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“Melancolia I”: l’opera più affascinante dell’alchimista Albert Durer

29 ott 2010 | Nessun Comento | 11.268 Visite
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Albert DurerChiodi, pialla, bilancia, sega e martello, ed ancora scalpello e tenaglia; Durer raffigura un’angelo dalle sembianze femminee intento con un grosso compasso a risolvere complessi calcoli o chissà cos’altro; ai suoi piedi gli strumenti del carpentiere, ed ancora unbambino paffuto, assiso su una ruota (simbolo del continuo divenire), tutto concentrato colora una tavoletta. Il vero dato incontrovertibile, a mio parere, relativamente all’interpretazione della composizione è che il fai-da-te (o “Bricolage“) era di gran lunga l’hobby preferito dell’artista teutonico! Scherzi a parte l’incisione del noto Albert Durer, dall’enigmatico titolo “Melancolia I“, è sicuramente tra le più complesse, oggetto di numerose interpretazioni, e conosciute opere del 1500 umanista. Nella composizione vediamo un angelo coronato di alloro (più simile alle rappresentazione dei geni alati come la Nike o alle muse di ellenica memoria, che agli angeli della tradizione cristiana),che siede corrucciato alla base di un “Athanor“, cioè il forno degli alchimisti, impugnando nella mano destra un compasso che formaun angolo di quaranta gradi. Alla cintola sono legate quattro chiavi (il quattro è il numero che domina la composizione essendo presente in molti degli oggetti raffigurati nell’incisione), come quattro sono le dita visibili della mano sinistra sulla quale poggia la testa pensierosa. Quattro ancora sono i chiodi in basso a destra. Tra questi uno è separato (come nel caso delle quattro chiavi di cuisolo una su quattro è quella visibile per intera) e vista la presenza del braciere ardente cioè il crogiolo degli alchimisti, riconoscibile dietro il parallelepipedo sul margine sinistro dell’incisione, l’uno di quattro sembra alludere alla prima delle quattro fasi alchemiche necessarie per sintetizzare la “pietra filosofale“. Tale fase prima è detta: “Nigredo“, “Melanosi” o “Opus Nigra”.Facendo un rapido excursus nel pensiero rinascimentale scopriamo che la “Nigredo” corrisponde ad uno dei quattro “umori” che determinano uno dei quattro “temperamenti” dell’uomo: la Malinconia o”Umor nero“. L’ “opus nigra” è l’espressione ripresa nel titolo del famoso romanzo di Margrite Yourcenar “Opera al nero” che hacome personaggio principale un medico, alchimista e filosofo di nome Zenone. L’ “Umor nero” è la caratteristica fondamentale dell’uomo così detto “Saturnino“, cioè “melancolico” (malinconico), rabbuiato (gli altri umori sono il Flemmatico, il Collerico e il Sanguigno), ecco spiegato il perché del così strano titolo che possiamo osservare in un cartiglio in alto a sinistra sorretto da un pipistrello, animale notturno che simboleggia la sventura. Secondo la tesi sostenuta dal noto critico d’arte Erwin Panofsky, l’aggiunta al titolo “Melancolia” della numerazione “1″, sarebbe riconducibile ad una scala valoriale da 1 a 3 con la quale venivano,durante il rinascimento, classificate le differenti tipologie d’influsso di Saturno ed i suoi effetti sulla persona “melancolica”: alla prima corrisponde la connotazione più marcatamente negativa dell’ascendente saturnino. Ma tornando alle fasi o operazioni alchemiche, comunemente stabilite in numero di quattro, ad ognuna di esse corrisponde anche un colore ed un momento della giornata: alla prima la “Nigredo”,corrisponde il nero e la notte, alla seconda l’ “Albedo” il bianco e l’alba, alla terza “Citrinitas” il giallo e il meriggio, ed infine alla quarta detta “Rubedo” il rosso e l’oro del tramonto. La composizione di Durer è infatti ambientata negli attimi che precedono la notte, riconoscibile nel sole calante che si intravede in alto a sinistra; la notte che come abbiamo visto simboleggia la prima fase dell’Opus alchemico. Anche la meridiana sopra la clessidra indica le sette ore della notte (nelle quale si svolgerebbe stando aglialchimisti il processo della “Nigredo” cioè della decomposizione della materia) che vanno dalle nove (VIIII) alle quattro (IIII).Caratterizzata dall’ombra e anche il resto della composizione, dove quasi