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Marrakech: magnetismo arabo e origini berbere. Viaggio dei sensi in Marocco

18 nov 2018 | Nessun Commento | 2.437 Visite
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Piazza-Jemaa-El-Fna1
Magnetica e seducente. Immergersi nella Medina di Marrakech e’ fare un viaggio in un luogo dove le coordinate spazio temporali lasciano il passo ad atmosfere sospese tra la tradizione araba e quella berbera, assai care agli europei, innamorati di questa città dal verde rigoglioso e dal clima mite anche in pieno inverno. Circondata dalle vette delle montagne dell’Alto Atlante, Marrakech e’ una città che pullula di vita e che ammalia per i suoi odori, suoni e colori. Cominciate la vostra visita dal cuore pulsante che da solo vale l’intero viaggio: Piazza Jemaa El Fna. Quando le luci calde del tramonto rendono ancora più rosso il colore dell’intera Medina, la piazza diventa un teatro a cielo aperto: ballerini, giocolieri, ammaestratori di scimmie, serpenti, colombe attraggono turisti e gente del posto in un rumoroso spettacolo. A pochi metri tartarughe di terra, iguane, intrugli e pozioni magiche (almeno secondo le antiche credenze popolari). Nei chioschi ambulanti, piramidi di arance da spremuta e uova si alternano ad arrosti di carne e di pesce ed a pentoloni di lumache e zuppe: un immenso ristorante a cielo aperto. I profumi di cumino, zafferano e cannella la fanno da padrone anche se il vero trionfo di queste assolute tipicità marocchine è nell’omonima Piazza delle Spezie. Grandi ceste in vimini contengono ogni tipo di erba, polvere, olio. Le si possono ammirare dall’alto della terrazza del Café Epices, magari dinanzi al caratteristico (e piccantissimo) caffè alle spezie (anche se noi abbiamo preferito il te’ cinese alla menta, bevanda nazionale onnipresente).

La città, il cui nome è la versione antica di “Marocco”, secondo la tradizione fu fondata da un tuareg che qui pianto’ la propria tenda e che, gettando i noccioli dei datteri attorno, fece fiorire un intero palmeto. Tra i monumenti più interessanti, certamente lo splendido minareto della Koutubia (alto 77 mt e modello per le Giralda di Siviglia e la torre Hassan di Rabat) da dove il muezzin per cinque volte al giorno, dall’alba al tramonto, chiama i fedeli musulmani alla preghiera, dando il via a tutti i richiami delle altre moschee. Momenti suggestivi durante i quali le strade si svuotano ed il silenzio ha la meglio sul consueto trambusto. Non fatevi illusioni, però: in Marocco (unico Paese musulmano con questa limitazione), a causa delle scorribande della legione straniera ai tempi del protettorato francese, l’accesso alle moschee e’ vietato ai non musulmani.

Riad-Alnadine1
Con i suoi 35 milioni di abitanti in un Paese 2 volte e mezzo più grande dell’Italia e con una media di 4 figli a famiglia, il Marocco ha una lunga tradizione di ospitalità. Si comincio’ ad offrire ristoro alle carovane nei labirintici suk (4 km quadrati ed 11mila botteghe) la parte più antica della città, dove oggi artigiani e commercianti offrono la propria mercanzia dopo estenuanti trattative sul prezzo, sotto l’occhio vigile delle fotografie del Re (che ha dato più diritti alle donne ma non ha ancora eliminato la pena capitale per i reati contro lo Stato). Da non perdere la zona dei fabbri, a forte predominanza di etnia africana (da qui passava la strada dell’oro che terminava a Tumbuktu in Mali), deportata qui in schiavitù mille anni fa: un tripudio di lampade in stile andaluso (importato dai seferditi cacciati da Granada), chiavi, serrature, griglie in botteghe strapiene di qualsivoglia aggeggio in ferro. Nella raccolta Piazza Ferblantiers si possono invece ammirare sapienti artigiani che lavorano la latta, trasformandola in qualsivoglia oggetto per la casa. Colorati e profumatissimi i suk di olive e limoni, frutta secca e dolciumi dalle varietà più disparate, e quelli di tessuti variopinti (seta vegetale in primis), dei gioielli e della pelletteria. Un passeggiata in questo luogo senza tempo può anche essere l’occasione buona per assaggiare una delle tante prelibatezze locali (in prevalenza dolci, sarà per questo che la prima patologia nazionale è il diabete) per pochi dirham (sempre meglio cambiare gli euro da subito).

Se tanto assortimento vi confonde, affacciatevi al negozio “Anamil” in rue Azbezt 48. Ceramiche, tessuti, dipinti e fotografie tipicamente marocchini, pezzi unici realizzati dalle sapienti mani degli artigiani locali. Se invece la vostra passione e’ la cura del corpo non lasciatevi sfuggire l’olio d’Argan, ricavato dalla premitura di olive essiccate e famoso per le proprietà idratanti. Da comprare, con specie e tinture naturali, rigorosamente in farmacia certificate. Provate anche un hamman: il tepore e gli scrub naturali vi rimetteranno a nuovo.

