Di: Ilaria Koeppen
Riscaldamento globale: la Terra metterà a rischio la produzione elettrica
Accendendo una lampadina o il televisore probabilmente quasi nessuno pensa che nei fili elettrici scorre anche dell’acqua, quella necessaria a raffreddare le centrali termoelettriche indipendentemente dal loro combustibile. Il problema è invece ben presente ai ricercatori dell’International Institute for Applied Systems Analysis di Laxenburg, in Austria, che esaminando le previsioni sui corsi d’acqua utilizzati per i principali impianti europei e statunitensi sono arrivati alla conclusione, pubblicata su Nature Climate Change, che in futuro il riscaldamento globale potrebbe portare a grandi difficoltà anche su questo fronte, con un perdita di produttività anche del 20%. Gli impianti termoelettrici, cioè quelli che usano combustibile nucleare o fossile per trasformare l’acqua in vapore che fa girare delle turbine, sono responsabili del 90% dell’elettricità prodotta negli Usa e del 75% di quella europea, con un consumo di acqua che è rispettivamente il 40 e il 50% del totale dell’oro blu impiegato nei continenti: “Questo studio suggerisce che la nostra confidenza nel raffreddamento ad acqua deve essere rivisitata – afferma Dennis Lettenmaier, uno degli autori – anche se buona parte dell’acqua utilizzata viene poi riciclata le centrali hanno bisogno di volumi consistenti di acqua ad una temperatura particolare per evitare il surriscaldamento delle turbine”.La ricerca ha esaminato 61 centrali in Usa e 35 in Europa, con differenti tipi di alimentazione, dal nucleare al carbone, e di raffreddamento. Attraverso modelli idrologici e sulla produzione di elettricità si è poi simulato il comportamento nel periodo tra il 2031 e il 2060 secondo due scenari, uno ‘conservativò senza sostanziali variazioni nei mix energetici e nelle tecnologie e un altro in cui invece c’è una veloce transizione alle energie rinnovabili. A seconda degli scenari, concludono gli esperti, la capacità produttiva si riduce tra il 6 e il 19% in Europa e tra il 4 e il 16% negli Usa. Le più vulnerabili sono le centrali più vecchie, che vengono raffreddate pompando direttamente l’acqua fredda nelle turbine, mentre quelle con delle torri di raffreddamento avranno effetti minori: “Lo scenario peggiore è quello in cui si hanno delle ondate di calore – spiega l’esperto – in cui la domanda di elettricità sale perchè tutti accendono i condizionatori ma la temperatura dei fiumi è troppo alta e rende necessario spegnere le centrali”.
Tag: dennis lattenmaier , International Institute for Applied Systems Analysis , laxenburg , nature climate change
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