Di: Giorgio Romeo
Pupi Avati al 58° Taormina Film Fest presenta la fiction Rai “Un matrimonio”
Sei puntate, 600 minuti di film, 36 settimane di riprese, 259 ruoli, “Un Matrimonio” di Pupi Avati, sarà la nuova fiction di spicco nella produzione Rai, in programmazione a fine 2012.
«Avevo in cantiere questo film già da parecchio, si tratta di una storia fondata profondamente sulla mia esperienza. Proprio oggi celebro 48 anni di matrimonio e, a differenza di chi ha affrontato la tematica senza una conoscenza approfondita dell’amore, arrendendosi al primo inciampo, credo di avere i numeri per poterne parlare». Così il regista Pupi Avati introduce in videoconferenza da Bologna ai giornalisti del 58° Taormina Film Fest il suo nuovo lavoro “Un Matrimonio”, fiction che andrà in onda alla fine dell’anno su Rai 1.
Nel cast gli attori Flavio Parenti, Micaela Ramazzotti, Christian De Sica, Andrea Roncato e Katia Ricciarelli, che interpretano la famiglia del regista stesso. La trama si dipana attraverso gli anni, a partire dagli sprechi di un antiquario negli anni 30 (il nonno di Avati, interpretrato da De Sica) e le conseguenti difficoltà del figlio (Parenti) a risollevare le sorti della famiglia dopo la sua scomparsa. «Mio padre era un ragazzo che, sostanzialmente, non faceva niente. Bellissimo, suonava il pianoforte, corteggiava le ragazze, fino a quel momento la sua giornata era fatta solo di organizzare la serata. Quando venne chiamato alle responsabilità non era attrezzato, però in pochissimi anni è riuscito a risalire la china, anche grazie al supporto di mia madre , una dattilografa (la Ramazzotti) figlia di un operaio socialista (Andrea Roncato)».
Sceneggiata dallo stesso Avati, assieme allo scrittore Claudio Piersanti e al figlio Tommaso, che il regista apostrofa ironicamente come «un raccomandato», la fiction è soprattutto un pretesto per raccontare il dopoguerra italiano, «l’evolversi del nostro paese attraverso la storia di questa famiglia bolognese, che a un certo punto si trasferisce a Roma, offrendo così una visione più allargato».
Suddivisa in sei episodi da cento minuiti ciascuno, “Un matrimonio” rappresenta l’opera più lunga nella produzione del regista bolognese, che si dichiara a suo agio nel confronto con il linguaggio televisivo. «Il cinema, dopo 100 minuti ti costringe ad accomiatarti con un personaggio che hai raccontato, girare così a lungo, invece, consente di approfondire. E’ un arricchimento, tanto per me, quanto per gli attori, che si trovano a recitare età e contesti diversi».
E quando gli si chiede se ha dunque intenzione di proseguire questo suo percorso televisivo Avati risponde affermativamente, svelando di essere già all’opera su qualcosa di nuovo: «C’è un progetto estremamente impegnativo, una cosa che è stata tentata anche da altri, ma che non è stata portata a conclusione. Io, senza voler apparire presuntuoso, ho la sensazione di aver trovato la “password” per entrare in questa storia, rendendole giustizia e mantenendo riconoscibile il mio lavoro.».
La presenza di Avati al Film Fest era attesa, oltre che alla conferenza stampa, al teatro antico per un tributo all’amico Lucio Dalla che il regista ricorda affettuosamente: «Mi dispiace non poter essere lì stasera per ricordare Lucio, mi avrebbe fatto piacere, non tanto per dire quanto sia stato eccezionale nella poesia e nella musica italiana, quanto per ricordare un grande amico, un uomo che è stato generoso con tutti».
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