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Opera senza autore di Florian Henkel von Donnersmark. Germania favorita agli Oscar

8 ott 2018 | Nessun Commento | 173 Visite
Di:

operasenzaautoreOpera senza autore diretto ma anche scritto da  Florian Henkel von Donnersmark rappresenta la Germania ai prossimi premi Oscar per la categoria Migliore Film Straniero.

Trattasi di un excursus lungo quasi 30 anni e della durata di 188 minuti – che non si avvertono affatto perché il tutto fila liscio, scorrevole e con scene davvero meravigliose e indimenticabili – vertente sull’arte e sul suo collegamento con le dittature, la politica e infine il tempo della democrazia.

Il personaggio del pittore Kurt Burnert è ispirato all’artista vivente Gerhard Richter (1932), di Dresda.

Assistere a Opera Senza Autore è come leggere un bellissimo  romanzo, tant’è che le varie epoche storiche, o vicende, sembrano dei capitoli di un libro. Strettissimo dunque il rapporto tra sceneggiatura (in questo caso originale) e letteratura.

L’arte come trait d’union dunque: infatti si inizia con una scena presso una galleria d’arte moderna, a Dresda,   dove un “cicerone” indottrinato dall’ideologia nazista mostra ai visitatori opere messe al bando in quanto rappresenterebbero la dissolutezza, le malattie del fisico e della mente o irriderebbero le donne tedesche.

Il rapporto tra il piccolo Kurt e la bellissima zia Elizabeth crea una sorta di imprinting che inciderà sulle scelte artistiche del ragazzo.

Elizabeth infatti, malata di schizofrenia, è consegnata ai periti del tribunale dell’eugenetica e al giudizio “inappellabile”  del ginecologo Carl Seeband, professore  esperto in materia, ma spietato esecutore di logiche aberranti.

Zia Elizabeth verrà prima sterilizzata e poi mandata alla camera a gas (nel 1945).

Questo strappo viene in parte colmato dalla relazione di Kurt ormai ventenne con Elizabeth, studentessa come lui di una scuola d’arte, sempre a Dresda.

Kurt la chiamerà Ellie, per evitare il paragone con l’”originale”.

Questo compenso emotivo, dal sottotesto incestuoso, è un altro tema portante del film, assieme all’affermazione del talento di Kurt all’interno di un’accademia artistica che  esalta ormai le opere del realismo socialista.

operasenzaautore1Tra gli esempi “negativi” di arte viene in questo contesto citato Picasso, la cui solidarietà con la classe operaia (iniziale) verrà negata (secondo i detrattori) dal suo astrattismo,  considerato appunto un tradimento del comunismo.

Ellie è la figlia del professor Seeband, scampato nel dopoguerra ai processi contro i criminali nazisti per avere salvato durante un parto difficile la moglie di un comandante di zona russo, che lo proteggerà finché sarà in carica nella Ddr.

La figura del prof. Carl Seeband  costituisce un personaggio ambiguo ma interessante: ottimo medico, spietato nazista, la sua deriva contro la decadenza dei costumi  e   a favore  purezza della razza coinvolgerà la sua unica figlia, che opererà personalmente allo scopo di farla abortire, con uno stratagemma: non desidera un genero dalla personalità malinconica e figlio di un padre suicida.

Ambiguo è anche il rapporto tra il luminare e, appunto, il genero: l’uomo si trova costretto a trovare un lavoro come pulitore di scale al giovane , presso una clinica ginecologica a Dusseldorf.

Kurt fugge  dalla Ddr con la moglie prima della costruzione del Muro di Berlino: dovrà ricominciare i suoi studi all’interno di una nuova accademia d’arte dove il must è l’astrattismo, nella citata Dusseldorf.

L’innovazione della trama potrebbe essere nel fatto che il ginecologo nazista se la  scampa: come altri voltagabbana, viene considerato dapprima   ”un medico del popolo” all’interno della Repubblica Democratica  Tedesca.

Ma non potrà sfuggire ai suoi fantasmi che si ripresenteranno sotto forma di arte.

Un’arte che, creata e mutuata da vecchie e sbiadite  fotografie proprio dall’odiato genero, ormai  accettato come componente effettivo della famiglia, si ripresenta sotto forma di quadri.

Il messaggio finale è quello che solo nell’arte esistono  libertà, riscatto e purezza.

Essa dunque non può essere imprigionata o snaturata da nessun regime e da nessuna politica.

Nell’opera si parla anche degli anni Sessanta durante i quali la pittura, dal mondo intellettuale e borghese, anche berlinese, è considerata un’arte passata di moda, a fronte di creazioni artistiche come statue viventi o performance dal vivo che  utilizzano ad esempio patate gettate in terra e ogni altra sorta di trovata  a effetto che di fatto costituisce forme di espressione alternativa e non sempre ispirate, ma spesso frutto di moda e contestazione.

Il film è bellissimo  perché alterna momenti di impegno ad altri di sentimenti puri e non nega l’happy end.

Di fatto è possibile che il film del bravissimo  von Donnesmark si aggiudichi l’Oscar.

Gli attori:  splendido  Tom Schilling nel ruolo di Kurt da adulto.  Di Berlino Est, 36 anni, Schilling è giusto per la parte perché dimostra molti anni meno dei suoi effettivi e all’interno della storia è credibile sia come ventenne che trentenne o poco più.

Altrettanto meritevole è l’interpretazione molto difficile e perfetta di Sebastian Koch. 56 anni: lo si era già visto nel precedente film dello  stesso regista Le Vite degli Altri, che fu  all’epoca (2006) acclamatissimo.

Ottime poi le attrici, in particolare Paula Beer nel ruolo di Ellie Seeband e Saskia Rosendahl nella parte , più breve ma pregnante, di zia Elizabeth.

Nella colonna sonora c’è anche la nostra Rita Pavone con Come te non c’è nessuno, ma anche la francese Françoise Hardy con Le Temps de l’Amour.

 

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