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L’affascinante Monologo in musica del piano di Kekko Fornarelli risuona delle sale del Castello Svevo

6 nov 2018 | Nessun Commento | 248 Visite
Di:

kekko fornarelliUn viaggio, un’esplorazione, un percorso, soprattutto mentale, in cui il raggiungimento delle tappe programmate, bensì siano queste ultime perfettamente definite e finite, non diviene mai definitivo, con ogni meta che, lungi dall’essere punto di arrivo, diviene sempre trampolino per nuovi esaltanti voli. Probabilmente è questa l’immagine più giusta da utilizzare per tentare di spiegare l’evoluzione di taluni artisti, impegnati, per loro stessa innata indole, in una perpetua mutazione, in una infinita trasformazione, che, tuttavia, non si sposa con la negazione, e tantomeno con il rinnegamento, di un passato che diviene un prezioso fardello, uno scrigno da cui estrarre, a piacimento, luminose schegge di vita, riproponendole al pubblico nel tentativo di trasmetterne le emozioni e le suggestioni, rendendole nuovamente pulsanti, reali, vive.

Kekko Fornarelli, ad esempio, non è già da tempo il musicista che nel 2005 registrò il suo primo lavoro discografico “Circular thought”, e non è stata solo la sua tecnica pianistica ad affinarsi e mutare col passare del tempo, ma sono state soprattutto le sue capacità autoriali a trasformarsi e modificarsi, conducendolo verso lidi per lo più inesplorati, come testimonia anche l’ultimo suo strabiliante progetto musicale “Shine” nato con l’apporto della splendida voce di Roberto Cherillo, ed esortandolo ad andare avanti in quella direzione, tanto è vero che, come lui stesso ammette, non si confrontava con il piano solo da più di tre anni; ma se, come dice Baricco, “un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte”, l’occasione per tornare sui propri passi si è materializzata nell’invito del Bari Music Week, rassegna tenutasi nei giorni scorsi nel nostro capoluogo, che ha fortemente voluto affidare la sua chiusura ad un concerto solitario di Fornarelli intitolato “Monologue”. Nella sala del nostro Castello Svevo, affollata come non mai, a riprova della possibile sconfitta del fantomatico “nemo propheta in patria” quando si scontra con il talento puro, Fornarelli ha offerto una performance di sicuro impatto, in cui, presentandosi nudo, senza le diavolerie elettroniche che, di solito, si porta dietro, ha riproposto brani del suo già vasto repertorio, quali “Don’t hide”, “Drawing motion”, “Night lights”, tra cui spuntavano anche due affascinanti versioni di “Kiss from a rose” di Seal e della splendida “Serenade for the renegade”, nata dal genio del mai abbastanza compianto Esbjorn Svensson. Abbandonarsi al racconto di questo viaggio musicale, senza dubbio ancora in divenire, di questi versi poetici composti solo da note, seguirne i percorsi, le rotte, i voli, ci ha dato quasi l’impressione di essere parte di quell’esistenza, di poter anche noi conoscere non solo ogni meravigliosa recondita armonia, a volte semplicissime, a volte indecifrabili, ma anche ogni inespresso silenzio di un cammino iniziatico, il suo, che, pur avendo già ricoperto enormi distanze, è appena al principio.

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