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Riparte da Bari il “Domino Tour” di Malika Ayane al Teatro Team

26 Gen 2019 | Nessun Commento | 658 Visite
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malikaRicominciare, ripartire, rimettersi in moto, in campo, in gioco, non è mai cosa semplice; a volte basta un piccolo stop, una breve sosta, una rapida interruzione, anche un impercettibile rallentamento, per rendere fallibile l’infallibile, per far inceppare un meccanismo altrimenti perfettamente oliato, per far smarrire la strada maestra, il giusto obiettivo. Quando Malika Ayane, nel corso della tappa barese, tenutasi nell’accogliente Teatro Team, del suo “Domino Tour”, ha – più volte – ricordato che tornava sul palco dopo una sospensione, non abbiamo tardato a crederle, non solo per qualche – invero, per lo più, impercettibile – sbavatura che, qua e là, sporcava la performance della cantautrice milanese, ma, anche e soprattutto, in virtù di quella che potremmo definire una – crediamo fugace – perdita di rotta.

Chiariamoci. Lo show, organizzato nel nostro capoluogo dalle belle menti della Vurro Concerti, è una produzione di classe, con una band che annovera Daniele Di Gregorio alle percussioni e alla marimba, Carlo Gaudiello alle tastiere, Marco Mariniello al basso, Nico Lippolis alla batteria e Jacopo Bertacco alla chitarra, con una scenografia imponente e giochi di luce all’altezza, e, innanzitutto, l’ipnotica presenza di Malika, padrona assoluta della scena, capace anche di simpatici scambi di battute con l’affezionato pubblico; tutto nella norma, in definitiva. Ed è questo il punto: da quando è apparsa sulle scene musicali, più o meno dieci anni fa, noi – nel nostro piccolo – abbiamo sempre ritenuto che la Ayane fosse un’artista completamente diversa da tutto quello che c’è in circolazione, un prodotto talmente alto da poter fare a meno di qualsivoglia inutile effetto speciale, orpello, artificio, da poter affrontare il pubblico finanche “completamente nuda” (a dispetto dei molteplici cambi abito di cui siamo stati testimoni nel corso del concerto), vestita solo della sua splendida quanto ammaliante voce. In realtà, già la sua recente produzione discografica, che fa seguito alla fortunata esperienza teatrale nei panni della “Evita” di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, il musical portato sullo schermo da Madonna ed Antonio Banderas, in fondo non ci aveva convinto del tutto; l’ultimo album, nonostante si senta la presenza della sapiente mano dell’ottimo Pacifico, autore ed interprete da noi stimatissimo, risente di una forse troppo accentuata ricerca di tenersi al passo coi tempi e, nel contempo, di non dispiacere al mercato (“sottostante” avrebbe detto Jannacci per voce di Cochi e Renato), mentre noi ci sentiamo di poter affermare che Malika sia tra le poche a poter oggi avventurarsi in ben altre produzioni, forte anche di un background unico nel panorama musicale italiano, e non solo, che affonda le sue radici addirittura negli studi al Conservatorio di Milano e finanche nel Teatro alla Scala, dove è stata diretta da gente del calibro di Riccardo Muti, Riccardo Chailly e del compianto Giuseppe Sinopoli.

Nella scaletta, in cui fanno bella mostra delle vere perle, tra cui “Tempesta”, “Blue bird”, “Senza fare sul serio”, “Ricomincio da qui”, “Controvento”, “Feeling better” (un brano che ha il sole dentro), “Adesso e qui” ed altre, anche se purtroppo manca la splendida “Come foglie”, la differenza tra “il vecchio ed il nuovo” è quasi palpabile, con una nostra personalissima predilezione per il passato che – crediamo si sia compreso – spereremmo tanto possa assomigliare al futuro. In altre parole, ci piacerebbe che la Ayane, parafrasando uno dei suoi successi più con-vincenti, ripartisse da qui, ma non in preda ad una effimera illusione, bensì alla certezza di una storia di cui essere più che fiera, di una personalità da interprete di altissimo livello e, soprattutto, di una voce inimitabile, magnifica, ma più da batticuore che da stracciabudella.

Foto di Oronzo Lavermicocca

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