Di: Michele Traversa
“L’infanzia e il sogno. Il cinema di Fellini” il tributo di Iarussi al grande regista
Da qualche giorno è uscito in tutte le librerie d’Italia, l’ultima fatica letteraria del critico cinematografico Oscar Iarussi nato dal ricordo autobiografico con il regista riminese vincitore di ben cinque oscar, Federico Fellini. Il libro si intitola “L’infanzia e il sogno. Il cinema di Fellini” (Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo 2009, pp. 174, € 11,50), ne anticipiamo qui di seguito la prefazione che l’autore ci ha gentilmente concesso.
Fellini anticipa la nostra condizione postmoderna, senza tuttavia compiacersi della “debolezza” di pensiero che molti le attribuiscono e coltivano. E lo fa d’istinto, di cuore, grazie al suo onnivoro desiderio di conoscere, palpare, smontare il giocattolo della vita, toccare con mano un oggetto, una forma, un´idea e lasciarli cadere, così, per vedere l’effetto che fa. Per prendere le distanze tra il sopra e il sotto, scoprire la vertiginosa bellezza dell´ignoto nel noto. Le sue visioni non scaturiscono dal reale o dal presente, tanto meno dal “visibile”, ma dalla memoria, dalla fantasia, e dall´”invisibile”, che si stagliano all´improvviso nella notte. Dal buio, la luce.
Come le apparizioni del piccolo pifferaio salvifico in 8 ½ o del favoloso Rex in Amarcord. L´autore riminese vincitore di cinque premi Oscar, pur coltissimo, non è un intellettuale. È qualcosa di più: un principe degli affetti, bravissimo a percepire prima che a razionalizzare, a concretare in pellicola i sogni e gli incubi che ne cullano e tormentano il genio. Federico Fellini scommette sul sorriso del bambino: è il personale rimedio contro la malinconia del vivere ed è un antidoto ai tragici passaggi del `900 (il fascismo, la guerra, il malessere celato nella stagione del boom).
A cinquant´anni dallo shock epocale di La dolce vita, il suo cinema continua ad annoverare tantissimi ammiratori, eppure è privo di eredi, giacché inimitabile e irripetibile. Piuttosto, è un cinema in cerca di fratelli che trova o ritrova sotto il segno gioioso, ma anche amaro, di un´infanzia “eterna”. È questo il taglio saggistico adottato per rivisitare la filmografia felliniana in un orizzonte culturale più largo dello schermo e nell´analisi dettagliata di alcune sequenze esemplari. Fellini è qui sottratto all´equivoco del maestro fastoso, enfatico, “barocco”, e viene in luce per la sobrietà poetica, la stilizzazione simbolica del mondo, le ardite decostruzioni narrative e linguistiche.
Il libro, prendendo le mosse dal ricordo autobiografico di un “magico” incontro con Fellini, non nasconde il debito d´amore verso il regista che, come pochi altri, è un sinonimo di Cinema.
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per le prossime edizioni prendiamo una foto migliore di Oscar! In questa è di dieci chili sopra e 10 anni di meno! adesso è un uomo così fascinoso!
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