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Philippe Leruth, presidente della Ifj a Bari su invito di Raffaele Lorusso

14 Apr 2019 | Nessun Commento | 2.065 Visite
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Lorusso-Leruth-Emiliano«Julian Assange non è un giornalista ma un informatore, un ‘whistleblower’, per il quale la Ifj rivendica la stessa protezione dei giornalisti». Lo ha detto il belga Philippe Leruth, presidente della Federazione Internazionale dei Giornalisti (Ifj), parlando a Bari della vicenda dell’arresto a Londra del fondatore di WikiLeaks. Il Comitato esecutivo dell’Ifj ha riunito nell’aeroporto di Bari, per la prima volta nel Sud Italia, 30 giornalisti provenienti da tutto il mondo, su invito del segretario generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Raffaele Lorusso.
«Il rispetto dei diritti fondamentali, non solo come uomo ma come whistleblower, – ha detto Leruth parlando della vicenda Assange – deve essere una priorità assoluta».
«Ci chiediamo come sia stato messo in scena il suo arresto in Gran Bretagna e, se non possiamo pronunciarci sulle accuse contro di lui, ricordiamo che la sua richiesta di estradizione viene dalla Svezia e se un altro Paese, gli Stati Uniti, volessero estradarlo non potrebbero farlo sulla base di un reato descritto come politico».
«Indipendentemente da quello che si pensi di Assange, – ha detto Lorusso – nessuno di sta chiedendo se dei fatti che lui ha consentito a tutti di conoscere, qualcuno dovrà mai rispondere, se ci sarà mai un capo di Stato o di Governo che dovrà rispondere di quello che ha fatto e che è documentato in quegli atti, e soprattutto quale Tribunale dovrà giudicarlo“ “Condivido – conclude il segretario della Fnsi – la posizione di Amnesty International, perché non si può estradare una persona alla quale vengono fatte quel tipo di accuse di natura politica in un Paese nel quale, seppure non in maniera uniforme, è ancora prevista la pena di morte».

«Mai avrei pensato possibile che in Europa, nel secolo XXI, i giornalisti lavorino senza essere pagati. È una situazione inaccettabile. Non capisco come magistratura e potere politico tollerino una situazione simile. Nessuno dovrebbe lavorare senza stipendio. Il ruolo sociale di un giornale come la Gazzetta non dovrebbe essere sottovalutato».
Lo ha detto il belga Philippe Leruth, presidente della Federazione Internazionale dei Giornalisti (Ifj), parlando a Bari a margine del Comitato esecutivo dell’Ifj che sta discutendo, per la prima volta riunendosi nel Sud Italia, di libertà di stampa e protezione dei giornalisti. Ieri i membri del Comitato hanno visitato la sede della Gazzetta del Mezzogiorno. Nell’esprimere «ammirazione, solidarietà e affetto», «vogliamo trasmettere la loro preoccupazione a livello europeo e internazionale – ha detto Leruth – e riflettere con loro di possibili soluzioni, come la creazione eventuale di una società cooperativa o il lancio di un crowdfunding per fare rivivere il loro giornale. Ma prima di tutto esortiamo le autorità regionali e nazionali a porre fine a questa situazione scandalosa».

«Purtroppo da alcuni mesi questo Governo ha messo nel mirino tante piccole realtà di questo Paese che hanno il sostegno pubblico e ora hanno ricevuto un taglio del fondo dell’editoria che sarà progressivamente azzerato. Significherà togliere voce a tante comunità che hanno nei piccoli giornali la propria unica voce». Lo ha detto il segretario generale FNSI, Raffaele Lorusso, a margine della riunione del Comitato esecutivo della Federazione Internazionale dei Giornalisti in corso a Bari. “Il taglio al fondo dell’editoria determinerà, se non ci sarà un intervento nei prossimi giorni del Parlamento, già da giugno la chiusura di Radio Radicale, che si può definire l’altra gamba del servizio pubblico italiano» ha detto Lorusso, ricordando che Radio Radicale assicura una serie di servizi, come le dirette dei lavori delle commissioni e del Csm. Con i tagli ci saranno servizi in meno per i cittadini, occasioni in meno per essere correttamente informati e tanti posti di lavoro in meno. Questo noi non soltanto lo contestiamo ma continueremo a contrastarlo». Lorusso ha evidenziato anche «il tema delle querele bavaglio che non viene affrontato dal Parlamento, perché ci vorrebbe una norma di legge che recepisse quello che ha stabilito la Cedu, ossia che quando qualcuno promuove una azione giudiziaria del tutto infondata nei confronti di un giornalista, deve essere chiamato a pagare una sanzione pecuniaria di una certa entità»

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