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Di: Ilaria Koeppen

My week with Marilyn: seduce e accattivante la Monroe di Simon Curtis

14 Maggio 2012 320 Visite Nessun Commento Stampa questo articolo Stampa questo articolo

marilynIl coraggio non manca a Michelle Williams. L’attrice trentaduenne, minuta e con i capelli cortissimi come piacevano a Heath Ledger, il padre di sua figlia Mathilda Rose, morto prematuramente per intossicazione di farmaci nel 2008, fa rivivere il mito dei miti, Marilyn Monroe, in un film che, dopo il passaggio fuori concorso al Festival di Roma, ha trovato una distribuzione italiana, la Lucky Red che ha previsto l’uscita per l’ 1 giugno. Anche se l’uscita è praticamente fuori tempo massimo della stagione cinematografica, il film, titolo originale My week with Marilyn, con la regia di Simon Curtis e la stessa produzione del Discorso del re, è notevole. È stato candidato a due premi Oscar e la Williams, che riesce in maniera impressionante a rendere la più amata delle dive, al culmine della sua popolarità, bellezza e quindi di conseguenza della sua fragilità.

Il prossimo 5 agosto saranno passati 50 anni dalla morte di Marilyn e questo film, intitolato in Italia semplicemente con il suo nome, è certamente un omaggio.

Luminosa, fragile, capricciosa, tenace, desiderosa di essere amata, così la Monroe che rivive nell’interpretazione dello scricciolo Michelle Williams la cui bravura è pari alla lontananza fisica con la diva. Per l’occasione l’attrice, già due volte candidata agli Oscar per I segreti di Brokeback Mountain e Blue Valentine, è ingrassata ma nonostante questo le curve di Marilyn sono sullo schermo anche frutto di imbottiture strategiche. Il film è basato sui due diari scritti da Colin Clark, The Prince, The Showgirl and Me e My Week with Marilyn, che raccontano le esperienze sul set del film Il principe e la ballerina e dei giorni trascorsi in compagnia di Marilyn. Clark, regista e scrittore, scomparso nel 2002, non ha mai dimenticato quell’esperienza giovanile quando, alto-borghese, decide di deludere i suoi per dedicarsi al cinema e bussare alla porta di Laurence Olivier.

La Monroe, all’apice del successo – è il ‘56 – in luna di miele con il terzo marito, il drammaturgo Arthur Miller, decide di mettercela tutta per imporsi come grande attrice e diventare produttrice di se stessa per un film interpretato dal massimo attore inglese, sir Olivier, aiutata da Paula Strasberg. Il cast è pieno di star: Kenneth Branagh fa Olivier (”da sempre viene considerato l’erede del grande attore, chi meglio di lui poteva interpretarlo?» ha detto il regista), Julia Ormond fa Vivien Leigh, la moglie di Laurence Olivier, gelosissima di Marilyn e poi ci sono Emma Watson, Judie Dench, Dougray Scott che interpreta Miller mentre il protagonista maschile è l’emergente Eddie Redmayne.

«Sono molto orgoglioso di questa Marilyn – ha detto il regista Simon Curtis al festival di Roma – che Michelle ha avuto il coraggio di affrontare. Una sfida terrificante fare un film su Marilyn Monroe, mi consolavo – ha detto Curtis – pensando che non si trattava di una biografia ma di una finestrella sulla sua vita».

E però il pregio del film è proprio che riesce ad illuminare la personalità di Marilyn: il personaggio pubblico che ancheggia mentre cammina e incanta sapendo usare a meraviglia il linguaggio del corpo e quello privato, fragilissimo, malinconico, desideroso di amore.

«Era così consapevole di essere un personaggio, un’icona, da interpretarlo secondo l’esigenza», ha raccontato Curtis che ha studiato a lungo e girato in parte persino negli stessi luoghi, gli studi Pinewood di Londra.

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