Lampade-andaluse1
A maggior ragione perché le moschee sono off limits per i non musulmani, non si perda l’occasione di visitare la scuola coranica Medraza Ben Youssef. Costruita nel 1570, poteva accogliere fino a 300 studenti in celle degne di una prigione. E’ un meraviglioso esempio dell’apice raggiunto dell’architettura arabo-andalusa. La raffinata decorazione e’ ovunque: pavimenti di maioliche, soffitti con stucchi cesellati, mosaici di zellij, architravi in legno di cedro. Accedendo alla Casba attraverso l’imponente Bab Mansour (mastodontica porta di una pietra grigio bluastro, chiamata “dell’ariete senza corna” dopo il crollo delle due torri che la fiancheggiavano, ed ora scelta dalle cicogne per i loro grandi nidi) si arriva alle Tombe Sadiane, nel giardino (visitabile) della bella moschea di El Mansour. Sono qui sepolti i reali ed i loro familiari, tra marmi, stucchi, pannelli intarsiati e tegole smaltate. Un’oasi di pace tra alberi di arance e gelsomini profumati.

Per chi vuole vivere il Marocco tradizionale, quello delle Medine polverose ed autentiche, non c’è posto migliore dove soggiornare di un “riad” o di un “dar“. In arabo significano rispettivamente “giardino” e “casa” ma ormai vengono usate indifferentemente per indicare le case tradizionali costruite attorno a cortili interni. Anche nell’architettura (come per le donne) si ritrova l’assenza di ostentazione: la bellezza e’ riservata a pochi, a beneficio di immaginazione e curiosità.

Koutoubia66
E’ il caso dell’elegante Riad Analdine, ristrutturato e gestito dai francesi Alain e Nadine, originari di Le Mans, con un gusto sobrio ed elegante, nei toni del grigio e del beige. Le sei stanze, spaziose e decorate con oggetti marocchini acquistati durante i tanti viaggi in Marocco, si affacciano sulla piscina al centro del cortile. Porte e finestre sono decorate da battenti in legno finemente intarsiato e da chiusure in ferro battuto. La sera le luci soffuse creano un’atmosfera magica, da godere davanti ad un te’ caldo in compagnia dei padroni di casa, sempre generosi di sorrisi ed utili consigli. Il portone in ferro battuto originario dell’edificio fa bella mostra di sé sul terrazzo dove, se il clima lo permette, vi consigliamo di fare colazione (Nadine prepara ogni giorno delizie diverse: pancake, omelette, yogurt, marmellate, spremute, etc.). Basta spingere lo sguardo intorno per scorgere, oltre i tetti delle case intorno, i monti innevati dell’Atlante. Un luogo dove è facile sentirsi a casa, coccolati e viziati, perfetto (anche ma non solo) per le famiglie. www.riadalnadine.com

La nostra selezione continua con il Riad Azoulay sotto la direzione di due imprenditori veneti, che nel 2009 hanno rimesso a nuovo una delle prime case censite a Marrakech e di proprietà dell’omonima famiglia ebrea ancora molto vicina alla casa reale. In questo Riad arioso (merito degli arredi in legno decapato), un hamman ed una sala massaggi dove ritemprarsi dopo una giornata di escursioni, un salone con camino, nove stanze e due suite arredate con tessuti pregiati ed oggetti di modernariato. A breve diventerà un Art Hotel dove esporranno artisti e creativi di tutto il mondo. Splendido terrazzo dove assaggiare sotto le stelle (non prima di essersi bagnati le mani con l’acqua di rose) il tradizionale tajine (pollo con patate e limoni) o le pastillas di verdure. www.riad-azoulay.com

Atmosfera soffusa anche nel Riad Boussa, inaugurato 7 anni fa dalla francese Brigitte. Cromaticamente incentrato sulle tonalità del rosso, offre quattro stanze affacciate sul cortile arredato da divani e cuscini, petali di rose e lampade, ed abitato da Minette e Omaley, i due gatti della casa. La musica lounge di sottofondo e l’assenza (per policy aziendale) di bambini, lo rendono un luogo intimo e silenzioso, perfetto per coppie alla ricerca di una soggiorno romantico. Pale, olivi e cactus primeggiano sulla terrazza dove cenare a base di una delicatissima zuppa di zucchine e di pane fritto alle erbe, annaffiato con vino grigio marocchino. www.riadboussa.com

Interessante anche la zona nuova della città (Gueliz) solcata dall’avenue Mohammed V (lunga 3 km) e dove si susseguono alberghi delle più famose catene internazionali, resort con campi da golf e palmeti, ristoranti esclusivi e locali notturni. A Nord est, il Giardino Majorelle, atelier dell’omonimo pittore, restaurato dagli stilisti Yves Saint Laurent (che qui volle fossero disperse le sue ceneri nel 2008) e Pierre Berge’ e caratterizzato da un blu malva ribattezzato “blu Majorelle”. Il giardino e’ un luogo pieno di poesia: cactus, piante grasse, bouganville, bambù , laghetto, pergolati e grandi giare colorate. All’interno un piccolo museo di arte berbera ed un caffè-ristorante immerso nella natura. Una boccata d’ossigeno e silenzio dal caos rumoroso della Medina.

Foto di Victor Liotine

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