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Leonida Bissolati socialista non rivoluzionario

9 ago 2017 | Nessun Comento | 142 Visite
Di:

foto-17Leonida Bissolati, nato Leonida Bergamaschi a Cremona il 20 febbraio 1857 è stato uno dei fondatori del Partito Socialista Riformista Italiano.
Fu uno dei più importanti dirigenti del movimento socialista italiano a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. Figlio naturale, venne poi adottato all’età di 18 anni da Stefano Bissolati, che gli diede il suo cognome. Il padre adottivo aveva rinunciato alla veste talare a 37 anni, divenendo successivamente direttore della biblioteca comunale di Cremona.
Leonida Bissolati si laureò in legge a vent’anni all’Università di Bologna. Nella sua città natale esercitò la professione di avvocato, pubblicando anche numerosi articoli su riviste e quotidiani.
Dal 1880 fu eletto per 18 anni consigliere comunale a Cremona, inizialmente nelle file dei radicali, per poi aderire al PSI prima e poi al PSRI. Rivestì incarichi all’Assessorato all’istruzione.
Tra il 1889 e il 1895 organizzò le agitazioni contadine e le lotte sociali per ottenere migliori condizioni di vita nelle campagne. Nel 1889 fondò «L’eco del popolo», che successivamente divenne l’organo locale del Partito Socialista Italiano e pubblicò una parziale traduzione del Manifesto di Marx ed Engels.
Nel 1896 divenne direttore dell’ Avanti, organo ufficiale del Partito. Nel nuovo giornale, nell’editoriale inaugurale ne tracciò un manifesto politico-ideale identitario, lanciando una sfida all’ordine costituito. Rivolgendosi direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell’Interno dell’epoca Antonio Starabba Marchese di Rudinì, che aveva ammonito i dirigenti e gli iscritti al neonato PSI con l’intimazione: “di qui non si passa”, Bissolati rispose, con un titolo che passerà nella storia del socialismo e del giornalismo, “di qui si passa”, manifestando la fede e la certezza “scientifica” nell’affermazione delle ragioni dei socialisti e nella conquista del potere da parte dei lavoratori. Si dimise dall’incarico nel 1903, per poi accettare nuovamente la direzione del quotidiano, tra il 1908 ed il 1910.
Alle elezioni politiche del 1895 si candidò come deputato e vinse al ballottaggio contro il candidato del partito conservatore Alessandro Anselmi, ma l’elezione fu in seguito annullata dalla Giunta delle Elezioni. Nel 1897 si ripresentò nello stesso collegio e vinse al primo turno sempre contro lo stesso Anselmi.
Nel febbraio del 1912, la sua mancata opposizione alla Guerra di Libia provocò le sue dimissioni da Parlamentare e gli valse accuse di “sciovinismo” da parte di Lenin. Cinque mesi più tardi fu espulso dal Partito Socialista Italiano. Infatti, nell Congresso del PSI tenutosi a Reggio Emilia fu approvata la mozione presentata dall’ala Massimalista capeggiata da Benito Mussolini che prevedeva l’incompatibilità tra iscrizione al PSI ed iscrizione alla Massoneria della quale Bissolati faceva convintamente parte. Nel successivo Congresso di Ancona del 1914 fu stabilita, sempre su mozione di Benito Mussolini l’espulsione dei Massoni.
Bissolati non rinunciò tuttavia all’attività politica, concorrendo alla fondazione del Partito Socialista Riformista Italiano insieme a Ivanoe Bonomi e Angiolo Cabrini e tanti altri Riformisti come Alberto Beneduce.
Il 1º novembre 1917 divenne ministro dell’Assistenza Militare e Pensioni di Guerra del Governo Boselli e del successivo Governo presieduto da Vittorio Emanuele Orlando. In questo ruolo ebbe contatti diretti con i generali italiani impegnati sul fronte della prima Guerra Mondiale e con il Re in persona.
Alla fine del conflitto concordò le nuove linee di frontiera in accordo coi princìpi della Società delle Nazioni, ma i contrasti che ne derivarono lo spinsero a dimettersi dal governo il 28 dicembre 1918.
Le sue dimissioni suscitarono dubbi e perplessità negli ambienti vicini a Bissolati e furono messe in relazione a presunti contrasti sorti con l’altro esponente riformista Ivanoe Bonomi.

In occasione delle elezioni politiche del 1919, che si tennero in novembre, Bissolati risultò nuovamente eletto nel suo collegio di Cremona.
Il 1º maggio 1920 venne posta la prima pietra della nuova sede milanese dell’Avanti! sancì il riavvicinamento del PSI ed del suo quotidiano all’antico Direttore.

Leonida Bissolati morì a Roma il 6 maggio 1920 per un’infezione post-operatoria.
È sepolto a Roma nel Cimitero del Verano.

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