completamente al buio sono le due figure dell’angelo e del putto. Più che dal sole, detto “Sol Niger” (relegato in lontananza nell’atto di immergersi nel mare e perciò eclissarsi per far spazio all’oscurità), la scena è debolmente illuminata da una luce proveniente dalla destra dell’ incisione, che rischiara la gamba sinistra dell’angelo, celata dal complesso drappeggio del vestito, ed inoltre la sfera (il cerchio e la sfera simboleggiano il caos primigenio presente in natura), e poco più su il vecchio cane acciambellato in modo da sembrare un uroboro (bracciale di bronzo raffigurante un serpente nell’atto di mordersi la coda, il quale simboleggia l’eterna rinascita). Oggetto dell’operazione alchemica è il poliedro, su cui è fisso lo sguardo corruciato dell’angelo.Albert DurerQuesto si compone di quattro facce visibili: tre pentagoni (chiaro riferimento al pentalfa) e un triangolo equilatero, simbolo della perfezione, per un totaledi 18 angoli visibili. Meritevole del nostro interesse è ancora la scala che si intravede tra poliedro e il putto: essa è composta di sette pioli che alludono alle sette operazioni in cui si sostanzia la prima fase dell’opus (nonchè alle sette ore indicate dalla meridiana), ed inoltre essa simboleggia ilpercorso d’ascensione dell’alchimista dal piano terreno al piano invisibile ultraterreno. Dei sette pioli (sette è un numero magico),quattro sono ben visibili, mentre tre sono del tutto celati; questo all’apparenza insignificante particolare ha grande valenza simbolica,infatti secondo la cabala (il cui studio era, specie in passato, strettamente collegato a quello dell’Alchimia) tre è il numero che identifica il piano invisibile divino, mentre al quattro corrisponde il piano terreno, umano e visibile. Tra il terzo (tre sono gli elementi principali in alchimia: il Mercurio, lo Zolfo ed il Sale) ed il quarto (le quattro operazioni alchemiche in cui si sostanzia la trasmutazione della materia in materia filosofale) piolo della scala, possiamo vedere unacittà che si protende verso li mare, rischiarata dal”Sol Niger”; certo è il riferimento all’opera di Platone, “La Repubblica“, nella quale si parla di una cittàideale. Ad essa si ispira anche l’opera del noto umanista e ,come Durer neoplatonico, Tommaso Moro dal titolo “L’Utopia” (la prima edizione di “Utopia” fu di soli due anni successiva essendo del 1516 all’incisione del Durer risalente al 1514) che conobbe unarapidissima diffusione nel Vecchio mondo (si potrebbe pensare per la somiglianza del titolo e per il comune interesse per il tema della città ideale, anche al testo di un’altro noto umanista, Tommaso Campanella, che scrisse nel 1602 “La Città del Sole”). Infinel’arcobaleno che sovrasta il sole e che inscrive la città ideale, ci rimanda alla “cauda pavonis”, ed anche il Quadrato magico, detto di Giove, ben in vista tra la campana che risuona alla fine dell’opus nigra e l’ala sinistra dell’angelo. Sia l’arcobaleno che il quadrato sono entrambi segni augurali di positiva riuscita e di auspicato passaggio dalla Nigredo, alla seconda fase dell’opus alchemico,”l’Albedo”, quest’ultima sotto il positivo influsso di Giove. In ultimo, si potrebbe essere portati a credere che l’angelo, i chiodi,la scala, la tenaglia e le chiavi, siano simboli che simboleggiano la morte fisica e la resurrezione in cielo di Gesù Cristo, (il riformatore Lutero a tal proposito credeva che la  trasmutazione della materia fisica in materia spirituale o “filosofica”,obbiettivo delle operazioni alchemiche, fosse una metafora della Passione -Nigredo- e dell’Ascesa -Rubedo- del Messia alParadiso, ponendosi così in aperto contrasto con la Chiesa cattolica che ne proibì espressamente lo studio) ma in questo caso i chiodi sarebbero stati tre e non quattro, l’angelo sarebbe stato raffigurato con dietro il capo una aureola luminosa e non coronato d’alloro. Anche l’espressione corrucciata dell’androgino alato raffigurato dal Durer, non si confà alle comuni rappresentazionireligiose cui siamo abituati, dove spiriti superiori sono ritratti con visi distesi, in estatica contemplazione della realtà trascendente.Albert Durer

Il Quadrato magico di Giove
