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Napoli Centrale a Trani: quando musica ed impegno sociale si uniscono mirabilmente

30 Set 2018 | Nessun Commento | 459 Visite
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jamesQuanne chi se perzo d’int’ ‘a notte e ritrova ‘a via, quanne s’ammescano ‘e culure, quanne se sciogliono ‘e dulure, quanno chi perde nun’ zse dispera e stu nniro se fa blu, quanne ‘ncoppa ‘e vocche sempe amare s’affacciano ‘e surrise, è na bella jurnata!” (James Senese)

Filantropia e musica, se sostenute da sentimenti e talenti puri ed incontaminati, formano da sempre una mistura esplosiva, denotando una forza talmente prorompente da non temere alcun confronto, soprattutto quando sono così accomunati da formare un’unità indissolubile. In questi casi, è addirittura difficile discernere, differenziare e scindere l’elemento della solidarietà da quello artistico; è il caso, ad esempio, degli eventi, sempre di grande interesse e richiamo, che, di stagione in stagione, vengono organizzati da “Il Raggio Verde”, l’associazione onlus tranese che ha mirabilmente fatto della prevenzione del carcinoma mammario la propria missione, grazie all’impegno di donne, già colpite da questa tremenda patologia, che hanno trasformato la propria esperienza oncologica in missione, infondendo coraggio e seminando speranza al grido di “ci si può armare, ci si può amare”; la più che lodevole attività dell’associazione quest’anno è culminata nel concerto, ancora una volta tenutosi nella suggestiva cornice del Sagrato della Cattedrale di Trani, di una band che – ecco la perfetta commistione – ha sempre fatto dell’impegno sociale, assieme ad una musica visionaria, la propria vocazione, il proprio distintivo marchio di fabbrica.

I Napoli Centrale di James Senese sono la quintessenza del jazz – rock, forti di una formazione che annovera solo stelle di prima grandezza che rispondono al nome di Agostino Marangolo, Gigi De Rienzo ed Ernesto Vitolo, la stessa che ha dato recentemente alle stampe il doppio live Aspettanno ‘o tiempo”, un disco immancabile ed inamovibile nella personalissima discografia di chiunque – come chi vi scrive – si professi da sempre assoluto adoratore di una musica pura, innovativa, sanguigna, potente, che non accetta compromessi, parlando sempre direttamente al cuore dell’ascoltatore. Anche il concerto di Trani, sold out parecchi giorni prima dell’appuntamento, ha ancora una volta dimostrato le immense doti di questi quattro giovanotti e – perché no – anche le loro infinite ed –ancora oggi – incontaminate potenzialità: il sax e la voce di Senese, le tastiere di Vitolo, il basso di De Rienzo e la batteria di Marangolo, pur essendo perfettamente a conoscenza delle lezioni dei grandi del passato, non hanno mai arrestato la loro ricerca di nuove forme di linguaggio musicale, spaziando caleidoscopicamente, senza alcuna soluzione di continuità, tra le musiche possibili, allo scopo di creare sempre qualcosa di inedito e di avvincente.

Anche se i brani in repertorio sono tutti firmati da James, non può sfuggire – nemmeno all’ascoltatore meno attento – che il prodigioso ed inconfondibile sound del gruppo è determinato dalla perfetta miscellanea tra le quattro magnifiche menti pensanti presenti sul palco, musicisti in assoluto stato di grazia, intenti a realizzare un infinito work in progress che non pone limiti tanto alle sinergiche capacità di interagire quanto alle opportunità solistiche, producendo, anche grazie ad una intatta voglia di sperimentare ed improvvisare, una incessante ed inarrestabile evoluzione musicale che, lungi dall’apparire come una sterile e ripetitiva rappresentazione della – innegabile – maturità artistica, si offre a noi come frutto della loro inesauribile passione.

Una performance maiuscola, di rara bellezza, costruita su di una scaletta trascinante e coinvolgente in cui fanno bella mostra i brani contenuti nel doppio live, impreziosita dall’ormai immancabile omaggio al fratello di sempre, a Pino Daniele, ricordato con la splendida “Chi tene ‘o mare”; la storia dei quattro è talmente indissolubilmente legata a quella dell’amico scomparso (basti ricordare che, tra l’altro, hanno tutti partecipato – e De Rienzo ne fu anche produttore – alla creazione di quella pietra miliare della musica di tutti i tempi che è “Nero a metà”) che non possono non regalarci una versione oltremodo commovente, coinvolgente, intensa, vera, al punto da farci credere di vedere sul palco un quinto componente, un giovane musicista che mosse i primi passi artistici proprio suonando il basso con i Napoli Centrale e che ora ci guarda tutti dal posto che gli compete nell’Olimpo della musica di tutti i tempi.

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