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Mentre la Bit di Milano è al “verde”, la Puglia è a “colori”

27 feb 2011 | Nessun Comento | 1.714 Visite
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bit e pugliaIn una Bit (Borsa Internazionale del Turismo) alquanto sottotono, il cui aspetto più interessante restano le giornate dedicate al workshop, unico e autentico momento di business in un contesto ormai votato più alla vetrina che agli affari, i due punti qualificanti dell’edizione 2011 sono stati il successo di pubblico e di attenzioni fatto registrare dalla Puglia nel suo insieme e la massiccia partecipazione all’appuntamento fieristico milanese dei Paesi arabi. In particolare di quelli che si affacciano sul Mediterraneo e che in queste settimane sono mortificati dalle reazioni di resistenza alle aspirazioni di riscatto e di libertà, che attraversano le loro moltitudini più giovani.

Una sorta di Risorgimento mediterraneo quasi evocato dalle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ma indubbiamente sostenuto dalla consapevolezza maturata e diffusa, tra le nuove generazioni arabe, del “diritto” ad essere protagonisti del proprio futuro e a lasciarsi coinvolgere dai processi di modernizzazione, per poter cogliere e gestire tutte le opportunità di crescita, siano esse individuali che collettive.

I padiglioni “The world”, orfani di presenze storiche e vistose come gli Stati Uniti d’America, le Compagnie internazionali di crociere e di navigazione, o delle Compagnie aeree più rappresentative, hanno visto estendersi gli spazi a tinte “verdi” di paesi come l’Oman, lo Yemen, gli Emirati, il Kazakistan, l’Indonesia, oltre gli stessi Libia, Tunisia, Egitto, Iran (che recupera il marchio Persia) e Algeria. Testimonianza di un impegno a tener viva la fiamma della visibilità, nella convinzione del difficile momento per le preoccupanti condizioni di sicurezza, anche per le vacanze, in ciascuna di quelle destinazioni.

In questo contesto, che sul fronte italiano ha registrato le assenze vistose di regioni come la Sicilia (presente con le sue Provincie) e l’Abruzzo, la performance fatta registrare dalla Puglia è stata, ancora una volta, in decisa controtendenza. Stand finalmente unico. Teso alla promozione della destinazione nel suo complesso, attraverso la valorizzazione delle tante tessere di un mosaico d’emozioni, che riflettono vicendevolmente la luce dei propri tesori e moltiplicano la capacità attrattiva di una meta fattasi brand. Mettendo in evidenza i risultati di un pervicace “popolo di formiche”, intento a un lavorio tenace e innovativo, volto a rendere durevole la permanenza in Puglia di viaggiatori, turisti, buongustai, escursionisti e pellegrini.

Un’azione di concerto raccordata tra i dicasteri regionali dell’Agricoltura, dell’Ambiente e ovviamente di quello alla Cultura, Mediterraneo e Turismo, che fa sottolineare allo stesso assessore, Silvia Godelli: “La propensione necessaria a creare valore, puntando sulla redditività del segmento culturale”. Per cui, assumono valenza strategica vincente le scelte promozionali legate alle produzioni cinematografiche, teatrali, musicali, letterarie, nonché quelle più strutturali relative alla viabilità, agli scali portuali e crocieristici, fino allo sviluppo della ricettività aeroportuale.

Una realtà che ha consentito al presidente Vendola, che di quel brand per molti aspetti è parte integrante, di utilizzare il successo in atto per convogliare attenzioni anche sulle tessere finora meno illuminate del mosaico pugliese. Di spostare l’occhio di bue dai capisaldi di un’offerta turistica affermata come Castel del Monte, i Trulli, le Masserie o il Barocco leccese, verso scrigni ancora socchiusi ricchi di bellezza, di storia e di tradizioni come la città di Taranto, il Subappeninno Dauno o le colline della Murgia barese.

Peccato che mentre dal palcoscenico di Sanremo Benigni ricordava come i romani “imperavano dividendo” e Morandi, a pugni chiusi, esortava a “rimanere uniti”, si sia dovuta leggere l’esegesi del grigiore industriale tarantino, strumentale all’improbabile rivendicazione autonomista salentina.

C’era di che essere davvero orgogliosi, passando in questi giorni a Piazza Duomo a Milano, nell’emozionarsi davanti a un “Inno alla Puglia” fatto di frammenti di film, girati in tutti i tempi, in ogni angolo della sua terra. Poco importa chi abbia contribuito a produrlo. Andrebbe abbracciato e ringraziato, per lo squarcio di colori e la gioia di vivere proiettati nel grigio di un febbraio freddo e nebuloso.

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