mendieta: Earth Body, Sculpture and Performance 1972 -1985′.
In questi giorni possiamo conoscere da vicino le sue opere al Museo d’Arte Moderna nel magnifico Castello di Rivoli (Torino) fino al 16 giugno 2013.

Ci addentriamo quindi in questo spazio espositivo dove video e immagini che scorrono su lastre di vetro appese scandiscono il passaggio.
Acque limpide e il loro frusciare su pietre bagnate colpite dal sole ti accompagnano mentre l’occhio accarezza tronchi antichi e puri.
Supportati dal dolce sguardo legnoso e cristallino della natura si comincia a sgranellare il rosario della Mendieta.
Rosario di una religione dal sapore cristiano mischiato ai riti pagani latino americani.
Ogni granello è un dolore, sempre più intenso e profondo ed è nelle viscere di questo abisso, nel buio più profondo che per un attimo, forse, improvvisamente e per un istante si riesce a scorgere acque limpide e azzurre che avvolgono secolari tronchi di un mondo altro, di un mondo-Dio.
Ana si crocifigge e si brucia come un cristo che diventa uccello di fuoco e come quel cristo che parlava, toccava e viveva in mezzo alle donne, anche a quelle impure, così Ana offende il comune senso del pudore.
Spoglia la donna cristiana dai suoi abiti e mantelli , la svela, poi la spinge di fianco al suo compagno nudo, deriso, ferito dalla corona di spine e da donna accuditrice e feconda, porta con sè le sue creature, inchiodati alle infinite croci bambini, animali, la terra tutta.
Su questa realtà noi voltiamo lo sguardo e lei, dolce e morbida donna ci spinge a guardare, anche solo un attimo, e poi a portare dentro di noi. Come la mitologica Persefone dopo aver vissuto e raccolto dagli inferi, ciclicamente sale sulla terra per raccontare agli uomini cosa c’e’ di sotto, nell’ombra dell’animo umano, nella parte oscura della vita.
Fanciulla ci porta in dono un utero della terra fatto di tronchi, fiori e bacche rosse, una delle più splendide fotografie della sua collezione, ci regala la dolcezza della sua pelle nuda e succosa, il suo seno, i suoi fianchi, il sapore del suo sesso. Generosa si concede alla terra facendosi seppellire per poi lottargli contro con il respiro del petto, con il suo cuore che la spinge ad uscire. Si concede al sangue fondendosi alle torture di un animale agonizzante, dilaniati in mezzo agli umori, ai liquidi e alle urine.
Così si susseguono le sue opere di body art, scultura, land art, fotografia e video art per culminare nel filmato di apoteosi, dopo tutta questa vita, di nuovo candida come una bambina viene ripresa mentre scrive su un portale bianco: she got love:lei cerca amore, lei ne ha bisogno, lei serve, dona sparge. Così come la bambina nella fiaba del re nudo, Ana con la sua purezza vede e ci dice che, nonostante tutti i velluti e le sete che usiamo ogni giorno per coprire la nostra vita, il re è e resta inesorabilmente nudo.
L’ arte della Mendieta non è fatta per usufruire e godere della bellezza delle opere bensì per leggerle, ascoltarle e interiorizzarle come filosofia e religione calda, viva e palpitante… e soprattutto femminile: Dio che si fa carne, si fa terra, si fa acqua e si fa donna.

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