Cabala ed Alchimia quindi erano gemelle eterozigoti. Il quadrato di Giove, come già anticipato, ha la funzione di mitigare, esorcizzare,gli effetti nefasti, quali la malinconia, propri dell’influsso di Saturno i qualisi riverberano nel viso dell’angelo, e che rappresentano la fase della Nigredo. Nell’ultima serie vericale troviamo scritto nella secondae nella terza casella: 15-14, cioè 1514, anno in cui l’incisione venne realizzata dal maestro tedesco. Il quadrato è formato da 4×4 (i numeri vanno in progressione da 1 a 16) caselle, la cui costante magica risultante dalla somma dei 4 angoli, oppure di ogni fila verticale o orizzontale, oppure di ognuna delle diagonali,ed ancora dei quattro numeri centrali, ecc, da sempre come risultato 34. Il tre nella tradizione cabalistica rappresenta la lettera ebraica Gimel, mentre il quattro ho pensato rimandasse al Tetragrammaton (I-H-V-H) cabalistico, cioè ai nomi di Dio composti da appunto quattro lettere. Mediante il metodo Gematrico (numerologia cabalistica) ho cercato un eventuale significato ai numeri che compongono il quadrato di Giove, tentando di rinvenire parole in greco antico o ebraico di senso compiuto. E’opportuno aggiungere che la Gematria è un “metodo”applicabile alle sole lingue “isopsefiche“, dove ad ogni lettera dell’alfabeto corrisponde un relativo valore numerico.Alla lettera Alef corrisponde il numero uno, alla Beth il due, ecc. Procedendo ad contrario ad ogni numero ho quindi attribuito il suo corrispettivo nell’afabeto ebraico nonché in quello greco antico. Iniziando nell’opera di significazione della progressione numerica del quadrato dal greco antico, l’unica parola di senso compiuto ottenuta è quella derivata dalla progressione 4-15-14-1 dell’ulima fila orizzontale, traducibile con la parola “Doxa“, i cui significati sono:1) apparenza, 2) fama, 3) gloria, 4) giudizio. Tale parola, appare essere un riferimento agli attributi di Giove, il più potente tra gli dei dell’Olimpo, che all’occorenza sapeva cambiare sembiante -apparenza- per circuire le più belle tra le mortali. Perl’ebraico, procedendo per tentativi, si è notato che poche volte le quattro lettere lette nella stessa sequenza proposta dalquadrato, da sinistra verso destra come si legge la lingua di Israele, formavano parole di senso compiuto, con una sola eccezione.Avvalendomi del contributo fondamentale di un conoscitore di tale antichissimo idioma, abbiamo scoperto che sillabando l’ultima fila verticale letta dal basso verso l’alto, nell’ordine: 1-12-8-13, si ottiene ” ‘AL-CH-M“; cioè pronunciando nell’ordine testè citato le corrispondenti lettere: Alef(1)-Lamed(12)-Khet(8)-Mem(13), otteniamo un suono molto simile a quello della parola tedesca “Alchimie”. Forse si tratta di un caso o di una forzatura, o forse no, sta di fatto che quei quattro numeri sono obbligati affinchè riesca sempre in ogni rigo il giochino della somma che da come risultato 34. Provo a spiegarmi meglio: 1) leggiamo i numeri da sinistra verso destra perchè cosìsi legge un testo anche in ebraico (la lingua ab origine della cabala), 2) l’ultimo numero di ogni fila orizzontale è il risultato della somma dei primi tre numeri meno il 34 del numero magico (è quindi un numero che chiameremo “obbligato”), 3) eliminata l’ultima lettera da ogni fila orizzontale,essendo la Nigredo la prima fase, e la Alef la prima lettera dell’alfabeto, per similitudine, siamo partiti dalla decriptazione della sequenza dal basso piuttosto che dall’alto. Arrivati a questo punto, risulta appropriato supporre che anche la sequenza scelta dall’artista-alchimista-cabalista Durer per la composizione del quadrato, non sia casuale. Giocando con gli stessi numeri da uno a sedici, infatti il numero di combinazioni numeriche possibili per costruire un quadrato 4X4 è numerosissimo. In ultima ratio quello presente sull’incisione “Melancolia 1″ sembra volerci dire: ” Durer (il 4, Dalet corrisponde anche alla lettera “D”), 1514, Albert (1-Alef-”A”) alchimista“. Si tratta solo di una casualità? A voi l’ “Ardua sentenza”.

Bibliografia:
-”Nati sotto Saturno”, Einaudi tascabile, Rudolf e Margot Wittkower;
-”Arte ed Alchimia”, collana Art Dossier, Giunti Editori, Maurizio Calvesi;
-”Simboli segreti”,lo Scarabeo editore, John Michael Greer.

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