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“Raffiche” di Motus : il potere della rivoluzione di “non-genere” nel teatro di Jean Genet

28 ott 2016 | Nessun Commento | 765 Visite
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r“Nel cuore di ogni uomo c’è un motel” scrive Don DeLillo in “Americana”, testo da cui la compagnia riminese Motus ha tratto ispirazione per la sua installazione “Room” in cui teatro, videoart e cinema si incontrano, con l’obiettivo puntato su quello che succede dentro una camera d’albergo. Non è certo un caso, se il nuovo spettacolo di Motus “Raffiche” sia ispirato all’ultimo testo teatrale del drammaturgo e scrittore Jean Genet dal titolo “Spendid’s”, ambientato nella stanza di un hotel di lusso. Genet stesso negli ultimi anni della sua vita, amava aggirarsi all’interno di hotel, vagabondando da una stanza all’altra.

“Raffiche” ci conduce dentro una stanza d’albergo del Carlton di Bologna, hotel di lusso a 4 stelle, che per l’occasione, “cambia nome” in Hotel Splendid’s: sembra un appuntamento con il crimine, dove lo spettatore diventa “colpevole” nell’atto del presentarsi, dichiarando apertamente la sua volontà a “voler guardare”. Ma quello che accade deve restare in quelle quattro mura, perchè le “Raffiche” sono pronte a “puntarti il fucile contro”.  7 gangsters inseguite da tempo dalla polizia, hanno in ostaggio una ragazza dentro una camera dell’Hotel Splendid’s. La ragazza è già morta, ma faranno credere a tutti che sia ancora viva. Una radiolina che non sta mai zitta, alterna l’emissione di notizie del giornale radio (voce di Luca Scarlini e Daniela Nicolò) alle musiche-colonna sonora di questa vicenda mozzafiato.r2

Chi sono le “Raffiche”? Donne vestite da uomini, o forse uomini dentro raffinati tailleur per bellezze androgine, o forse ancora uomini-donne. Nomi maschili per non-generi sessuali ambigui in una messa in scena grottesca (di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò) dove momenti divertenti, si uniscono a taglienti dialoghi serrati che alloggiano dentro un climax drammaturgico che crea suspance.

La vicenda delle gangsters può essere seguita alla radio – le raffiche inviano comunicati stampa ai giornali-radio – e dal vivo, passo per passo. Una poliziotta complice del misfatto (Federica Fracassi) è dentro la stanza con le terribili latitanti, mentre si evince l’interazione con un esterno beckettiano non visibile, ma comunicante, di cui si sentono solo voci/rumori, dove i poliziotti attendono la prossima mossa delle criminali.

Nel frattempo intrecci erotici multipli creano tensioni continue tra Jean (Silvia Calderoni) – il capo del gruppo – e il resto della ciurma. La droga, l’ossessione per il sesso, il potere della ribellione identitaria contro la rivolta del potere, la rivendicazione di libertà dagli schemi dei ruoli fisici imposti da una società a cui non aderire mai a costo di perderci la pelle, sono i motivi dominanti dell’esistere e del coesistere. Un ritmo frenetico domina i botta e risposta in una messa in scena interamente coreografata dove il tempo corre velocemente e non si ha paura della morte. Morire fa parte del ruolo, il ruolo del potere nell’appartenenza al branco, contro il potere imposto dalla società: si può danzare, si può scherzare, si può ridere, ci si può amare-odiare, si può morire all’improvviso togliendosi la vita o facendosi sparare una pallottola.

r3Splendid’s con la regia di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò resta fedele alla trama e ai personaggi di Jean Genet (fedeltà alle regole del copywriting internazionale!), prende il testo -  già di per sè un testo avvincente e drammaturgicamente interessante per la messa in scena – e lo arricchisce nei dettagli di scena: attenzione ai punti di vista e alle reazioni dei personaggi, cambi di prospettiva della fruizione, colpi di scena, danze sexy, reggiseni-portaoggetti, sguardi malvagi e seducenti.

Ma arriviamo al finale. Jean si travestirà da donna, fingendosi l’ostaggio già morto. Si mostrerà in pubblico, sul balcone dell’hotel e verrà sparato, morendo sul colpo. Come niente fosse il suo corpo resterà sul balcone e Pierrot (Ondina Quadri) – personaggio in crisi d’astinenza da sostanze stupefacenti dall’inizio alla fine – premerà il grilletto della sua pistola nel giro di pochi minuti. Uno spettacolo intrigante dalle dinamiche non scontate, che lascia immagini vivide nella mente e che potrebbe non escludere un “continua (…)” in trama firmata Motus.

 

 

 

 

 

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